È appena stata annunciata la vincitrice di questa edizione del premio illy Present Future, storico premio in denaro di Artissima sostenuto da illycaffè dal 2001 e attribuito da una giuria internazionale a un artista di Present Future, la sezione della fiera dedicata alle monografiche di artisti emergenti: Cally Spooner (1983, Ascott), presentata dalle gallerie GB Agency di Parigi e Zero… di Milano, è l’artista premiata da una giuria composta da Mary Ceruti, Carolyn Christov-Bakargiev e Luigi Fassi, con l’opera Soundtrack for a Troubled time (2017).

Dopo 17 anni di premiazioni, tracciare oggi un quadro fedele e approfondito della storia del premio è un’operazione che pone alcune criticità, in primo luogo perché, soprattutto per le prime edizioni, le notizie reperibili online sono pressoché vaghe, e in secondo luogo poiché, più in generale, solitamente la memoria storica di eventi come le premiazioni è per lo più demandata a comunicati stampa che poco o nulla aggiungono alle informazioni standard diffuse attraverso i media. Per tali ragioni, sistematizzare il corpus inorganico delle informazioni reperite in rete potrà essere d’aiuto soprattutto agli addetti ai lavori che in futuro vorranno studiare il caso preso in esame, mentre per un pubblico generale di appassionati potrà costituire un’operazione per ricordare gli artisti e le ricerche premiate a Torino in un arco di più di quindici anni.

 

– 2001

Giunta alla sua ottava edizione, Artissima, nella nuova sede di Torino Esposizioni, inaugura Present Future, riconfermando la sua storica vocazione curatoriale: all’interno del contesto fieristico viene presentata una mostra dedicata a 12 artisti under 35 presentati dai curatori Gianfranco Maraniello, Luca Cerizza e Luca Beatrice. A una giuria di collezionisti invitati a Torino è affidato il compito di scegliere un artista, tra quelli presentati, a cui destinare una somma in denaro di 10.000 € messa in palio da illycaffè e la possibilità di presentare un progetto per la realizzazione di una linea di ‘tazzine d’artista’ firmata illy Art Collection. Questa la formula standard che fino al 2012 si attesterà negli anni a venire per il Premio illy Present Future. Vincitore della prima edizione è il fotografo Shizuka Yokomizo (Tokyo, 1966), all’epoca giunto con due personali a Tokyo (Wako Works of Art e Taka Ishii Gallery) e due a Londra (di cui una presso The Approach Gallery). Dagli archivi non è possibile risalire all’opera vincitrice, ma nel suo sito è possibile vedere alcune delle fotografie che ha realizzato. Oggi l’artista, che ha esposto in Giappone, Stati Uniti e Regno Unito, vive e lavora a Londra.

 

– 2002

L’anno successivo, in concomitanza con la presentazione delle “tazzine d’artista” firmate da Yokomizo, viene annunciato il secondo vincitore del premio: sui 15 artisti presentati quest’anno da 15 gallerie ha la meglio il pittore Padraig Timoney (Derry, 1968), presentato dalla Raucci/Santamaria di Napoli. Laureato alla Goldsmiths nel 1991 e tra i curatori della Biennale di Liverpool nel ’99, l’artista irlandese si fa notare per la varietà dei suoi stili espressa dall’utilizzo, oltre alla pittura, di diversi media, quali la fotografia e l’installazione. Dopo una serie di personali e collettive in gallerie statunitensi, inglesi e nella galleria italiana che lo ha rappresentato, lo vediamo ritornare in Italia con una personale all’interno di un’istituzione: nel 2014 lo presenterà Alessandro Rabottini nella sua mostra A lu tiempo de, presso il MADRE di Napoli: «L’universo visivo di Timoney è un campo d’indagine radicalmente eclettico, perfino disorientante ma in ultima analisi coerente. La diversità che caratterizza la sua strategia artistica corrisponde a una critica serrata al concetto di ‘stile’ inteso come fattore unificante dell’esperienza, con il risultato di trasformare ogni singola opera in un momento unico e irripetibile di conoscenza estetica e intellettuale» (dal comunicato stampa della mostra).

– 2003

Nel 2003 una giuria composta da 150 collezionisti internazionali invitati a visitare la fiera premia Phil Collins (Runcorn, 1970), annunciato dal vincitore della precedente edizione. La sua opera prima è intitolata How To Make A Refugee, un corto di 11 minuti sui campi profughi macedoni durante la Guerra del Kosovo, esposta per la prima volta a Manifesta 3 (Ljubljana, Slovenia, 2000). Il video si focalizza sulla manipolazione, da parte dei media, degli eventi storici a puro scopo sensazionalistico: un gruppo di fotoreporter dà una serie di indicazioni a una famiglia di vittime di guerra per presentare al mondo una precisa fisionomia spettacolarizzata dell’orrore. Candidato al Turner Prize nel 2006, il videoartista ha esposto in numerose personali e collettive internazionali. La sua ricerca è ancora oggi orientata sulle zone di conflitto e su come i media raccontino fatti ed eventi storici. Vive e lavora a Berlino.

 

– 2004

Nel 2004 è un italiano, il pittore Manuele Cerutti (Torino, 1976), presentato dalla Galleria Estro di Padova, ad aggiudicarsi il premio. Collaboratore di Progetto Diogene, i suoi lavori verranno esposti all’interno di importanti istituzioni in Italia (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e GAM) e Regno Unito (The Italian Cultural Institute, Londra).

 

– 2005

A partire dal 2005 è un board di curatori internazionali a decretare, a fine rassegna, il vincitore del premio. La giuria è composta da Patrick Charpenel, Emma Dexter, Massimiliano Gioni, Heike Munder e Rochelle Steiner. Il vincitore di questa edizione è Michael Beutler (Oldenburg, 1976), che nello stesso anno partecipa anche a Frieze Art Fair e 3 anni dopo, nel 2008, viene ripresentato ad Artissima dalla Galleria Franco Soffiatino, con un’installazione che ripensa lo spazio della fiera in modo ‘non funzionale’.

– 2006

Sergio Prego (San Sebastián, 1969) è il vincitore della sesta edizione del premio, annunciato da Marcella Beccaria, curatrice del Castello di Rivoli, e rappresentato dalla galleria Soledad Lorenzo di Madrid e da Lehmann Maupin di New York. In Italia il suo lavoro era già stato presentato, nel 2005, nella project room di Palazzo delle Papesse – Centro Arte Contemporanea, con un’installazione site-specific, mentre nel 2003 alla mostra Absolut Generations per la sezione ‘Extra 50’ della 50ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. L’opera vincitrice ad Artissima è 10° to 0°, una videoinstallazione che presenta una rivisitazione di una scena tratta dal film Solaris di Andrei Tarkovskij.

– 2007

Patricia Esquivas (Caracas, 1979), rappresentata dalla galleria Silverman di San Francisco, è la prima artista donna ad aggiudicarsi il premio illy Present Future, con il video Untitled – Reads Like the Paper, una serie cominciata nel 2005. La giuria, composta da Corinne Diserens, Francesco Manacorda e Susan Pfeffer, ha premiato l’artista «per il suo approccio non convenzionale a narrative personali, alludendo alla tradizione del diario filmico, aggiornato all’era del computer portatile» (dal comunicato stampa). Esquivas «utilizza la narrazione per dare nuovo significato a situazioni ed eventi filtrati attraverso il proprio particolare e personale punto di vista» (M. Moscoso, Patricia Esquivas, «BOMB Magazine»). A partire da fatti ed eventi storici, l’artista elabora delle narrazioni incentrate sul concetto di identità politica, indagando il significato e la portata di termini come ‘storia’ e ‘verità’.

– 2008

Nel 2008 il numero di artisti presentati nella sezione cresce ulteriormente: Present Future si allarga a 17 monografie di artisti nazionali e internazionali rappresentati dalle corrispettive gallerie. Accanto a una giuria composta da Eva González-Sancho, Gianni Jetzer e Rein Wolfs, un board di ben quattro curatori – Cecilia Alemanni, Micheal Ned Holte, Thibaut Verhoeven e Aurélie Voltz – lavora per ripensare e rinnovare lo spazio dedicato alla sezione, delineando una struttura espositiva simile a un’agorà in cui il visitatore è invitato «a seguire un percorso curatoriale circolare che stimola il dialogo tra gli artisti, le opere e i visitatori» (dal comunicato stampa). Present Future si trasforma quindi in un contenitore più attraente, probabilmente in relazione al successo sempre maggiore ottenuto da Artissima di edizione in edizione. Rappresentato dalla galleria Marc Foxx di Los Angeles, Mateo Tannat (1979) è il vincitore di questa edizione, premiato dall’allora direttore di Artissima, Andrea Bellini, per la sua installazione Plein Air. Oggi l’artista vive e lavora a Los Angeles.

– 2009

Quando nel 2009 Luca Francesconi (Mantova, 1979), rappresentato dalla galleria Umberto Di Marino, vince la nona edizione del premio illy Present Future, il suo curriculum vanta già 2 collettive al Palais de Tokyo e una serie di mostre curate da volti noti dell’ambiente curatoriale italiano come Luca Beatrice, Andrea Bruciati e Giacinto Di Pietrantonio. Scelto da una giuria composta da Jens Hoffmann, Hans-Ulrich Obrist e Alexis Vaillan, la sua ricerca attira l’attenzione dei giurati per le seguenti motivazioni: «Luca Francesconi ha creato in maniera sorprendente un corpo coeso di lavori. Riconosciamo nella sua opera una capacità di unire lavori indipendenti generando sottili interazioni che costituiscono uno scenario sensibile e intellettuale. Sebbene Luca Francesconi lavori tra Parigi e Milano, non è molto conosciuto nel suo paese. Il premio illy rappresenta quindi un ottimo punto di partenza e pone l’attenzione sulle sue opere, che sono in grado di offrire nuove prospettive sulla situazione critica della società dei consumi cui si riferisce» (dal comunicato stampa). Di lì a poco il suo lavoro verrà presentato alla collettiva del 2010 21 x 21. 21 artisti per il 21° secolo a cura di Francesco Bonami per Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e alla 54ª Biennale di Venezia del 2011.

– 2010

Nel 2010, anno in cui inaugura ad Artissima Back to the Future, sezione dedicata a mostre personali dei grandi pionieri dell’arte contemporanea, alcuni dei quali ingiustamente trascurati dal sistema dell’arte, una giuria composta da Ann Demeester, Richard Flood, Polly Staple e Adam Szymczyk premia la ricerca di Melanie Gilligan (Toronto, 1979). L’opera premiata, Popular Unrest, è un progetto video composto da cinque episodi di un film proiettati individualmente all’interno di uno spazio suddiviso in una serie di cabine, costruite con schermi da ufficio e divisori in plastica. Tra le motivazioni della giuria leggiamo: «L’uso inventivo del racconto e degli episodi per la costruzione di una figura complessa ma con un linguaggio accessibile al pubblico. Utilizzo inusuale del format televisivo che combina teoria accademica e intrattenimento. Capacità di citare teoria e aspetti filmici in maniera elegante, combinata a un utilizzo sottile della fantascienza per raccontare la società contemporanea. Uso dell’allegoria e della fantasia a commento di quello che stiamo vivendo oggi» (dal comunicato stampa). Ulteriori indicazioni sui contenuti dell’opera si trovano invece all’interno del comunicato stampa diffuso dalla Galleria Franco Soffiantino, che nello stesso anno propone una personale dedicata all’artista: «Popular Unrest: un’opera in più episodi ambientata in un futuro che molto assomiglia al presente, dove tutte le transizioni di scambio e le interazioni sociali sono sorvegliate da un sistema chiamato “Lo Spirito”. Una serie di omicidi inspiegabili vengono sferrati in tutto il globo e sono spesso compiuti in pubblico. Nonostante ciò mai nessun testimone vede che volto abbia realmente l’assalitore. Allo stesso modo è misterioso il fatto che, ovunque, si riuniscano gruppi di persone che non hanno nessuna relazione tra di loro. Micro-comunità che accumulano rapidamente nuovi membri, i quali improvvisamente e inspiegabilmente sentono un profondo e persistente senso di connessione gli uni con gli altri. Il film esplora un mondo in cui il sé è ridotto a una biologia fisica, direttamente soggetto ai bisogni del ‘capitale’ e del ‘sistema’. In esso, gli hotel offrono come servizio fornito in ogni stanza addetti per il riscaldamento dei letti, le persone sono multate per non aver prevenuto malattie prevedibili, cibi dietetici divorano dall’interno chi li ingerisce e i disoccupati pagano i loro debiti alla società in energia fisica» (dal comunicato stampa). Il film, ispirato al cinema di David Cronenberg e a serie televisive statunitensi come CSI, Dexter and Bones, è fruibile integralmente all’indirizzo http://popularunrest.org/.

– 2011

Rappresentata dalla galleria Jeanine Hofland di Amsterdam, Dina Danish (Parigi, 1981) è l’artista premiata da una giuria composta da Anne Ellegood, Tessa Giblin e Beatrix Ruf, con l’opera Halim: The Dark Whistling Nightingale, un video che vede protagonista il cantante egiziano Abdel Halim Hafez mentre interpreta una tragica storia d’amore e, irritato dai fischi del pubblico, all’improvviso smette di performare.

Nel 2016 l’artista è stata tra i 7 artisti selezionati per la sezione Per4m, la sezione di Artissima dedicata alle performance e inaugurata nel 2014. Danish ha presentato Ursonata Arabic, un rifacimento della famosa poesia/sonata Dada Ursonata (Sonata primordiale), messa appunto e recitata nei primi anni ’30 del ’900 da Kurt Schwitters, artista tedesco attivo in diverse correnti del suo tempo, tra cui il didaismo: «Sulla base di questa «sonata» dada, l’artista ha tradotto in lingua araba l’Ursonata mutando la pronuncia della poesia dal tedesco all’arabo. Secondo la struttura esatta del brano, Danish riscrive i segni che fungono da struttura per l’esecuzione della sonata, ma con i testi in arabo. Attraverso l’opera, l’artista continua la sua ricerca concettuale incentrata soprattutto sul linguaggio e sul concetto di errore e fraintendimento. […] Il materiale di cui si compone la sua poetica sono infatti le peculiarità linguistiche così come il ritmo delle frasi, la pronuncia delle parole e la balbuzie» (S. Squadrito, #ArtissimaLive PER4M Dina Danish, Tim Etchells, Dora Garcìa, «ATP diary»).

– 2012

Il 2012 costituisce un momento di svolta per il premio: a partire da quest’anno, infatti, l’artista premiato avrà l’opportunità di sviluppare, per l’anno successivo, un progetto espositivo monografico all’interno di un’importante istituzione artistica italiana: il Castello di Rivoli. Per la prima volta nella storia del premio la giuria – composta da Beatrice Merz, Beatrix Ruf, Gregor Muir e Andrew Berardini – premia ex aequo ben tre artisti: Vanessa Safavi (Losanna, 1980) rappresentata dalla Galleria Chert di Berlino, Santo Tolone (Como, 1979) presentato dalla galleria Limoncello di Londra, e Naufus Ramírez-Figueroa (Guatemala City, 1978) rappresentato dalla galleria Proyectos Ultravioleta di Guatemala City. L’anno successivo, in concomitanza con la nuova edizione di Artissima, viene pertanto inaugurata per la prima volta la mostra illy Present Future Award Exhibition, a cura di Beatrix Ruf, Gregor Muir e Andrew Berardini. Su tutta l’area del terzo piano del Castello, la mostra unisce in un unico percorso curatoriale i 3 artisti, «presentando opere per la maggior parte inedite e prodotte per l’occasione con un percorso appositamente studiato per mettere in dialogo i tre artisti attraverso rimandi, riprese e giustapposizioni, invadendo gli spazi in modo condiviso» (dal comunicato stampa della mostra). Indubbiamente attraverso questo progetto, che coinvolge un’istituzione artistica di portata internazionale come il Castello, il premio illy è destinato ad acquisire di qui a poco sempre maggiore prestigio all’interno della fiera.

– 2013

Un altro ex aequo caratterizza la dodicesima edizione del premio: Caroline Achaintre (Toulouse, 1969), presentata dalla galleria Arcade di Londra, e Fatma Bucak (Iskenderun, 1982), rappresentata dalla galleria Alberto Peola di Torino, sono le due vincitrici scelte da una giuria internazionale composta da Defne Ayas, Matthew Higgs, Beatrice Merz e Katharine Stout. Queste le motivazioni della giuria: «Le sculture in ceramica di Caroline Achaintre, disposte in singole unità, sono in parte giocose in parte sinistre quasi come richiami al carnevalesco e al primitivo. E in modi diversi, i lavori tessuti a muro di Achaintre fanno scontrare l’estetica del museo antropologico con il decoro modernista. Fatma Bucak ha impiegato dodici uomini anziani – sia come performer sia come pubblico – per creare una sorta di teatro improvvisato. Usando l’umorismo – che rimanda a Samuel Beckett – il suo lavoro tocca le complesse narrazioni di spazio, genere e storia in modi nuovi e inaspettati» (dal comunicato stampa). All’interno della mostra di Rivoli, Bucak presenterà l’anno successivo l’installazione sonora I must say a word about fear (2014), un lavoro nato «dalla riflessione e definizione del sentimento della paura e della sua elaborazione, attraverso pratiche di resilienza. […] Può il suono ritrarre il sentimento della paura? Può esso restituire il sentimento di un trauma individuale e collettivo? Qual è la definizione percettiva della paura? Da questi quesiti e dall’esperienza svolta in Egitto ha origine l’opera» (Marianna Vecellio, Pratiche di resilienza). Nella stessa mostra, Achaintre presenterà invece un’installazione composta da un arazzo a parete e una serie di oggetti e sculture e ceramiche allestiti in mobili disegnati dall’artista. A proposito delle opere presenti in mostra: «Si presentano come delle superfetazioni, accrezioni di natura antropomorfa, che richiamano i linguaggi organici di artisti come Louise Bourgeois e Carol Rama. Tra l’antropomorfo e il totemico le opere dell’artista sono teste, porzioni di corpo, amputazioni e brandelli offerti su display espositivi in tutta la loro contraddittoria sensualità ed erotismo» (Marianna Vecellio, Oggetti polemici).

 

– 2014

Rachel Rose (New York, 1986), rappresentata dalla galleria High Art di Parigi, è la vincitrice della quattordicesima edizione del premio, con l’opera A Minute Ago. Queste le motivazioni della giuria, composta da Lorenzo Benedetti, Gianni Jetzer e Beatrice Merz: «A fronte di un’eccellente panorama complessivo dei 20 artisti partecipanti a Present Future in termini di qualità, profondità concettuale e precisione linguistica, l’opera di Rachel Rose è emersa come la migliore interprete delle intenzioni di tutto il progetto di questa sezione di Artissima anche in ragione di una presentazione installativa sintetica, coraggiosa e fulminea. Si tratta infatti di un lavoro che unisce ricchezza tematica, capacità di combinare tra loro interpretazioni e argomenti anche rischiosi assieme a un uso della tecnica video e del linguaggio filmico sorprendentemente innovativo e contemporaneo. In tal senso l’opera di Rachel Rose rappresenta al meglio uno specifico punto di vista generazionale che abbiamo voluto premiare con l’opportunità di essere presentato in una mostra monografica presso una prestigiosa sede artistica» (dal comunicato stampa). Appena un anno dopo dalla premiazione ad Artissima, l’artista esporrà in due monografiche al Whitney Museum di New York e alla Serpentine Gallery di Londra.

– 2015

Grazie alle due opere Before 1989 we kept the bananas in the closet e Spaces within (separated from the outside air by layer upon layer of protection), Alina Chaiderov (San Pietroburgo, 1984), rappresentata dalla galleria Antoine Levi di Parigi, vince la quindicesima edizione del premio, scelta da una giuria composta da Carolyn Christov-Bakargiev, Daniel Baumann, Dieter Roelstraete e Maurizio Morra Greco, che ha così motivato la sua decisione: «L’edizione 2015 del premio illy Present Future è assegnata ad Alina Chaiderov per la sua articolata esplorazione della memoria sovietica, condotta attraverso il prisma irriverente delle forme scultoree del quotidiano» (dal comunicato stampa). La prima delle due opere citate consiste in un armadio completamente stipato di banane, una presenza all’interno della fiera che richiama subito su di sé l’attenzione. Cresciuta nell’ormai ex Unione Sovietica, dove alcuni dei prodotti che consumiamo quotidianamente non esistevano se non all’interno del mercato nero, l’artista presenta al pubblico la materializzazione di un proprio ricordo d’infanzia, quando le banane, merce esotica ed estremamente preziosa, venivano conservate con cura e nascoste all’interno di armadi. La seconda delle due opere consiste invece in un cubo di vetro saturato che trattiene molteplici sovrapposizioni di materiali per l’isolamento acustico o per la protezione dagli urti, evocando un senso di introspezione ed esplorazione dell’inconscio.

– 2016

Questo excursus si conclude con Cécile B. Evans (Cleveland, 1983), l’artista vincitrice della scorsa edizione del premio, con l’opera What the Heart Wants (2016), un video in cui si riflette sul presente, tratteggiando un’immagine fantascientifica, forse non troppo distante, di un ipotetico futuro ancora dominato dalle tecnologie: «What the Heart Wants è un’opera epica costruita intorno all’entità femminile HYPER, un personaggio il cui nome non sembra scelto a caso. Il termine indica una condizione potenziata; Hyper è un sistema: “This is a new system and the system was me” dice il personaggio. Esso sembra avere controllo su tutto e raccogliere le varie espressioni della soggettività ibridata con la tecnologia» (dall’intervista a Marianna Vecellio, presto in uscita su «KABUL magazine»). Al Castello di Rivoli, alla mostra che la vede protagonista, Evans presenta il progetto video AmosWorld: Episode One (2017), un’opera ambiziosa consistente in un’installazione video architettonica concepita come uno spettacolo televisivo diviso in episodi, un set immaginario che «ricorda l’architettura brutalista in cemento, e […] richiama le utopie radicali comunitarie di Le Corbusier e Peter Smithson, che nell’opera alludono alle nuove comunità digitali della rete» (dalla stessa intervista).

– 2017

La sezione, quest’anno curata Cloé Perrone (coordinatrice; curatrice indipendente Roma, New York), Samuel Gross (curatore capo all’Istituto Svizzero di Roma), João Laia (curatore indipendente e scrittore, Lisbona) e Charlotte Laubard (storica d’arte e curatrice indipendente, Ginevra), ha visto i seguenti artisti contendersi il premio: Salvatore Arancio, Omar Ba, Bertille Bak, Todd Bienvenu, Von Calhau!, Coco Crampton, David Douard, Eliza Douglas, Genuardi/Ruta, Pakui Hardware, Invernomuto, Nicolás Lamas, Miriam Laura Leonardi, Niklas Lichti, Caroline Mesquita, Catherine Parsonage, Joanna Piotrowska, Marta Riniker-Radich, Cally Spooner, Cécile B. Evans. La giuria, composta da Mary Ceruti, Carolyn Christov-Bakargiev e Luigi Fassi, ha premiato Cally Spooner (1983, Ascott), presentata dalle gallerie GB Agency di Parigi e Zero… di Milano, con l’opera Soundtrack for a Troubled time (2017).

 

AUTORE: Dario Giovanni Alì & Simona Squadrito

È appena stata annunciata la vincitrice di questa edizione del premio illy Present Future, storico premio in denaro di Artissima sostenuto da illycaffè dal 2001 e attribuito da una giuria internazionale a un artista di Present Future, la sezione della fiera dedicata alle monografiche di artisti emergenti: Cally Spooner (1983, Ascott), presentata dalle gallerie GB Agency di Parigi e Zero… di Milano, è l’artista premiata da una giuria composta da Mary Ceruti, Carolyn Christov-Bakargiev e Luigi Fassi, con l’opera Soundtrack for a Troubled time (2017).

Dopo 17 anni di premiazioni, tracciare oggi un quadro fedele e approfondito della storia del premio è un’operazione che pone alcune criticità, in primo luogo perché, soprattutto per le prime edizioni, le notizie reperibili online sono pressoché vaghe, e in secondo luogo poiché, più in generale, solitamente la memoria storica di eventi come le premiazioni è per lo più demandata a comunicati stampa che poco o nulla aggiungono alle informazioni standard diffuse attraverso i media. Per tali ragioni, sistematizzare il corpus inorganico delle informazioni reperite in rete potrà essere d’aiuto soprattutto agli addetti ai lavori che in futuro vorranno studiare il caso preso in esame, mentre per un pubblico generale di appassionati potrà costituire un’operazione per ricordare gli artisti e le ricerche premiate a Torino in un arco di più di quindici anni.

 

– 2001

Giunta alla sua ottava edizione, Artissima, nella nuova sede di Torino Esposizioni, inaugura Present Future, riconfermando la sua storica vocazione curatoriale: all’interno del contesto fieristico viene presentata una mostra dedicata a 12 artisti under 35 presentati dai curatori Gianfranco Maraniello, Luca Cerizza e Luca Beatrice. A una giuria di collezionisti invitati a Torino è affidato il compito di scegliere un artista, tra quelli presentati, a cui destinare una somma in denaro di 10.000 € messa in palio da illycaffè e la possibilità di presentare un progetto per la realizzazione di una linea di ‘tazzine d’artista’ firmata illy Art Collection. Questa la formula standard che fino al 2012 si attesterà negli anni a venire per il Premio illy Present Future. Vincitore della prima edizione è il fotografo Shizuka Yokomizo (Tokyo, 1966), all’epoca giunto con due personali a Tokyo (Wako Works of Art e Taka Ishii Gallery) e due a Londra (di cui una presso The Approach Gallery). Dagli archivi non è possibile risalire all’opera vincitrice, ma nel suo sito è possibile vedere alcune delle fotografie che ha realizzato. Oggi l’artista, che ha esposto in Giappone, Stati Uniti e Regno Unito, vive e lavora a Londra.

 

– 2002

L’anno successivo, in concomitanza con la presentazione delle “tazzine d’artista” firmate da Yokomizo, viene annunciato il secondo vincitore del premio: sui 15 artisti presentati quest’anno da 15 gallerie ha la meglio il pittore Padraig Timoney (Derry, 1968), presentato dalla Raucci/Santamaria di Napoli. Laureato alla Goldsmiths nel 1991 e tra i curatori della Biennale di Liverpool nel ’99, l’artista irlandese si fa notare per la varietà dei suoi stili espressa dall’utilizzo, oltre alla pittura, di diversi media, quali la fotografia e l’installazione. Dopo una serie di personali e collettive in gallerie statunitensi, inglesi e nella galleria italiana che lo ha rappresentato, lo vediamo ritornare in Italia con una personale all’interno di un’istituzione: nel 2014 lo presenterà Alessandro Rabottini nella sua mostra A lu tiempo de, presso il MADRE di Napoli: «L’universo visivo di Timoney è un campo d’indagine radicalmente eclettico, perfino disorientante ma in ultima analisi coerente. La diversità che caratterizza la sua strategia artistica corrisponde a una critica serrata al concetto di ‘stile’ inteso come fattore unificante dell’esperienza, con il risultato di trasformare ogni singola opera in un momento unico e irripetibile di conoscenza estetica e intellettuale» (dal comunicato stampa della mostra).

– 2003

Nel 2003 una giuria composta da 150 collezionisti internazionali invitati a visitare la fiera premia Phil Collins (Runcorn, 1970), annunciato dal vincitore della precedente edizione. La sua opera prima è intitolata How To Make A Refugee, un corto di 11 minuti sui campi profughi macedoni durante la Guerra del Kosovo, esposta per la prima volta a Manifesta 3 (Ljubljana, Slovenia, 2000). Il video si focalizza sulla manipolazione, da parte dei media, degli eventi storici a puro scopo sensazionalistico: un gruppo di fotoreporter dà una serie di indicazioni a una famiglia di vittime di guerra per presentare al mondo una precisa fisionomia spettacolarizzata dell’orrore. Candidato al Turner Prize nel 2006, il videoartista ha esposto in numerose personali e collettive internazionali. La sua ricerca è ancora oggi orientata sulle zone di conflitto e su come i media raccontino fatti ed eventi storici. Vive e lavora a Berlino.

 

– 2004

Nel 2004 è un italiano, il pittore Manuele Cerutti (Torino, 1976), presentato dalla Galleria Estro di Padova, ad aggiudicarsi il premio. Collaboratore di Progetto Diogene, i suoi lavori verranno esposti all’interno di importanti istituzioni in Italia (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e GAM) e Regno Unito (The Italian Cultural Institute, Londra).

 

– 2005

A partire dal 2005 è un board di curatori internazionali a decretare, a fine rassegna, il vincitore del premio. La giuria è composta da Patrick Charpenel, Emma Dexter, Massimiliano Gioni, Heike Munder e Rochelle Steiner. Il vincitore di questa edizione è Michael Beutler (Oldenburg, 1976), che nello stesso anno partecipa anche a Frieze Art Fair e 3 anni dopo, nel 2008, viene ripresentato ad Artissima dalla Galleria Franco Soffiatino, con un’installazione che ripensa lo spazio della fiera in modo ‘non funzionale’.

– 2006

Sergio Prego (San Sebastián, 1969) è il vincitore della sesta edizione del premio, annunciato da Marcella Beccaria, curatrice del Castello di Rivoli, e rappresentato dalla galleria Soledad Lorenzo di Madrid e da Lehmann Maupin di New York. In Italia il suo lavoro era già stato presentato, nel 2005, nella project room di Palazzo delle Papesse – Centro Arte Contemporanea, con un’installazione site-specific, mentre nel 2003 alla mostra Absolut Generations per la sezione ‘Extra 50’ della 50ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia. L’opera vincitrice ad Artissima è 10° to 0°, una videoinstallazione che presenta una rivisitazione di una scena tratta dal film Solaris di Andrei Tarkovskij.

– 2007

Patricia Esquivas (Caracas, 1979), rappresentata dalla galleria Silverman di San Francisco, è la prima artista donna ad aggiudicarsi il premio illy Present Future, con il video Untitled – Reads Like the Paper, una serie cominciata nel 2005. La giuria, composta da Corinne Diserens, Francesco Manacorda e Susan Pfeffer, ha premiato l’artista «per il suo approccio non convenzionale a narrative personali, alludendo alla tradizione del diario filmico, aggiornato all’era del computer portatile» (dal comunicato stampa). Esquivas «utilizza la narrazione per dare nuovo significato a situazioni ed eventi filtrati attraverso il proprio particolare e personale punto di vista» (M. Moscoso, Patricia Esquivas, «BOMB Magazine»). A partire da fatti ed eventi storici, l’artista elabora delle narrazioni incentrate sul concetto di identità politica, indagando il significato e la portata di termini come ‘storia’ e ‘verità’.

– 2008

Nel 2008 il numero di artisti presentati nella sezione cresce ulteriormente: Present Future si allarga a 17 monografie di artisti nazionali e internazionali rappresentati dalle corrispettive gallerie. Accanto a una giuria composta da Eva González-Sancho, Gianni Jetzer e Rein Wolfs, un board di ben quattro curatori – Cecilia Alemanni, Micheal Ned Holte, Thibaut Verhoeven e Aurélie Voltz – lavora per ripensare e rinnovare lo spazio dedicato alla sezione, delineando una struttura espositiva simile a un’agorà in cui il visitatore è invitato «a seguire un percorso curatoriale circolare che stimola il dialogo tra gli artisti, le opere e i visitatori» (dal comunicato stampa). Present Future si trasforma quindi in un contenitore più attraente, probabilmente in relazione al successo sempre maggiore ottenuto da Artissima di edizione in edizione. Rappresentato dalla galleria Marc Foxx di Los Angeles, Mateo Tannat (1979) è il vincitore di questa edizione, premiato dall’allora direttore di Artissima, Andrea Bellini, per la sua installazione Plein Air. Oggi l’artista vive e lavora a Los Angeles.

– 2009

Quando nel 2009 Luca Francesconi (Mantova, 1979), rappresentato dalla galleria Umberto Di Marino, vince la nona edizione del premio illy Present Future, il suo curriculum vanta già 2 collettive al Palais de Tokyo e una serie di mostre curate da volti noti dell’ambiente curatoriale italiano come Luca Beatrice, Andrea Bruciati e Giacinto Di Pietrantonio. Scelto da una giuria composta da Jens Hoffmann, Hans-Ulrich Obrist e Alexis Vaillan, la sua ricerca attira l’attenzione dei giurati per le seguenti motivazioni: «Luca Francesconi ha creato in maniera sorprendente un corpo coeso di lavori. Riconosciamo nella sua opera una capacità di unire lavori indipendenti generando sottili interazioni che costituiscono uno scenario sensibile e intellettuale. Sebbene Luca Francesconi lavori tra Parigi e Milano, non è molto conosciuto nel suo paese. Il premio illy rappresenta quindi un ottimo punto di partenza e pone l’attenzione sulle sue opere, che sono in grado di offrire nuove prospettive sulla situazione critica della società dei consumi cui si riferisce» (dal comunicato stampa). Di lì a poco il suo lavoro verrà presentato alla collettiva del 2010 21 x 21. 21 artisti per il 21° secolo a cura di Francesco Bonami per Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e alla 54ª Biennale di Venezia del 2011.

– 2010

Nel 2010, anno in cui inaugura ad Artissima Back to the Future, sezione dedicata a mostre personali dei grandi pionieri dell’arte contemporanea, alcuni dei quali ingiustamente trascurati dal sistema dell’arte, una giuria composta da Ann Demeester, Richard Flood, Polly Staple e Adam Szymczyk premia la ricerca di Melanie Gilligan (Toronto, 1979). L’opera premiata, Popular Unrest, è un progetto video composto da cinque episodi di un film proiettati individualmente all’interno di uno spazio suddiviso in una serie di cabine, costruite con schermi da ufficio e divisori in plastica. Tra le motivazioni della giuria leggiamo: «L’uso inventivo del racconto e degli episodi per la costruzione di una figura complessa ma con un linguaggio accessibile al pubblico. Utilizzo inusuale del format televisivo che combina teoria accademica e intrattenimento. Capacità di citare teoria e aspetti filmici in maniera elegante, combinata a un utilizzo sottile della fantascienza per raccontare la società contemporanea. Uso dell’allegoria e della fantasia a commento di quello che stiamo vivendo oggi» (dal comunicato stampa). Ulteriori indicazioni sui contenuti dell’opera si trovano invece all’interno del comunicato stampa diffuso dalla Galleria Franco Soffiantino, che nello stesso anno propone una personale dedicata all’artista: «Popular Unrest: un’opera in più episodi ambientata in un futuro che molto assomiglia al presente, dove tutte le transizioni di scambio e le interazioni sociali sono sorvegliate da un sistema chiamato “Lo Spirito”. Una serie di omicidi inspiegabili vengono sferrati in tutto il globo e sono spesso compiuti in pubblico. Nonostante ciò mai nessun testimone vede che volto abbia realmente l’assalitore. Allo stesso modo è misterioso il fatto che, ovunque, si riuniscano gruppi di persone che non hanno nessuna relazione tra di loro. Micro-comunità che accumulano rapidamente nuovi membri, i quali improvvisamente e inspiegabilmente sentono un profondo e persistente senso di connessione gli uni con gli altri. Il film esplora un mondo in cui il sé è ridotto a una biologia fisica, direttamente soggetto ai bisogni del ‘capitale’ e del ‘sistema’. In esso, gli hotel offrono come servizio fornito in ogni stanza addetti per il riscaldamento dei letti, le persone sono multate per non aver prevenuto malattie prevedibili, cibi dietetici divorano dall’interno chi li ingerisce e i disoccupati pagano i loro debiti alla società in energia fisica» (dal comunicato stampa). Il film, ispirato al cinema di David Cronenberg e a serie televisive statunitensi come CSI, Dexter and Bones, è fruibile integralmente all’indirizzo http://popularunrest.org/.

– 2011

Rappresentata dalla galleria Jeanine Hofland di Amsterdam, Dina Danish (Parigi, 1981) è l’artista premiata da una giuria composta da Anne Ellegood, Tessa Giblin e Beatrix Ruf, con l’opera Halim: The Dark Whistling Nightingale, un video che vede protagonista il cantante egiziano Abdel Halim Hafez mentre interpreta una tragica storia d’amore e, irritato dai fischi del pubblico, all’improvviso smette di performare.

Nel 2016 l’artista è stata tra i 7 artisti selezionati per la sezione Per4m, la sezione di Artissima dedicata alle performance e inaugurata nel 2014. Danish ha presentato Ursonata Arabic, un rifacimento della famosa poesia/sonata Dada Ursonata (Sonata primordiale), messa appunto e recitata nei primi anni ’30 del ’900 da Kurt Schwitters, artista tedesco attivo in diverse correnti del suo tempo, tra cui il didaismo: «Sulla base di questa «sonata» dada, l’artista ha tradotto in lingua araba l’Ursonata mutando la pronuncia della poesia dal tedesco all’arabo. Secondo la struttura esatta del brano, Danish riscrive i segni che fungono da struttura per l’esecuzione della sonata, ma con i testi in arabo. Attraverso l’opera, l’artista continua la sua ricerca concettuale incentrata soprattutto sul linguaggio e sul concetto di errore e fraintendimento. […] Il materiale di cui si compone la sua poetica sono infatti le peculiarità linguistiche così come il ritmo delle frasi, la pronuncia delle parole e la balbuzie» (S. Squadrito, #ArtissimaLive PER4M Dina Danish, Tim Etchells, Dora Garcìa, «ATP diary»).

– 2012

Il 2012 costituisce un momento di svolta per il premio: a partire da quest’anno, infatti, l’artista premiato avrà l’opportunità di sviluppare, per l’anno successivo, un progetto espositivo monografico all’interno di un’importante istituzione artistica italiana: il Castello di Rivoli. Per la prima volta nella storia del premio la giuria – composta da Beatrice Merz, Beatrix Ruf, Gregor Muir e Andrew Berardini – premia ex aequo ben tre artisti: Vanessa Safavi (Losanna, 1980) rappresentata dalla Galleria Chert di Berlino, Santo Tolone (Como, 1979) presentato dalla galleria Limoncello di Londra, e Naufus Ramírez-Figueroa (Guatemala City, 1978) rappresentato dalla galleria Proyectos Ultravioleta di Guatemala City. L’anno successivo, in concomitanza con la nuova edizione di Artissima, viene pertanto inaugurata per la prima volta la mostra illy Present Future Award Exhibition, a cura di Beatrix Ruf, Gregor Muir e Andrew Berardini. Su tutta l’area del terzo piano del Castello, la mostra unisce in un unico percorso curatoriale i 3 artisti, «presentando opere per la maggior parte inedite e prodotte per l’occasione con un percorso appositamente studiato per mettere in dialogo i tre artisti attraverso rimandi, riprese e giustapposizioni, invadendo gli spazi in modo condiviso» (dal comunicato stampa della mostra). Indubbiamente attraverso questo progetto, che coinvolge un’istituzione artistica di portata internazionale come il Castello, il premio illy è destinato ad acquisire di qui a poco sempre maggiore prestigio all’interno della fiera.

– 2013

Un altro ex aequo caratterizza la dodicesima edizione del premio: Caroline Achaintre (Toulouse, 1969), presentata dalla galleria Arcade di Londra, e Fatma Bucak (Iskenderun, 1982), rappresentata dalla galleria Alberto Peola di Torino, sono le due vincitrici scelte da una giuria internazionale composta da Defne Ayas, Matthew Higgs, Beatrice Merz e Katharine Stout. Queste le motivazioni della giuria: «Le sculture in ceramica di Caroline Achaintre, disposte in singole unità, sono in parte giocose in parte sinistre quasi come richiami al carnevalesco e al primitivo. E in modi diversi, i lavori tessuti a muro di Achaintre fanno scontrare l’estetica del museo antropologico con il decoro modernista. Fatma Bucak ha impiegato dodici uomini anziani – sia come performer sia come pubblico – per creare una sorta di teatro improvvisato. Usando l’umorismo – che rimanda a Samuel Beckett – il suo lavoro tocca le complesse narrazioni di spazio, genere e storia in modi nuovi e inaspettati» (dal comunicato stampa). All’interno della mostra di Rivoli, Bucak presenterà l’anno successivo l’installazione sonora I must say a word about fear (2014), un lavoro nato «dalla riflessione e definizione del sentimento della paura e della sua elaborazione, attraverso pratiche di resilienza. […] Può il suono ritrarre il sentimento della paura? Può esso restituire il sentimento di un trauma individuale e collettivo? Qual è la definizione percettiva della paura? Da questi quesiti e dall’esperienza svolta in Egitto ha origine l’opera» (Marianna Vecellio, Pratiche di resilienza). Nella stessa mostra, Achaintre presenterà invece un’installazione composta da un arazzo a parete e una serie di oggetti e sculture e ceramiche allestiti in mobili disegnati dall’artista. A proposito delle opere presenti in mostra: «Si presentano come delle superfetazioni, accrezioni di natura antropomorfa, che richiamano i linguaggi organici di artisti come Louise Bourgeois e Carol Rama. Tra l’antropomorfo e il totemico le opere dell’artista sono teste, porzioni di corpo, amputazioni e brandelli offerti su display espositivi in tutta la loro contraddittoria sensualità ed erotismo» (Marianna Vecellio, Oggetti polemici).

 

– 2014

Rachel Rose (New York, 1986), rappresentata dalla galleria High Art di Parigi, è la vincitrice della quattordicesima edizione del premio, con l’opera A Minute Ago. Queste le motivazioni della giuria, composta da Lorenzo Benedetti, Gianni Jetzer e Beatrice Merz: «A fronte di un’eccellente panorama complessivo dei 20 artisti partecipanti a Present Future in termini di qualità, profondità concettuale e precisione linguistica, l’opera di Rachel Rose è emersa come la migliore interprete delle intenzioni di tutto il progetto di questa sezione di Artissima anche in ragione di una presentazione installativa sintetica, coraggiosa e fulminea. Si tratta infatti di un lavoro che unisce ricchezza tematica, capacità di combinare tra loro interpretazioni e argomenti anche rischiosi assieme a un uso della tecnica video e del linguaggio filmico sorprendentemente innovativo e contemporaneo. In tal senso l’opera di Rachel Rose rappresenta al meglio uno specifico punto di vista generazionale che abbiamo voluto premiare con l’opportunità di essere presentato in una mostra monografica presso una prestigiosa sede artistica» (dal comunicato stampa). Appena un anno dopo dalla premiazione ad Artissima, l’artista esporrà in due monografiche al Whitney Museum di New York e alla Serpentine Gallery di Londra.

– 2015

Grazie alle due opere Before 1989 we kept the bananas in the closet e Spaces within (separated from the outside air by layer upon layer of protection), Alina Chaiderov (San Pietroburgo, 1984), rappresentata dalla galleria Antoine Levi di Parigi, vince la quindicesima edizione del premio, scelta da una giuria composta da Carolyn Christov-Bakargiev, Daniel Baumann, Dieter Roelstraete e Maurizio Morra Greco, che ha così motivato la sua decisione: «L’edizione 2015 del premio illy Present Future è assegnata ad Alina Chaiderov per la sua articolata esplorazione della memoria sovietica, condotta attraverso il prisma irriverente delle forme scultoree del quotidiano» (dal comunicato stampa). La prima delle due opere citate consiste in un armadio completamente stipato di banane, una presenza all’interno della fiera che richiama subito su di sé l’attenzione. Cresciuta nell’ormai ex Unione Sovietica, dove alcuni dei prodotti che consumiamo quotidianamente non esistevano se non all’interno del mercato nero, l’artista presenta al pubblico la materializzazione di un proprio ricordo d’infanzia, quando le banane, merce esotica ed estremamente preziosa, venivano conservate con cura e nascoste all’interno di armadi. La seconda delle due opere consiste invece in un cubo di vetro saturato che trattiene molteplici sovrapposizioni di materiali per l’isolamento acustico o per la protezione dagli urti, evocando un senso di introspezione ed esplorazione dell’inconscio.

– 2016

Questo excursus si conclude con Cécile B. Evans (Cleveland, 1983), l’artista vincitrice della scorsa edizione del premio, con l’opera What the Heart Wants (2016), un video in cui si riflette sul presente, tratteggiando un’immagine fantascientifica, forse non troppo distante, di un ipotetico futuro ancora dominato dalle tecnologie: «What the Heart Wants è un’opera epica costruita intorno all’entità femminile HYPER, un personaggio il cui nome non sembra scelto a caso. Il termine indica una condizione potenziata; Hyper è un sistema: “This is a new system and the system was me” dice il personaggio. Esso sembra avere controllo su tutto e raccogliere le varie espressioni della soggettività ibridata con la tecnologia» (dall’intervista a Marianna Vecellio, presto in uscita su «KABUL magazine»). Al Castello di Rivoli, alla mostra che la vede protagonista, Evans presenta il progetto video AmosWorld: Episode One (2017), un’opera ambiziosa consistente in un’installazione video architettonica concepita come uno spettacolo televisivo diviso in episodi, un set immaginario che «ricorda l’architettura brutalista in cemento, e […] richiama le utopie radicali comunitarie di Le Corbusier e Peter Smithson, che nell’opera alludono alle nuove comunità digitali della rete» (dalla stessa intervista).

– 2017

La sezione, quest’anno curata Cloé Perrone (coordinatrice; curatrice indipendente Roma, New York), Samuel Gross (curatore capo all’Istituto Svizzero di Roma), João Laia (curatore indipendente e scrittore, Lisbona) e Charlotte Laubard (storica d’arte e curatrice indipendente, Ginevra), ha visto i seguenti artisti contendersi il premio: Salvatore Arancio, Omar Ba, Bertille Bak, Todd Bienvenu, Von Calhau!, Coco Crampton, David Douard, Eliza Douglas, Genuardi/Ruta, Pakui Hardware, Invernomuto, Nicolás Lamas, Miriam Laura Leonardi, Niklas Lichti, Caroline Mesquita, Catherine Parsonage, Joanna Piotrowska, Marta Riniker-Radich, Cally Spooner, Cécile B. Evans. La giuria, composta da Mary Ceruti, Carolyn Christov-Bakargiev e Luigi Fassi, ha premiato Cally Spooner (1983, Ascott), presentata dalle gallerie GB Agency di Parigi e Zero… di Milano, con l’opera Soundtrack for a Troubled time (2017).

 

AUTORE: Dario Giovanni Alì & Simona Squadrito