Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Cybernetic Culture Research Unit

Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

K-studies

Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

Avery Dame-Griff, Barbara Mazzolai, Elias Capello, Emanuela Del Dottore, Hilary Malatino, Kerstin Denecke, Mark Jarzombek, Oliver L. Haimson, Shlomo Cohen, Zahari Richter
Nuove utopieTecnologie

Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

Che cosa cantano le balene?
Magazine, CAOS – Part I - Maggio 2022
Tempo di lettura: 22 min
Eleonora Savorelli

Che cosa cantano le balene?

Pratiche di decentramento per superare la dicotomia tra umano e animale.

Claudia Losi, Appunti di viaggio, Appennini, 2004.

 

Nel corso della sua vita, Sunaura Taylor, artista e attivista per i diritti animali e delle persone con disabilità, affetta da artrogriposi, è stata paragonata ai più svariati animali; le è stato detto che cammina come una scimmia, che mangia come un cane, che le sue mani somigliano alle chele di un’aragosta e, in generale, che somiglia a una gallina o a un pinguino. Sebbene Taylor fosse consapevole che questi paragoni le venivano rivolti come insulti, non capiva in che modo dovessero ferirla, dal momento che le scimmie erano da sempre il suo animale preferito.11Sunaura Taylor, Bestie da soma. Disabilità e liberazione animale, Edizione degli Animali, 2021, p. 169.
Solo più tardi capì che essere paragonata a un animale rappresentava un insulto potente poiché gli animali non umani sono immaginati come privi di vite soggettive ed emotive. Vite dipendenti e mancanti delle più sofisticate capacità umane.

La sua condizione – di attivista, sostenitrice dei diritti degli animali e disabile – le ha permesso di percepire la vicinanza tra liberazione animale e disabilità e di fornire una loro problematizzazione congiunta. Che cosa divide l’umano dall’animale, e cosa distingue le capacità degli appartenenti a questi due regni? Che cosa potrebbe significare rivendicare l’animalità e la vulnerabilità in noi come chiavi di una diversa interpretazione della vita umana? L’analisi intersezionale dell’attivista impone un ripensamento delle esperienze di empatia e comprensione interspecie.22Sebbene gli aspetti di animalità e disabilità siano estremamente legati negli studi di Taylor, per motivi di coerenza, in questo articolo farò solo riferimento agli aspetti delle sue ricerche che riguardano l’animalità in opposizione all’umanità, tralasciando invece quelli più legati alla disabilità.

 

Il privilegio umano come dicotomia: umano vs animale

Ci muoviamo in un mondo di dogmi, regole e assunti antropogenici, stipulati per avvantaggiare l’operato e la vita umana: il cibo che mangiamo, i vestiti che indossiamo, gli spazi che colonizziamo e il rumore che costantemente emettiamo sono tutti aspetti che ricordano la nostra presenza endemica all’interno del sistema Terra; oltre a questo, essi sono spie, più o meno evidenti, del nostro irriducibile privilegio umano, uno dei più invisibili e meno indagati, ma anche quello più radicato e persistente. Uno degli aspetti che rappresenta più fermamente il dominio umano sono le dicotomie umano\animale e umanità\animalità. Queste distinzioni non prendono soltanto in considerazione le differenze strutturali, fisiche e comportamentali dei soggetti in questione, ma anche quelle psicologiche e morali. Infatti, secondo la considerazione più tradizionale e diffusa, se l’umano è legato alla virtù, all’intelligenza e alla razionalità, l’animale non può che essere abbinato alla bestialità, alla stoltezza e all’insensatezza. L’essere umano può considerarsi come pinnacolo dell’evoluzione, mentre l’animale deve accontentarsi di una collocazione umile e subordinata. Tale concezione è supportata congiuntamente dallo specismo, convinzione che comporta l’attribuzione di uno status – morale e fisico – superiore agli esseri umani rispetto a ogni altro essere vivente, e dall’abilismo, convinzione secondo cui tutti gli individui hanno un corpo abile, e le loro abilità sono conformi a quelle umane. Nonostante l’abilismo sia una discriminazione contro gli individui con disabilità, quindi appartenente a un ambito diverso rispetto a quello trattato, questo bias può essere esteso anche al campo della giustizia animale, poiché tutti i corpi sono soggetti al giudizio e al confronto rispetto al modello ritenuto come accettabile, ossia quello umano.3