Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Il Numogramma Decimale

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Omero nel Baltico: la fine dell’epocalità e la mobilitazione della mitologia
Magazine, MORIRE – Part II - Marzo 2018
Tempo di lettura: 23 min
Simone Santilli

Omero nel Baltico: la fine dell’epocalità e la mobilitazione della mitologia

L’attualizzazione del mito classico all'interno del dibattito sull’Antropocene: da Medusa a Gaia. Felice Vinci e l’ipotesi dell’origine baltico-scandinava dei poemi omerici.

Immagine tratta dalla campagna di lancio del Blu-Ray di The Day After Tomorrow, sviluppata da Luke Kelly e Malcolm Riley di Feref Advertising Agency, Londra, 2004. Fotografia di Nick Payne Cook.

 

«The end of the world is a seemingly interminable topic – at least, of course, until it happens».11D. Danowski, E. Viveiros de Castro, The Ends of the world, trad. ingl. Rodrigo Nunes, Cambridge, Polity Press, 2017 (ed. orig. Hà mundo por vir? Ensaio sobre os medos e os fins, Desterro, Cultura e Barbárie: Instituto Socioambiental, 2014), p. 1.

(Déborah Danowski, Eduardo Viveiros de Castro)

Medusa

In Staying with the trouble. Making kin in the Chthulucene, Donna Haraway propone di sostituire il termine Antropocene con il concetto di Chthulucene: una temporalità complessa e dichiaratamente antiantropocentrica, ispirata alle entità ctonie (dal greco χθόνιος, khthonios, ‘sotterraneo, della terra’) delle mitologie arcaiche. La loro natura, infatti, rievoca una dimensione terrestre, confusa e mortale22Ibid., pp. 52-57.
e ne fa le figure ideali per contrastare le narrazioni eroiche di un Uomo che si è proclamato padrone e proprietario della natura, trasformando il mondo in una distesa desolata, «questo nulla che deve incessantemente devastare attraverso il proprio lavoro».33The Invisible Commitee, To our friends, trad. ingl. R. Huxley, South Pasadena, Semiotext(e), 2015, p. 30.
È lo stesso uomo che, per proteggersi dall’instabilità, dall’irriducibilità e dalla corporeità delle cose, le ha proiettate nella dimensione incorporea, ideale e liscia di Internet. Lo stesso uomo che molto tempo prima, su ordine di Atena, uccise Medusa con l’astuzia e represse una potenziale minaccia all’autorità degli dei celesti dell’Olimpo, ristabilendone il governo.

Medusa era una delle tre Gorgoni, le creature della mitologia greca il cui sguardo trasformava gli uomini in pietra. In alcune versioni del mito, queste creature presentano alcune caratteristiche fondamentalmente queer, che rifuggono le classificazioni di specie e genere: di qui la loro mostruosità.

Insieme alle Erinni (anch’esse creature ctonie, incaricate di vendicare i crimini contro l’ordine naturale), le Gorgoni derivano da un comune archetipo noto come Πότνια Θηρῶν (Potnia Theròn, la ‘Signora degli animali’). L’espressione compare per la prima volta nell’Iliade quale attributo di Artemide, signora della fauna, ma si riferisce probabilmente a una figura molto più antica, risalente alla Preistoria44T. Fischer-Hansen, B. Poulsen (a cura di),  From Artemis to Diana: the Goddess of Man and Beast, Copenhagen, Museum Tusculanums Forlag, 2009, p.  23.
e conosciuta in diverse aree che spaziano da Creta all’India.

Lungi dall’essere semplicemente una protettrice della natura, Potnia Theròn è la metafora di forze e legami che mostrano il proprio potere viaggiando lontano nello spazio e nel tempo: si tratta di quelle energie irriducibili che l’uomo ha tentato di estirpare o relegare ai margini del proprio mondo, ma che continuano a intromettersi prepotentemente «nei suoi affari».55D. Danowski, E. Viveiros de Castro, cit., p. 114. Sull’intrusione di Gaia, vedi anche I. Stengers, In Catastrophic Times: Resisting the Coming Barbarism, trad. ingl. A. Goffey, New Jersey, Open Humanities Press/Meson Press.
E non è un caso che Haraway si auguri che i coralli dei mari occidentali (il cui nome scientifico è Gorgoniari), fioriti dal sangue di Medusa, diventino la barriera che affonderà le navi degli eroi del ventunesimo secolo.

 

Gaia