Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Cybernetic Culture Research Unit

Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

K-studies

Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

Avery Dame-Griff, Barbara Mazzolai, Elias Capello, Emanuela Del Dottore, Hilary Malatino, Kerstin Denecke, Mark Jarzombek, Oliver L. Haimson, Shlomo Cohen, Zahari Richter
Nuove utopieTecnologie

Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

Pratiche onlife di incorporazione
Magazine, LINGUAGGI - Part I - Settembre 2021
Tempo di lettura: 19 min
Jessica Murano

Pratiche onlife di incorporazione

Censura e iconoclastia nell’epoca del capitalismo della sorveglianza.

Gianluca Traina, MOSAICS 360° | The Work of Art in the Age of Mechanical Reproduction, www.gianlucatraina.com

 

“Schemata” antichi e pose contemporanee

Ciascuno di noi, almeno una volta nella vita, ha scattato un selfie. Se siete nati tra gli anni ’70 e gli ’80 vi sarà capitato di notare la differenza tra voi e gli adolescenti dal modo in cui vi mettete in posa. Dalla generazione Z in poi, le persone hanno imparato a posare davanti a una fotocamera già dall’infanzia. La distanza dall’obiettivo, l’inquadratura, il modo di sorridere, l’inclinazione del volto e la postura del corpo sono azioni che, ripetute molte volte e apprese sin da bambini, sono divenute abituali, e performate in maniera disinvolta e spontanea.

Nella Grecia antica si utilizzava un termine specifico per indicare quell’insieme di gesti, atteggiamenti, pose, portamenti, in grado di restituire un ethos e un pathos specifici – ossia determinati comportamenti e significati emotivi. Tale termine prendeva il nome di schemata.

Si può dire che gli schemata – plurale di schema – fossero vettori visuali di valori identificabili, segmenti semantici utilizzati nelle arti cosiddette mimetiche (pittura, scultura, teatro, danza), in grado di garantire la buona riuscita della comunicazione.11Per un approfondimento sugli schemata nel mondo greco si suggerisce la lettura di Maria Luisa Catoni, La comunicazione teatrale nella Grecia antica, Bollati Boringhieri, Torino, 2008.
Gli schemata erano ritenuti importantissimi dai Greci, poiché potevano influenzare l’educazione dei giovani, i valori condivisi da una società, il pubblico apparire.

Nella cultura greca si accordava un ruolo di primo piano alla visione, così come nella società occidentale contemporanea. Proprio perché quest’ultima trova nella Grecia antica la propria eredità culturale, vorrei soffermarmi sugli strumenti visuali della nostra contemporaneità che veicolano schemata, quell’insieme di pose, atteggiamenti, gesti, portamenti che, condensati, formano un determinato modo di presentazione di sé e, al contempo, veicolano determinati valori e comportamenti. Sebbene lo schema aristotelico di arti mimetiche risulti ormai desueto, è tuttavia possibile rintracciare nella nostra contemporaneità una techné mimetica, ossia delle tecnologie che, attraverso il principio dell’imitazione, veicolano un vocabolario gestuale codificato, comprensibile da tutti e passibile di essere imitato, introiettato, esibito. I social network possono qualificarsi come techné mimetiche, in particolare quelle piattaforme che prediligono l’immagine alla parola, come Instagram e Tik Tok.

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