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Renato Leotta: Aventure
Magazine, ASSEDIO - Part I - Ottobre 2016
Tempo di lettura: 7 min
Dario Alì

Renato Leotta: Aventure

La ricerca di Renato Leotta vista sotto la lente della narrazione insieme ad alcuni estratti del suo prossimo film: "Egadi".
Renato Leotta – Aventure – uno spazio, luce e blocchi di tufo delle cave di Favignana – Bruxelles – 2016.

«Gli inizi di tutte le cose sono generalmente imprecisi, come nel caso di un racconto ben architettato, nella nascita di un pensiero, o nella concezione della nostra esistenza e della natura dei luoghi che abitiamo.

In principio un’incessante catena di avvenimenti; le dense nubi e le piogge per milioni di anni, la nascita del mare e, poi, dei continenti, la luce pallida del sole interrompeva raramente le lunghe interminabili notti, e infine la vita.

Nel nostro caso questo paesaggio di eventi è composto dalle prove che dobbiamo affrontare e dall’insieme delle vicende che comporranno uno scenario che chiamiamo destino; aspetto che un tempo affidavamo, con più incanto e risolutezza, alla luce degli astri, al sole e alla luna.

Immaginiamo un cavaliere incastrato di fronte a un crepuscolo perpetuo, la sua esistenza si troverebbe privata, o meglio ingannata, del suo poter-essere, in un’immagine che duplicemente sancisce l’inizio ma allo stesso tempo potrebbe delinearne anche la fine.

“Aventure” è il termine con cui il cavaliere definirebbe l’oggetto delle sue ricerche; e, attraverso questo, anche se stesso. Una ricerca di meraviglia che dà il via al motore narrativo, un “trovare” il cui significato è presto risolto in “comporre poesia”».

(Renato Leotta, Egadi, marzo 2016)

 

Gli altri pensieri miei

Tutti si dileguàr. Siccome torre

In solitario campo,

Tu stai solo, gigante, in mezzo a lei […]

(G. Leopardi, Il pensiero dominante).

Tra le pagine di un noto romanzo cavalleresco o di un apocrifo ancora da scrivere, troveremo con ogni probabilità l’immagine di un esausto cavaliere, imprigionato nei sotterranei di una fortezza in tufo ai margini di una piccola isola del Mediterraneo. In piedi davanti alla stretta feritoia che lo divide dal mondo, lo vedremo osservare il crepuscolo. In questo momento si trova al punto zero della narrazione, in quell’istante in grado di sancire la sua tragica fine o l’inizio di un’avventura che apra davanti a sé un ventaglio inesauribile di sviluppi inaspettati. La partita a scacchi del suo futuro si gioca tra l’alba e il tramonto di un giorno qualsiasi.

Renato Leotta – immagine d’archivio – Favignana – 2016

Tutto ha inizio dopo l’anno 1000. In Europa il clima si è fatto più mite che in passato, i raccolti abbondano e il tasso di natalità impenna. In generale, si respira un’aria di maggiore benessere, e nello scenario economico e sociale del tempo la città acquisisce sempre più importanza. Dopo secoli di stasi, le società riscoprono finalmente il movimento: venditori ambulanti, giullari e imbonitori di ogni tipo gremiscono le piazze cittadine, i maggiori centri di cultura sono affollati da un corteo di studenti stranieri che vanno e vengono per ampliare il proprio sapere, artisti e poeti girovaghi si spostano tra le corti in cerca di fama, e la nuova classe mercantile regola stabilmente i rapporti tra Oriente e Occidente. Traggono tutti profitto da questa nuova e redditizia geografia allargata. È grazie al movimento, a questi scontri tra corpi e occasioni fortuite, che la cultura oltrepassa le barriere geopolitiche portando con sé mode e tendenze che diverranno comuni. In letteratura, un genere in particolare si attesterà come massima espressione di questa sorta di romanticismo del vagabondaggio riscuotendo enorme successo. Comincia da qui la stagione del romanzo cavalleresco.

Quella dell’epica cavalleresca è stata una fucina mitica di straordinaria importanza e vitalità per la nostra letteratura occidentale. I satelliti che ne compongono la fitta costellazione hanno forme tra loro somiglianti e comuni. Sfogliando a caso uno di questi romanzi, verremo subito proiettati nel bel mezzo di uno scenario bellico, intenti a seguire le vicende straordinarie di un cavaliere in cerca di avventure e impegnato in scorribande e duelli con antagonisti umani e meno umani posti lì a ostacolare il suo cammino. Proseguendo con la lettura, a poco a poco si faranno più chiare, ai nostri occhi, le ragioni di tutti gli scontri. Tra una pagina e l’altra, a un tratto salterà fuori la chioma di una bellissima donna, o si sprigionerà il luccichio di una coppa magica dotata di misteriosi poteri, insomma qualcosa che si è imposto come pensiero dominante nella mente dei personaggi darà inizio alla contesa, costituendo la causa motrice e finale del racconto. La ricerca, da parte di ciascun personaggio, di tale causa è da considerarsi la vera colonna portante su cui si regge l’intero edificio narrativo del romanzo cavalleresco. Ma torniamo al nostro prigioniero assorto dinnanzi al crepuscolo.

che cos’è la vita dell’artista se non una peregrinazione CONTINUA tra indugi, errori e ripensamenti nel regno delle idee?

Ciò che gli è capitato prima che arrivasse a questo punto zero della narrazione ci è ignoto. Non sappiamo se a condurlo nella prigione in tufo sia stata la sua irresolutezza di fronte a un’imboscata nemica, l’eccesso di zelo posto a difesa di una vecchia maliarda che lo ha tratto in inganno, o soltanto la sua inappagabile sete di virtù. Che si tratti di un pretesto o dell’altro, la ragione ultima entro cui riconduciamo la sua presente carcerazione risiede in quella causa motrice e finale che finora, scrupolosamente, ha intessuto i fili del suo destino. Una donna, mettiamo il caso. Il nostro eroe malinconico si trova al gabbio a causa di una passione rovinosa divenuta pensiero fisso nella sua mente. E ora, sottratto com’è all’azione e al tentativo di conquista della sua amata, è ridotto a un arido simulacro di se stesso. Cos’è infatti un cavaliere errante costretto all’immobilità? Forse una gracile figurina dallo sguardo vitreo, appesa a un verso ancora da scrivere e per questo dalle potenzialità incalcolabili.

La ricerca incessante di qualcosa o qualcuno che stentiamo a trovare si traduce in viaggio, un topos letterario dominante nella letteratura di ciascuna epoca e area geografica. Da Ulisse a Orlando, Don Chisciotte, Robinson Crusoe, Wilhelm Meister, Sal Paradise – l’elenco è inesauribile –, il viaggio rappresenta il più notevole veicolo di esperienza dell’ignoto, di ciò che, trovandosi fuori di noi, ci è estraneo. Nel romanzo cavalleresco l’insieme degli innumerevoli viaggi – per terre, mari, o a cavalcioni su un ippogrifo – testimonia il desiderio di conoscenza che alimenta incessantemente l’animo dei cavalieri, sbalzati, come sono, da una parte all’altra del mondo.

In una cornice letteraria – la nostra – che deve molto ai cavalieri ma che non ne concepisce più di nuovi, spetta a noi farci esploratori e andare in cerca di una figura di sostituzione, un potenziale condottiero che possa, anche solo per metafora, farci respirare nuovamente l’aria di avventura di cui è ammantato il genere cavalleresco.

Renato Leotta – EGADI (frame) – 16 mm film – 2016.

Tornando di nuovo al nostro carcerato al crepuscolo, mettiamo adesso che egli non abbia con sé resta, usbergo e schiniere, ma vesta piuttosto i panni di un personaggio che continua a fare avanti e indietro in tre metri cubi di cella, indaffarato a districarsi dagli innumerevoli pensieri e dubbi, dalle idee, immagini e varianti che si dipanano nella sua mente. Facciamo finta che sia un artista. Restando entro i confini della finzione letteraria, che cos’è infatti la sua vita se non una peregrinazione tra indugi, errori e ripensamenti nel regno delle idee, e una costante ricerca tesa al raggiungimento di una causa motrice e finale – l’arte, appunto – che legittima il suo statuto di individuo nella società? La mitologia dell’artista, come quella del cavaliere, è ricca di movimento. Le sue opere, che consideriamo non come atomi irrelati tra loro, ma sezioni interconnesse di un compatto conglomerato visivo, sono i trofei duramente conquistati alla fine di ogni battaglia tra sé e quell’idea pura che ha tentato a forza di tradurre in immagine. L’esistenza letteraria dell’artista è un torneo militare cominciato nella sua mente e continuato tra le pareti imbiancate di una galleria di New York, Parigi o Shangai.

Dopo aver viaggiato in lungo e in largo, il nostro artista-cavaliere-avventuriero è rimasto vittima della sua stessa passione amorosa. La dominatrice che tiene in scacco la sua mente lo ha infine relegato a un’esistenza carceraria sospesa in questo momento zero in cui si trova e nulla più accade. Come uscirne? La zona grigia che stringe la sua figura sembra non lasciargli scampo. Per dargli una possibilità di salvezza, noi lettori dobbiamo essere in grado di ribaltare la trama come un lenzuolo, per guardare meglio tra le pieghe, e riuscire così a scorgere una via d’uscita da questa prigione. Cos’è infatti il momento in cui più nulla accade se non quello in cui tutto può accadere? È forse nel crepuscolo quindi che l’intera storia può finire e ricominciare, e il nostro personaggio conquistare, dopo aver pensato di averla persa per sempre, la propria causa motrice e finale, il suo pensiero dominante. È nel crepuscolo, la sua prigione, che infine trova salvezza.

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di Dario Alì
  • Dario Alì è Responsabile didattico per Formazione su Misura (Mondadori Education – Rizzoli Education) e Direttore editoriale di KABUL magazine. Dopo aver conseguito una laurea magistrale in Filologia della letteratura italiana, partecipa a CAMPO (Fondazione Sandretto Re Rebaudengo) e ottiene un master in Editoria cartacea e digitale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. È autore, per De Agostini, di due volumi biografici su Torquato Tasso e Lorenzo Valla. Attualmente vive e lavora a Milano.