Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Cybernetic Culture Research Unit

Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

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Il Numogramma Decimale
Digital Library, February 2018
Tempo di lettura: 10 min
Cybernetic Culture Research Unit

Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

“CYFplljUEAAskml.jpg large”, da Lyra Belacqua @technoshamanist (7 Gennaio 2016).

 

“numo2”, da Cybernetic Culture Research Unit (data di creazione incerta, c. 2002).

Sul «Numogramma»

Il Numogramma è probabilmente la più riconoscibile formulazione meta-teoretica emersa dal lavoro della Cybernetic Culture Research Unit (CCRU),11A questo gruppo para-accademico fondato nel 1995 sono stati dedicati pochi approfondimenti in Italia. Di seguito citiamo i due interventi più rilevanti e chiarificatori degli ultimi anni. Sulla rivista online «Prismo», Valerio Mattioli ha pubblicato un’intervista a Nick Land, uno dei fondatori della CCRU, insieme a un testo introduttivo in cui sono spiegate le ragioni per cui è necessario dare attenzione a questo gruppo di ricercatori e riconoscergli merito per aver gettato le basi per le teorie che animano l’attuale dibattito politico-filosofico: «Cos’era dunque, questa CCRU? A seconda delle interpretazioni, potremmo descriverla come un semplice gruppo di studio interdisciplinare, oppure una banda di ricercatori particolarmente intrepidi, oppure una setta, o addirittura una cospirazione. All’epoca venne interpretata come poco più che una nota di colore nel contesto della nascente Internet culture anglofona, una specie di negativo avariato del tecno-ottimismo neolib di riviste come Wired; ma a posteriori, si è trattato di una delle esperienze più influenti sull’odierno dibattito politico-filosofico. È infatti in seno alla banda di Warwick che vennero gettati i semi di almeno due filoni particolarmente fortunati degli anni 2000: da una parte il cosiddetto realismo speculativo di filosofi come, oltre al già citato Ray Brassier, l’altro inglese Iain Hamilton Grant, anche lui a suo tempo allievo di Land. Dall’altra, quella corrente che del realismo speculativo può essere interpretata come il naturale esito politico: il famigerato accelerazionismo di cui tanto si è parlato da almeno un paio d’anni a questa parte» (V. Mattioli, Meltdown, 7 luglio 2016, «Prismo»).
A premessa della traduzione del testo utilizzato da Nick Land per la performance sonora intitolata Meltdown (tradotto in italiano con il termine Collasso, pubblicato sulla rivista «Lo Sguardo»), P. Berti e G. De Seta rivalutano la rilevanza di Collasso – che nel 1994 viene presentato in una conferenza come un vero e proprio saggio filosofico – alla luce dei recenti dibattiti attorno alle teorie dell’accelerazionismo, della produzione landiana e delle tecnologie digitali: «Gli scenari aperti dai dibattiti attorno a Meltdown e alle provocazioni di Land fungeranno da innesco per la fondazione, durante l’anno successivo, della Cybernetic Culture Research Unit (CCRU), gruppo di ricerca interdisciplinare collocato presso la stessa Università di Warwick e inizialmente diretto dalla filosofa cyberfemminista Sadie Plant. Nel giro di pochi anni la CCRU sbanderà vertiginosamente fuori dal contesto universitario, deprivata da affiliazioni istituzionali e fondi di ricerca, trasformandosi successivamente – sotto la direzione dello stesso Land – in un cenacolo para-accademico dove rave culture, occultismo, numerologia, tecnologie digitali e sperimentazione sensoriale coaguleranno in inaspettate configurazioni filosofiche. Nei modesti locali occupati dalla CCRU, tappezzati da diagrammi esoterici e soffusi dalle costanti vibrazioni di basse frequenze, passeranno studenti e giovani ricercatori oggi numi tutelari di diverse avanguardie del pensiero speculativo quali Mark Fisher, Kodwo Eshun, Steve Goodman, Luciana Parisi, Matthew Fuller, Reza Negarestani, Anna Greenspan, Ray Brassier e Iain Hamilton Grant. Formatisi nel crogiolo della theory-fiction landiana, dove le maglie della rigidità accademica si allargavano per lasciare spazio a un ethos anti-istituzionale e a collaborazioni interdisciplinari con musicisti e artisti provenienti dalle più disparate nicchie dell’underground di fine millennio, i membri della CCRU contribuiranno a tessere un&rsquo