Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

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Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

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Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

Iconoclastia oggi
Magazine, MITO - Part I - Aprile 2019
Tempo di lettura: 31 min
Enzo Lauria

Iconoclastia oggi

Il vandalismo nell’arte: dai celebri casi del passato agli Art Vandals del nuovo millennio. Vandali seriali e vandali occasionali. Dalle fotografie di Arnulf Rainer all'attacco di Aleksandr Brener contro l'opera di Malevič.

Ai Wewei, Coca Cola Vase, 2011, pittura su vaso neolitico.

 

“Iconoclasta”, dal greco eikonoclastès, ovvero “frantumatore d’immagini”, indica l’esponente di una dottrina cristiana che, tra il 726 e l’848 d.C., bandì il culto delle immagini sacre procedendo alla loro rimozione e distruzione.11Nel 721 il Califfo Yazid II promulgò un editto che ordinava la distruzione di simboli e immagini cristiane; l’ordine fu in parte eseguito in Egitto ma si estinse due anni e mezzo dopo in seguito alla morte del califfo. Nell’Impero bizantino l’atto formale che diede inizio nel 726 a una prima campagna iconoclastica, indirizzata contro qualsiasi immagine fosse suscettibile di culto idolatra, fu la distruzione della Chalke su ordine dell’imperatore Leone III Isaurico, di un’icona di Cristo molto venerata affissa all’ingresso del palazzo imperiale di Costantinopoli. L’imperatore bizantino, scomunicato da papa Gregorio II, procedette inoltre alla confisca dei possedimenti papali in Magna Grecia, avviando così la graduale separazione della cristianità d’Oriente da quella d’Occidente (culminata nel Grande Scisma del 1054) e determinando l’alleanza dei papi con la dinastia carolingia. Sotto il regno di Costantino V, figlio di Leone III Isaurico, il conflitto iconoclastico divenne più acuto e violento (nel 754 convocò il Concilio di Hiera con cui vennero formalizzate le tesi iconoclaste) per poi allentarsi con il suo successore, Leone IV, e chiudersi definitivamente nel 780 con l’avvento al trono dell’imperatrice Irene. Nel 787 la città di Nicea accolse un concilio (II Concilio di Nicea, 787) che condannava la dottrina iconoclastica e reintroduceva il culto delle immagini. Una seconda e ultima ondata iconoclastica prese l’avvio nella Bisanzio di Leone V l’Armeno (813) per poi concludersi con la morte dell’imperatore Teofilo (848). Cf. M. Bettetini, Contro le Immagini. Le radici dell’iconoclastia, Laterza, Bari, 2006, pp. 92-128. Cf. A. Besançon, L’immagine proibita. Una storia intellettuale dell’iconoclastia, Marietti, Milano, 2009, pp. 138-151. Nel XVI secolo fu la Riforma Protestante a riaprire, in seno alla Cristianità d’Occidente, una nuova disputa sulla dottrina delle immagini sacre, proponendosi di rispondere alla galoppante corruzione della Chiesa romana e delle alte cariche ecclesiali anche sul piano delle arti visive. Alle posizioni relativamente tolleranti di Martin Lutero, seguirono quelle più intransigenti di Giovanni Calvino e Huldrych Zwingli, che portarono a una radicale spoliazione delle chiese da qualsiasi manufatto artistico. Le opere vennero così dislocate presso collezioni private oppure distrutte, e a volte si assistette impotenti a vere e proprie ondate iconoclaste, come il Beeldenstorm (letteralmente “tempesta delle immagini”) del 1566, che portò negli attuali Paesi Bassi alla vandalizzazione, in soli due mesi, di centinaia di chiese, abbazie, monasteri e altri luoghi deputati al culto.
Un termine tanto circoscritto quanto inflazionato, utilizzato ogni qualvolta ci si trovi di fronte alla distruzione di opere d’arte, di testimonianze del passato o di un qualsivoglia ordine simbolico: dal Tempio di Gerusalemme22Tempio di cui oggi rimane solo il muro occidentale, comunemente detto muro del pianto.
ai Buddha di Bayman33Distrutti dalle milizie talebane il 12 aprile 2001.
e alle Torri Gemelle, dalle teorie “eretiche” di Galileo Galilei a quelle di Darwin. Un argomento scomodo e relegato ai bassifondi della Storia dell’arte, ma che gli artisti contemporanei sempre più spesso hanno riscattato dall’anonimato. Ne hanno estrapolato un DNA epurato da potenziali geni patogeni e lo hanno clonato in forme innocue che evocano l’iconoclastia senza necessariamente riprodurla. Robert Rauschenberg cancella un disegno appositamente realizzato da Willem de Kooning, Asger Jorn dipinge su quadri di artisti anonimi, Felix Gmelin si propone con la mostra itinerante Art Vandals, Jake e Dinos Chapman dipingono su incisioni di Goya e su acquerelli di Adolf Hitler.

Questo articolo non archivierà simili casi come frutto della percezione alterata di una collettività o di uno squilibrato, bensì s’impegnerà in una puntuale disamina delle motivazioni che vi stanno alla base, forte della convinzione che uno studio sull’iconoclastia altro non sia che una ricerca “costruttiva” sulla natura più intima dell’immagine e sul modo in cui il fruitore interagisce con essa. Con rinnovata curiosità, puntando i riflettori proprio sull’arte contemporanea, si rinverranno così alcune istanze che gettano nuova luce sul fenomeno iconoclastico, sia odierno sia passato.

 

L’immagine ferita

Lungo i pendii dell’alto-medio Metauro si erge la suggestiva mole del Palazzo Ducale di Urbino, splendida cornice architettonica che ospita al suo interno il Museo Nazionale delle Marche. Tanti i gioielli che