Lina Lapelytė, What happens with a dead fish?, 2021.
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Transghost Manifesto
Magazine, ANATOMIA – Part II - Dicembre 2020
Tempo di lettura: 23 min
-ness

Transghost Manifesto

Disfare i costrutti dell’identità e attuare la finzione nel corpo.

-ness, 2021, art director Rooy Charlie Lana, fotografia di Roxy Ceron Vergani, styling Giulia Zulian, marni dress supplied by Annalena Biotti, zentai design Giulia Collesei e Ernesto Molin, performer Giulia Zulian

Premessa

L’identità Transghost lavora sul complesso e affascinante terreno che vede in gioco storia e invenzione, verità e autofinzione, estraneità e appartenenza. Transghost spinge ai limiti il concetto di identità, fino allo sforzo estremo in cui il soggetto comprende congiuntamente la coincidenza e l’allontanamento da sé. In altre parole, l’identità Transghost porta a riflettere su cosa significhi l’essere e il non-essere contemporaneamente sé stessi.

Come affrontare l’identità Transghost come oggetto di analisi? Quali dati storici, sociali, artistici e culturali intervengono nella costruzione dell’identità Transghost? Con quali e in quali pratiche si riconosce Transghost? L’identificazione Transghost di coloro che scrivono modifica il contenuto del manifesto Transghost?

Il nostro obiettivo è quello di interrogare l’identità Transghost e le sue interpretazioni, i suoi presupposti concettuali, le pratiche cui dà luogo e da cui emerge. Tuttavia, analizzare l’identità Transghost –  e metterla a sistema – non esaurisce in maniera univoca le differenti implicazioni che essa comporta.

Questo manifesto non è Transghost poiché si occupa della comunità Transghost. Quel parlare di può avere anzi l’effetto di condurre all’appropriazione di meccanismi che riducono a oggetto le soggettività Transghost. Il nostro approccio ha invece a che fare con la nostra personale affinità con queste ideologie. La nostra ricerca, infatti, ci porta ad attuare pratiche e meccanismi a partire dai nostri corpi.

Noi siamo Transghost.

Sappiamo bene quali siano i presupposti teorici e politici della forma manifesto, tra cui perentorietà linguistica e denuncia di uno status quo. Tuttavia, riteniamo più consono utilizzare questa forma al fine  di porre al centro questioni finora trattate come marginali, per dare finalmente corpo alle immagini invisibilizzate e invisibili della società patriarcale, eterocentrica e colonialista di cui Transghost incarna la lotta. Lasciamo dunque che i nostri corpi cedano al disagio e al piacere di ritrovarci Transghost. Lasciamoci attraversare da Transghost e diventiamo insieme manifesto incarnato.

©-ness, Transghost Manifesto, Frosolini’s Pool, Styling Giulia Zulian, Zentai designer Giulia Collesei and Ernesto Molin, Earrings designer Verissima Fonderia Anonima, photo by Rooy Charlie Lana.

Presupposti teorici

Michel Foucault ha elaborato una metodologia critica che consente di pensare le categorie con cui attualmente cataloghiamo le identità sessuali non come conseguenze di dati di Natura, ma come costrutti culturali dotati di una storia, come prodotti di un dispositivo di potere.

Foucault mostra come questi molteplici poteri derivino dalle leggi promulgate dallo Stato, ma anche dai criteri di normalità elaborati dalle scienze umane, e ancora prima contenuti in tradizioni, religioni, convenzioni culturali e sociali. Il codice della Natura come ordine regolatore di corpi diventa il sintomo della disparità e discriminazione di genere.

Gli studi queer e femministi attuano una lotta al sistema normativo in cui i corpi sono schierati gerarchicamente secondo privilegi e principi attribuibili a falsi paradigmi biologici e naturali.

Il corpo si costruisce nell’intersezione di discorsi e pratiche, in un perenne negoziato tra dentro e fuori. Il corpo diventa un luogo reale e simbolico in cui è possibile produrre soggettività.

Il concetto di verità, relativo all’identità e più in generale al corpo, è un costrutto dell’ordine di Natura che regola e controlla i corpi. Nessuno ha il diritto di credersi totalmente vero in base ai costrutti uomo/donna, maschio/femmina, maschile/femminile, eterosessuale/omosessuale, vecchio/giovane, bianco/nero/giallo/rosso/… La verità del corpo non risiede nelle categorie prescrittive della società patriarcale. La verità dei corpi non è il risultato della differenza tra organi. Il processo di creazione sessuale, di genere, etnica e anagrafica è un’operazione di riduzione che astrae alcune parti del corpo dalla sua totalità per farne dei significanti particolari e connotarli come uniche verità possibili.

I ruoli e le pratiche attribuiti naturalmente dai codici prescrittivi citati derivano da un insieme arbitrario inscritto nei corpi che produce sovranità e sfruttamento su scala gerarchica. Il corpo è un testo socialmente costruito.11Preciado B., Manifesto contra-sessuale, Il dito e la luna, Milano, 2002 [2000].

Il concetto di identità di genere in relazione al suo carattere performativo viene inaugurato nel 1988 da Judith Butler in Performative acts and gender constitution: An Essay in Phenomenology and Feminist Theory. Qui Butler dimostra come il genere non sia un’identità stabile, ma sia invece costituita attraverso la performatività, ovvero una serie ripetuta di azioni.

La performatività è l’insieme delle pratiche e dei discorsi situati in un contesto sociale e culturale, costituisce l’identità come realtà corporea e sociale:

«Proprio come un copione può essere recitato in vari modi, e proprio come la rappresentazione teatrale richiede sia il testo che l’interpretazione, anche il corpo inteso in termini di genere recita la sua parte nell’ambito di uno spazio corporeo culturalmente ristretto e attualizza le sue interpretazioni nei confini di direttive già esistenti».22Butler J., Performative acts and gender constitution: An Essay in Phenomenology and Feminist Theory, in Theatre Journal, cit., p. 529.

In questo senso, la performatività ricade nella sfera della finzione, come schema di azione derivato da norme prescrittive che possono essere confermate o smentite dai soggetti.

©-ness, Transghost Manifesto, Coming Out of the Closet, starring Andrea Frosolini, Styling Giulia Zulian, Zentai designer Giulia Collesei and Ernesto Molin, photo by Rooy Charlie Lana.

 

Chi è Transghost

Transghost è un’identità temporanea e in attraversamento. La parola si compone di due parti: “trans” è utilizzato in gergo come un termine inclusivo, che raggruppa una grande quantità di violazioni delle norme di genere, accomunate da una discontinuità tra il genere assegnato alla nascita e l’identità e/o l’espressione di genere di una persona.33Emi Koyama, The Transfeminist Manifesto, in Catching a Wave: Reclaiming Feminism for the Twenty First Century, ed. By Rory Dicker and Alison Piepmeier, Northeaster University Press, Boston, 2003.
Il prefisso latino trans- indica un “passaggio oltre un termine”, un “attraversamento”, un “mutamento da una condizione a un’altra”, mentre in Transghost fa riferimento a un passaggio visibile o invisibile da uno stato del corpo a un altro. Tale mutamento non è unico, univoco, irreversibile e irrimediabile. I mutamenti di Transghost compiono infatti una modifica della percezione del sé e della società.

Il termine “ghost” indica la materia attraverso cui i corpi fisici diventano metafisici. I fantasmi non prolungano gli organismi nell’immaginario, ma topologizzano la materialità dei corpi.44Foucault, Theatrum Philosophicum, «Critique», 282, novembre 1970.
Questa dimensione fantasmatica svincola il corpo dal dilemma vero-falso, essere-non essere, per attuare una pratica ludica di finzione del corpo che si costituisce come egualmente importante rispetto alla sua fisicità.

Il nostro tratto più riconoscibile è lo zentai.

Transghost rientra nelle teorie e pratiche queer e nella trasversalità e pluralità dei discorsi che si attivano a partire dal corpo come spazio privilegiato di iscrizione di identità.

Come Transghost, esercitiamo la nostra azione sulle relazioni di potere, al fine di sovvertire qualsiasi gerarchia di dominio sulla base di sesso, genere, etnia ed età, e produciamo resistenza alla totale comprensione del sé e dell’altro, evitando un processo di codifica e riconoscimento identitario in categorie prescrittive. In questo senso, con un certo grado di consapevolezza, ogni persona può essere Transghost.

Il nostro tratto più riconoscibile è lo zentai, una tuta integrale e aderente che utilizziamo come superficie epidermica per nascondere i nostri tratti fisionomici distintivi, quali il volto e il colore della pelle.55In origine lo zentai di colore nero veniva utilizzato dai burattinai nel teatro tradizionale giapponese del Bunraku, allo scopo di confondersi con il fondale nero. La stessa tecnica viene utilizzata anche nel cinema per la realizzazione di effetti speciali in chroma key o rielaborazione digitale. Un ulteriore utilizzo dello zentai, fuori dal contesto artistico, avviene nelle pratiche BDSM della sottocultura fetish.

Seguendo i principi delle pratiche BDSM, utilizziamo lo zentai come una vera e propria “seconda pelle” che ci permette di presentarci come soggetto anonimo – non invisibilizzato.

Sopra lo zentai, indossiamo ulteriori abiti e accessori. La scelta di ogni outfit è ponderata secondo criteri che riflettono e si scontrano con alcuni meccanismi della vestizione quotidiana, e che analizzano i processi e i principi della moda. Come Transghost, non intendiamo seguire un trend stagionale, o indossare abiti di costose collezioni, ma ci interroghiamo sui paradigmi che portano un indumento a essere un oggetto di moda, domandandoci cosa, come e perché indossiamo un abito e quale significato abbia indossarlo in un determinato contesto. Essere Transghost, però, non riguarda solo il modo in cui si indossano abiti particolari. Esistono infatti condizioni non facilmente riconoscibili che producono nel corpo saperi e pratiche Transghost.

Transghost attraversa il corpo di ogni individuo tramite la performatività finzionale dell’identità.“…Transghost attraversa il corpo di ogni individuo tramite la performatività finzionale dell’identità.” Va inteso dunque che l’utilizzo dello zentai è una delle possibili pratiche di finzione.

Transghost si fa carico della riabilitazione semantica del concetto di “superficie”, socialmente e tradizionalmente connotato da un pregiudizio che predilige e valorizza l’interiorità e la profondità come dati di maggiore rilevanza; un pregiudizio che genera di fatto una realtà più profonda dell’esperienza umana, nella cui sede è rintracciabile la parte ritenuta maggiormente vera del soggetto. Come Transghost rifiutiamo invece l’idea che esista una realtà celata, un fondo complesso in cui risieda l’unicità del soggetto: «Ciò che vi è di più profondo nell’uomo è la pelle […] Per quanto scaviamo […] siamo sempre ectoderma».66Paul Valéry, Lidea fissa, Adelphi, Milano, 2008, p. 15.

La nostra consapevolezza del corpo implica anche una riflessione sulle sue funzioni incorporee (linguaggio parlato, memoria, sogno, pensiero), sulle funzioni indipendenti dalla volontà del soggetto (non ho scelto io il mio corpo / non ho la volontà di decidere se far battere il mio cuore) e sulla mutevolezza del corpo (il corpo è sempre differente da sé stesso a causa del trascorrere del tempo).

I concetti descritti partecipano in Transghost alla definizione di “superstizione”: essa si riferisce alla parte del corpo che tende all’immateriale. La parola è un composto dei termini latini super- e stitio, ovvero “ciò che sta sopra”, senza tuttavia implicare necessariamente una struttura gerarchica del corpo, tra dentro/fuori o sopra/sotto, né tantomeno la ricca tradizione di credenze soprannaturali o di pratiche rituali legate ai culti misterici.

In Transghost, l’accezione di superstizione procede invece in modo identico al concetto di superficie e ne porta con sé tutti gli apparati incorporei del corpo. Pensiero, memoria, sogno e funzioni involontarie non sono prodotti dalla distinzione tra corpo e mente, non sono termini che intendono un’interiorità inesplorata e profonda, non sono prediscorsivi o succedanei del corpo; essi sono piuttosto corpo inteso come superficie intangibile.

Come Transghost non generiamo Soggetti maggioritari o super-esseri, ma produciamo opacità nella consapevolezza di non poter conoscere totalmente noi stessi e gli altri.77Transghost assume i termini dell’opacità, teorizzati da Glissant in Poetica della Relazione (1990).
Con “opacità” intendiamo il processo di comprensione che mira alla consapevolezza di non poter essere ridotto a un unicum. “Com-prendere” significa mettere a rapporto la differenza tra gli altri e me senza generare gerarchie di valori.

Concept by ©-ness (Rooy Charlie Lana and Giulia Zulian). Director: Rooy Charlie Lana. Camera: Rooy Charlie Lana. First Assistant: Giulia Zulian. Styling: Giulia Zulian. Zentai Designer: Giulia Collesei and Ernesto Molin. Sound Designer: Davide Arban. Set Designer: Rooy Charlie Lana. Editor: Rooy Charlie Lana. Starring the fabulous Robita

 

In che modo si può essere Transghost

A partire dal dato biologico e biografico di ogni individuo, l’identità Transghost attraversa il corpo in due principali modalità:

  • Esoterica:
    attua nel corpo un mutamento riconoscibile allo sguardo;
    agisce secondo schemi fuori dal sistema normativo;
    la società percepisce nettamente il modo in cui Transghost agisce.
  • Essoterica:
    attua nel corpo un mutamento non sempre riconoscibile allo sguardo;
    comprende e critica le falle del sistema normativo;
    la società non sempre percepisce il modo in cui Transghost agisce.

Per esempio, l’utilizzo dello zentai è riconosciuto come pratica esoterica di Transghost. Le pratiche in cui non è previsto l’uso dello zentai potrebbero invece essere ricondotte all’essoterismo Transghost.

Transghost è un modo di esercitare il corpo alle pratiche di dissoluzione dell’identità come categoria fissa e immobile. Transghost è un modo di esercitare una minorazione degli apparati di Natura“…Transghost è un modo di esercitare una minorazione degli apparati di Natura” per rivendicare la totalità del corpo e le sue pratiche discorsive fuori dalle gerarchie di dominio.

I motivi per cui ci riconosciamo come Transghost possono essere molteplici; alcuni di essi hanno a che fare con il disagio di attenersi a convenzioni sociali e culturali tra cui:

  • dover soddisfare canoni estetici di bellezza;
  • dover attuare meccanismi e agire secondo schemi non aderenti alle proprie volontà;
  • doversi raccontare in autonarrazioni fantastiche per soddisfare le aspettative altrui;
  • dover continuamente celare importanti verità del corpo e dell’identità;
  • dover essere chiari e trasparenti allo sguardo della società, rinunciando alla propria complessità e alla sua comprensione;
  • dover pretendere di sapere chi sono/siamo.

I principi dell’identità Transghost sono:

  • non intendere il corpo biologico (quale dispositivo di sesso, genere, etnia) e i dati anagrafici come le uniche verità possibili a livello politico e sociale;
  • dismettere la realtà anatomica come verità che definisce i corpi in modo assoluto;
  • sospendere il dato biografico, dichiarandosi temporaneamente senza alcun nome anagrafico. Transghost diviene infatti termine unico di identificazione e riconoscimento;
  • agire fuori dal sistema che assoggetta e differenzia i corpi sulla base del privilegio posto dall’idea di Natura;
  • provare piacere nell’attuare pratiche all’infuori del sistema riproduttivo ed eteronormato;
  • attuare processi di auto-finzione nel corpo come strumento di liberazione.

 

Intenti operativi Transghost 

Ogni individuo ha il diritto di definire la propria identità in modo libero da vincoli prescrittivi di ordine sociale e culturale. La libertà nella definizione della propria identità si applica attraverso la rinuncia di un’identità sessuale fissa e determinata naturalmente. L’individuo rinuncia ai benefici e ai privilegi che potrebbero derivare dalla naturalizzazione delle pratiche e delle azioni che compie. Ogni individuo dovrebbe riconoscere sé stesso al di fuori del dominio di genere, sesso, etnia, età anagrafica. In questo senso, Transghost è la versione del corpo libera da schemi sociali e culturali determinati. Transghost performa e produce realtà attraverso gli strumenti della finzione.

La performatività di ogni individuo si attua in un costante baratto tra la componente biologica del corpo, i dati anagrafici, le dinamiche sociali e culturali preesistenti e i conseguenti processi di finzione dell’io, quali ad esempio l’“auto-finzione”.88L’auto-finzione è una tecnica narrativa frequentemente utilizzata in letteratura, che consiste nella scrittura di un testo autobiografico ma la cui storia è da interpretarsi come fittizia poiché non risponde alla realtà dei fatti avvenuti e non è attendibile come testimonianza. Tuttavia, la finzionalità di questo racconto non sempre è codificabile, poiché si situa nel problematico rapporto tra verità e menzogna, realtà e finzione, tra memorie, desideri e sogni che appartengono all’autore.

L’auto-finzione è invenzione e reinvenzione di sé, in un costante auto-attacco e messa in discussione dell’attendibilità della propria memoria. Fuori dal contesto letterario, l’auto-finzione diventa uno strumento utile al processo di liberazione del corpo da condizionamenti prescrittivi.

Per noi non è importante comprendere se il racconto e la narrazione di sé e del proprio corpo stia in un rapporto di verità; come Transghost crediamo nella possibilità che tale rapporto liberi il corpo da forzati costrutti sociali e culturali.

La pluralità dei discorsi che si attivano a partire dalla declinazione della finzione dell’identità si amplia nel rapporto con i social media e con le comunità di gioco digitale. Tuttavia bisogna ben distinguere tra Catfish, Avatar e Transghost. In noi il rapporto di finzione avviene sempre nella materialità del corpo; si attua nel piano dell’onlife e può prendere forma anche online.

Assunto dunque che l’identità è una componente dell’umano che gioca sulla soglia tra realtà e finzione dei significanti e significati del corpo, le teorie politiche ed estetiche dei corpi devono essere inglobate in un campo di sperimentazione che vede nella finzione la possibilità di liberazione del corpo.

In questo senso le teorie performative legate alla scena artistica ci aiutano a intendere il corpo nella sua presenza sempre materialmente, spazialmente e temporalmente situata in continua relazione tra sé e gli altri.

Concept by ©-ness. Rooy Charlie Lana and Giulia Zulian. Graphic design: Rooy Charlie Lana

 

Mappa dell’identità Transghost 

La Mappa dell’identità Transghost (MIT) permette di esplorare tutta la gamma di possibilità che il soggetto ha di essere o non-essere, rispetto ai dati biologici e anagrafici di partenza, lo sguardo della società, la capacità di attuare processi di finzione e la consapevolezza di non poter conoscere totalmente sé stessi e gli/le altri/e.

La MIT è:

  • uno strumento di lettura immediato per chi si avvicina per la prima volta all’identità Transghost;
  • una cartografia mobile delle varie possibilità di essere attraversati dall’identità Transghost;
  • un percorso di ricerca della propria identità Transghost;
  • un importante ausilio per approfondire ulteriori conoscenze Transghost;
  • un metodo organizzato per aumentare la propria consapevolezza Transghost.

La MIT, infatti, è un dispositivo che produce materia, pratiche e saperi, organizzati secondo precisi schemi metodologici.

Non esiste un ordine prestabilito di lettura o di interpretazione della mappa. Ogni Transghost può indagarla secondo la propria volontà, e rispecchiarsi nei diversi ambiti a seconda del suo grado di consapevolezza.

Ogni Transghost può sviluppare affinità differenti alle varie sezioni della mappa, alle quali corrispondono pratiche e saperi dei corpi Transghost che vengono espletati da specifici e appositi esercizi.

Tuttavia, per facilitare la lettura e la comprensione di MIT, esiste un punto di inizio (starting point) che coincide con una zona specifica della mappa: body fiction. L’indicazione di inizio serve a far comprendere al lettore, fin da subito, che il corpo è materia modellabile e modellata su schemi socio-culturali. La lettura del Manifesto Transghost (così come molte altre letture sulla costruzione del corpo e dell’identità) rivela la funzione stessa di body fiction.

La mappa si divide in tre macroaree denominate Crystal. I Crystal sono le modalità in cui il corpo Transghost è organizzato. Essi sono i modi in cui si prende consapevolezza dell’insieme delle componenti che partecipano alla costruzione del corpo e dell’identità Transghost.

I Crystal sono:

  • SFI: Spettro della Finzione Identitaria;
  • DT: Desiderio Terreno;
  • DA: Desiderio Astrale.

SFI è il modo in cui il soggetto sviluppa e produce pensiero sul proprio corpo e sulla propria identità. In esso il soggetto inizia ad attivare meccanismi di finzione e liberazione. DT è il modo in cui il soggetto rileva l’importanza della superficie. In esso il soggetto attiva pratiche e saperi nel rapporto che instaura con altri corpi. DA è il modo in cui il soggetto rileva l’importanza della superstizione. In esso il soggetto attiva pratiche e saperi nel rapporto con le funzioni intangibili del corpo.

Angolo opaco è una porzione di SFI che racchiude i termini dell’opacità, ovvero l’incapacità di conoscere totalmente sé stessi e gli altri.

Le Room corrispondono alle modalità in cui Transghost viene percepito, pensato e agito in specifici contesti. Le Room sono le componenti che articolano il corpo e l’identità Transghost. Esse corrispondono a particolari luoghi o condizioni in cui Transghost agisce.

Il Piano Dust è una griglia di posizionamento composta da due rette bivaloriali, quali l’asse verticale perfomatività/spettatorialità e l’asse orizzontale corpo/società. Le rette dividono la mappa nelle quattro aree semantiche che partecipano alla costruzione di ogni identità.

Nell’asse orizzontale influiscono le Vie di dematerializzazione. La via sinistra produce un’intangibilità della materia del corpo che procede dalla SFI, nello specifico da body fiction fino al DA. La via destra produce una dematerializzazione della società che procede dal DT fino alla SFI in auto-fiction. È riscontrabile dunque che corpo e società non siano enti sempre tangibili, e il loro materializzarsi corrisponde anche a una funzione simbolica che supera il reale.

Le Linee Modali descrivono le qualità fantasmatiche di Transghost. La linea di topologizzazione individua nel corpo le modalità in cui Transghost si manifesta esotericamente, e procede da body fiction in SFI fino a DT. La linea di immaginazione individua nel corpo le modalità in cui Transghost agisce essotericamente, e procede da auto-fiction in SFI fino a DA. La loro intersezione non produce una divisione della mappa in aree significanti, quanto invece costituisce una possibilità di incrociare e collegare modalità opposte.

©-ness, Bidet To Ride, starring Robita, Styling Giulia Zulian, Zentai designer Giulia Collesei and Ernesto Molin, photo by Rooy Charlie Lana.

 

Eserciziario delle pratiche Transghost

Gli esercizi qui riportati vanno intesi come saperi Transghost. Le pratiche, infatti, devono essere considerate come saperi del corpo. Lo scopo dell’eserciziario è di trasmettere ai corpi i saperi Transghost. Gli esercizi vanno intesi come pratiche di sperimentazione del corpo che ampliano la consapevolezza dei vari ambiti in cui agisce l’identità Transghost. Non collaborano all’idea di una migliore prestazione di Transghost, infatti non sono ordinati per livelli di difficoltà. L’eserciziario, quindi, non è da intendere come strumento per allenare il corpo. Non è infatti nell’esecuzione quotidiana degli esercizi che si potenzia l’identità Transghost, in quanto Transghost non è in relazione con il concetto di potenziamento“…Transghost non è in relazione con il concetto di potenziamento”.

Ogni esercizio si misura con la capacità del corpo di accogliere i mutamenti superficiali attuabili in Transghost. Questi esercizi non sono determinati dal loro tempo di esecuzione, ma vivono nella capacità di essere successivamente riscoperti nella quotidianità. Servono a comprendere meglio la propria identità Transghost, ma non intendono vincolare Transghost ai soli limiti delle pratiche di esecuzione.

Ogni esercizio è associato a una specifica Crystal-Room della MIT, ed esplora la modalità pratica in cui l’identità Transghost agisce nella specifica area della MIT. Gli esercizi sono pratiche esoteriche e/o essoteriche Transghost; si possono svolgere in solitaria o in collettività. Spesso gli esercizi comportano l’uso di particolari strumenti, e si svolgono in determinati luoghi, scelti come zona ideale per il soggetto che attua la pratica.

Qui di seguito riportiamo tre esercizi. Essi appartengono ai tre Crystal della MIT.

Nome esercizio: Specchio riflesso

MIT: Crystal SFI, Room Self-opacity

Tipologia di pratica: essoterica, solitaria

Numero di Transghost: 1

Materiale: uno specchio

Luogo: bagno di casa

Scopo dell’esercizio: offuscare la propria percezione e disconoscere il nome anagrafico

Descrizione dell’esercizio

Scegli un momento della giornata in cui sei solə in casa, in modo da non avere distrazioni o interferenze. Entra in bagno e chiudi la porta a chiave. Posizionati davanti allo specchio. Osserva la tua immagine riflessa. Fai in modo che il volto sia ben visibile e non vi siano oggetti alle tue spalle che interferiscono con la tua immagine allo specchio. Inspira ed espira con calma.

Prendi in analisi ogni parte del volto. Inizia scrutando i confini della tua figura riflessa. Osserva se la tua pelle è secca o grassa. Nota le irregolarità della pelle, se ci sono occhiaie. Successivamente sposta lo sguardo verso le sopracciglia, il naso, le labbra e infine gli occhi. Quando sarai soddisfattə dell’analisi del tuo volto e ti riconoscerai per ogni parte che lo compone, fissa un punto della tua immagine riflessa e concentrati solo su di esso. Cerca di non sbattere le ciglia, anche se questo ti procurerà un po’ di bruciore agli occhi. Come in un mantra, inizia a ripetere a voce alta il tuo nome. Continua a ripetere il nome fino a quando non sarai più in grado di formularlo correttamente a livello fonetico. Continua oltre, fino a quando non riconoscerai più il senso del tuo nome e la sua appartenenza al tuo corpo. Tieni fisso lo sguardo sulla figura riflessa, finché la tua immagine risulterà estranea, manipolata, slabbrata, offuscata, annebbiata. Finché lo sguardo, che ricambia il tuo, non ti sia più familiare, finché non sarai più in grado di vedere correttamente.

Quando la tua vista e il tuo linguaggio saranno del tutto dissociati, chiudi gli occhi e appoggia comodamente il corpo alla parete o sul pavimento. Ricorda di fare un profondo respiro prima di riaprire con calma gli occhi e tornare alla quotidianità della vita.

 

Nome esercizio: Abito l’abito

MIT: Crystal DT, Room Fashion

Tipologia di pratica: esoterica o essoterica, solitaria

Numero di Transghost: 1

Materiale: un letto, un paio di scarpe, numero variabile/a scelta di indumenti

Luogo: armadio, camera da letto

Scopo dell’esercizio: creare un outfit secondo un criterio di non indossabilità e renderlo abitabile

Descrizione dell’esercizio

Analizza il tuo guardaroba e focalizza la tua attenzione su quei capi che non indossi nel quotidiano. In questo esercizio ricorda di non indossare mai gli abiti, nemmeno per prova. Seleziona tra essi un outfit che non ricada nelle tue scelte ordinarie. L’outfit selezionato, infatti, non deve assecondare logiche di vestizione per occasioni mondane o per ricorrenze speciali. L’outfit che scegli è il risultato del tuo desiderio. In questa scelta, preferisci ciò che non potresti più indossare o che non sapresti come indossare. Abbina liberamente i capi, senza dare troppo peso a un criterio di composizione visiva, senza farti limitare da principi di avvenenza o da un approssimativo senso di bello estetico. Tenta di uscire dai tuoi schemi ordinari e osa costruire un outfit per te non abituale. Per ogni capo, chiediti: che cosa indosseresti e perché? Come lo indosseresti? Cosa significherebbe indossarlo?

Scegli gli accessori che completeranno il tuo outfit. Le scarpe sono un accessorio indispensabile e necessario allo svolgimento dell’esercizio. Gli altri accessori potrebbero essere: calzini, copricapi, gioielli, cinture, guanti, occhiali ecc.

L’outfit finale risponderà ai tuoi desideri di liberazione del corpo.

Poni i capi sul letto e segui questo ordine di posizionamento:

  1. Disponi gli abiti sul letto come a formare una sagoma umana. Al centro del letto posiziona gli abiti della parte superiore del corpo, ove previsti. Posiziona la parte inferiore dell’outfit nella porzione di letto sottostante e, ove prevista, falla ricadere sulla sponda fino a terra. Per es.: al centro del letto è posta la giacca, al cui bordo inferiore si trovano adiacenti i pantaloni lunghi, le cui gambe si distribuiscono sulla sponda del letto fino a toccare terra.
  2. Se è previsto più di uno strato di vestiti, sia nella parte superiore che in quella inferiore, gli abiti si posizioneranno secondo l’ordine di vestizione: gli indumenti indossati per primi (per esempio l’intimo) verranno posti in cima alla pila. Gli abiti indossati per ultimi (per esempio il cappotto) verranno posti alla base della pila di indumenti.

Una volta sistemata la tua sagoma di vestiti, spogliati completamente fino a rimanere nudə. Nella versione esoterica dell’esercizio indossa lo zentai.

Indossa adesso tutti gli accessori scelti.

  1. Una volta accessoriato il corpo nudo – o in zentai – disponiti a pancia in giù e distenditi sopra il tuo outfit, cercando di rimanere con la punta delle scarpe e dei piedi ancorata a terra. Rimani immobile fino a quando non riuscirai a percepire, su tutta la superficie anteriore del corpo, la sensazione prodotta dai vari tessuti e materiali. Quali sensazioni producono sulla tua epidermide, quali informazioni ti comunicano, che cosa percepisci di nuovo?
  2. Successivamente cerca di muoverti in modo delicato al fine di non scomporre la sagoma dell’outfit. Cerca di abitare superficialmente i tuoi indumenti. Essi ti accolgono e ti proteggono senza doverli necessariamente indossare. Percepisci la forza e il potere che trasmettono al tuo corpo.
  3. Distenditi supinə sopra la sagoma di indumenti. Prova a percepirne nuovamente le sensazioni.
  4. Infine, torna erettə, dando le spalle alla sagoma che hai abitato. Cerca di proiettare intorno al tuo corpo la potenza dell’outfit. Immagina che gli abiti ti avvolgano e ti vestano.

 

Nome esercizio: Memory Foam

MIT: Crystal DA, Room Memoria

Tipologia di pratica: esoterica o essoterica, solitaria

Numero di Transghost: 1

Materiale: un ricordo felice e lontano nel tempo

Luogo: un luogo solitario e immerso nella natura

Scopo dell’esercizio: prolungare la sensazione di un ricordo e fissarla nel corpo

Descrizione dell’esercizio

Recati in un luogo isolato e possibilmente aperto nella natura. Trova un posto particolare in cui ti senti a tuo agio e al sicuro. Trova una posizione comoda e inizia a rilassarti. Prova a indagare un ricordo vivido del tuo passato abbastanza remoto. Cerca di ricordare il contesto in cui sei vissutə, ampliando senza una progressione cronologica la portata della tua memoria. Inizia a portare nel corpo tutte le sensazioni che i ricordi ti suscitano. Espandi la tua memoria e distendila come superficie vivida sulla tua pelle. Cerca di allontanare i ricordi nefasti che solitamente si stagliano per primi sulla memoria a lungo termine. Procedi con lentezza, non esiste un ricordo immediato o facile. Ripeti piuttosto i ricordi migliori e cerca di trovare la maggior parte dei dettagli. I ricordi sono materia plasmabile e si tingono anche delle costruzioni e delle immaginazioni successive. Non cercare di abbandonare tali ricostruzioni per una versione più autentica, ma vivi il ricordo in tutta la sua frammentarietà e nella sua fantastica evoluzione. Una volta trovato un ricordo piacevole, soffermati su di esso. Analizza un preciso istante e modifica il tuo corpo e la sua posizione nel tentativo di ri-attuarlo nel presente. Cerca quindi di rendere il corpo disponibile alle modifiche del ricordo, come se corpo e memoria fossero plasmabili vicendevolmente. È proprio nella posizione del tuo corpo che il ricordo prende spazio e si ricarica delle sensazioni più vivide. Il tuo corpo diventa il ricordo. Il corpo infatti è una materia mnemonica. Persisti in quella piacevole azione e libera il corpo-ricordo. Termina l’esercizio quando sentirai esaurita nel corpo la portata dell’evento.

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di -ness
  • -ness è un collettivo artistico fondato a Venezia nel 2019. La sua ricerca prende avvio dalle arti performative per sviluppare una riflessione teorica e pratica dentro gli studi queer, con una specifica analisi dell’identità Transghost. La performance OH MY GHOST! è supportata da Centrale Fies – Art Work Space. ness.performanceart@gmail.com
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