Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Cybernetic Culture Research Unit

Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

K-studies

Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

Avery Dame-Griff, Barbara Mazzolai, Elias Capello, Emanuela Del Dottore, Hilary Malatino, Kerstin Denecke, Mark Jarzombek, Oliver L. Haimson, Shlomo Cohen, Zahari Richter
Nuove utopieTecnologie

Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

La putrefazione. Il cadavere e l’inizio della sua vita
Magazine, MORIRE – Part I - Gennaio 2018
Tempo di lettura: 14 min
Stefano Menichini

La putrefazione. Il cadavere e l’inizio della sua vita

Che cosa prova chi lavora con i cadaveri? L’American Way of Death tra deumanizzazione e cura estetica della salma.

Robert Zemeckis – Death Becomes Her – 1992.

 

Introdotto l’American way of death e impostato il dibattito che ne infiamma la letteratura di riferimento nell’articolo precedente, possiamo ora occuparci del rituale funebre americano percorrendo le diverse fasi che portano l’industria della morte a trasformare il corpo morto da rifiuto biologico putrescente a immagine finita e asettica del vivo, da presentare come fosse un dormiente alla platea di condolenti durante la veglia. Seguendo insomma le orme lasciate dal cadavere, conosceremo la storia, le professioni, le azioni e i luoghi che sovrintendono il funerale statunitense. Partiamo dunque dalla putrefazione, conseguenza istantanea dell’avvenuto decesso, non prima di aver fornito qualche concetto riguardante il corpo morto e le risposte culturalmente determinate alla sua decomposizione: nessi utili a comprendere l’atteggiamento e la psicologia di tanatoprattori e funeral director dinanzi al cadavere putrescente che andrà poi imbalsamato e imbellettato.

 

Antropo-poiesi, tanato-morfosi e tanato-metamorfosi: l’intervento dell’uomo e l’azione della natura

Occupandoci di un rituale, l’antropologia rappresenta la nostra disciplina di riferimento, tuttavia «la morte ha occupato uno spazio piuttosto marginale nella teoria antropologica, almeno fino agli ultimi venticinque anni».11A. Favole, Resti di umanità. Vita sociale del corpo dopo la morte, Laterza, Roma-Bari 2008, p. 18.
Tra i motivi della reticenza degli antropologi nel trattare il tema, il tabù vigente nel discorso sulla morte individuato da Gorer nella società occidentale ha avuto sicuramente grande influenza nel lavoro di «osservazione partecipante» degli antropologi. I pionieri di un’antropologia della morte, Robert Hertz e Arnold Van Gennep, hanno posto l’accento sulle credenze che le popolazioni elaborano riguardo al destino dei defunti e sui riti mediante cui si accompagna la loro transizione (ovvero sugli aspetti meno drammatici e più «addomesticati»), mentre hanno rivolto minore attenzione alle diverse modalità di trattamento del cadavere,22Nonostante si faccia risalire l’origine dell’antropologia proprio alla comparazione del trattamento del cadavere da parte di Greci e Barbari, operata da Erodoto (Cf. U. Fabietti, Elementi di antropologia culturale, Mondadori, Milano 2010, p. 3).
nonostante esse «possano essere molto significative per comprendere il modo in cui la società disegna il confine e di rimando riflette sul senso della propria umanità».33Favole, cit., p. 16.
Con il definitivo smascheramento della «morte proibita» e dei suoi meccanismi da parte di Ariès, l’antropologia della morte ha rinnovato la sua spinta e prodotto grandi classici che, considerando quest’ultimo aspetto alla pari degli altri, lo inseriscono tra gli interventi culturalmente determinati che il corpo umano subisce durante tutta la sua esistenza.

Con l’espressione «antropo-poiesi» (dal greco antropos, ‘uomo’, e poiein, ‘fare’), l’antropologia ha cercato di riassumere le molteplici procedure di ordine pratico, intellettuale e rituale attraverso cui le società pervengono a un modellamento della realtà umana. Con tali operazioni la cultura modella non solo le idee e le emozioni dell’uomo, ma soprattutto il suo organismo, il suo corpo: «ogni intervento antropo-poietico, per il fatto stesso di modellare e dar forma, presenta implicazioni di natura estetica».44F. Remotti, Fare umanitàI drammi dell’antropo-poiesi, Laterza, Bari 2013, p. 79.
Il corpo è sempre e comunque veicolo di significati antropologici, e il messaggio corporeo fa pressoché totale affidamento sull’apparenza e sulla percezione sensoriale.

Ogni intervento antropo-poietico ha a che fare con il tempo. Le società organizzano la propria azione in successione temporale e non lasciano che gli individui si s