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Superdiversità su Internet: un caso dalla Cina
Magazine, HYPER – Part II - Maggio 2020
Tempo di lettura: 30 min
Piia Varis, Xuan Wang

Superdiversità su Internet: un caso dalla Cina

MC Liangliang e il super-vernacolare globale dell’hip hop di Internet.

Higher Brothers, gruppo hip hop cinese proveniente da Chengdu.

In questo articolo, pubblicato per la prima volta nel 2011 su «Diversities», rivista accademica edita da UNESCO fino al 2013, e aggiornato in occasione della sua ripubblicazione su KABUL magazine, le autrici Piia Varis e Xuan Wang analizzano il web come spazio della superdiversità per antonomasia, in cui singoli individui, gruppi e intere comunità possono trovare infinite opportunità di espressione di sé. In altre parole, Internet rappresenta in potenza una safe zone per tutte le sottoculture e le minoranze che non sempre nello spazio fisico possono o riescono a esprimersi. Su Internet, tuttavia, la diversità non è garantita e preservata in tutte le occasioni, e si scontra anzi spesso con forme di controllo e di censura, nonché con i tentativi di normativizzazione attuati dalla politica e dalle società. Tali aspetti vengono scandagliati in profondità dalle due ricercatrici attraverso l’analisi di uno specifico caso studio, quello del rapper pechinese MC Liangliang, che attraverso la sua attività di comunicazione ed espressione di sé online si configura quale esempio significativo del fenomeno contemporaneo dell’hip hop globale di Internet, uno spazio e una cultura superdiversi contraddistinti da un proprio linguaggio specifico (quello che le due autrici definiscono appunto un “super-vernacolare globale”) e da simboli riconoscibili e ben codificati a partire da un immaginario culturale transnazionale e condiviso.

Il testo è stato selezionato in occasione di Dancing is what we make of falling 2 (OGR – Officine Grandi Riparazioni, Torino), a cura di Valentina Lacinio e Samuele Piazza, e qui tradotto e diffuso per la prima volta in italiano.


Introduzione: Internet e la Superdiversità

Internet può essere visto come un ingranaggio fondamentale nei processi di globalizzazione e nello sviluppo della superdiversità (Vertovec 2006, 2010). Il World Wide Web apre canali di comunicazione completamente nuovi, generando forme linguistiche e culturali inedite, e nuove opportunità per la costruzione di identità (si vedano Sundén 2004; Baron 2008; boyd11danah boyd non scrive il suo nome utilizzando le maiuscole. Nel riferirci a lei abbiamo seguito questa sua scelta.
2009). La tecnologia ha fatto sì che infrangere i confini del mondo in cui effettivamente viviamo sia più facile“…La tecnologia ha fatto sì che infrangere i confini del mondo in cui effettivamente viviamo sia più facile”, lo ha esteso nel e oltre lo schermo, e ci ha consentito di essere coinvolti in attività locali e translocali attraverso mezzi precedentemente non disponibili. Volendo spiegare il mondo di oggi, tutto ciò non può essere ignorato, e le discussioni sulla superdiversità dovrebbero prendere in considerazione il significato di Internet nella complessificazione della natura della comunicazione umana e dei rapporti con gli altri, dei movimenti transnazionali e delle migrazioni e, più in generale, della vita sociale e culturale. Ciononostante, in questo ambito dovremmo altresì usare cautela nel parlare di ottimismo. La cosiddetta “rivoluzione di Internet”, di cui siamo stati testimoni più o meno nelle ultime tre decadi, attira molti con la promessa di uno spazio superdiverso per eccellenza – uno spazio di possibilità apparentemente infinite di espressione del sé, per progetti di vita individuali e formazione di comunità. Le ideologie più diffuse riguardo Internet ci presentano spesso l’immagine di un mondo online saturo di opportunità e aspirazioni, in cui il singolo può abbandonarsi in infiniti processi creativi immaginando e costruendo sia se stesso che gli altri.

Mentre può essere un’ovvietà affermare che la vita su Internet sia straordinariamente innovativa e diversificata, è necessario riconoscere che questa felice eterogeneità rappresenta solo una porzione del panorama. Come spesso accade nel mondo offline, le regole e le norme devono essere considerate anche negli spazi online. Come abbiamo dimostrato altrove (Varis et al. 2011), non solo online esistono limitazioni, ma queste sono tanto importanti quanto le opportunità offerte da Internet: hanno effetti determinanti sul modo in cui gli utenti di Internet hanno la possibilità di implementare e sviluppare repertori di identità, lasciarsi coinvolgere dagli altri e formare comunità. Pur facilitando un continua “diversificazione della diversità” (Vertovec 2006:1), Internet è anche uno spazio in cui la diversità è controllata, ordinata e ridotta. Tale controllo coinvolge forme sia esplicite di normatività (per esempio, policy legate all’utilizzo di Internet possono essere osservate in contesti geopolitici diversi, come quello cinese), che più implicite, che emergono e sono negoziate e monitorate attraverso micro-pratiche online. La normatività online non è meno importante o complessa di quella offline; al contrario, la vita online viene persino ricoperta dall’irrefrenabile velocità e portata della comunicazione, così come da un’inedita eteroglossia, tutte cose che complicano ulteriormente il quadro generale (cf. Leppänen & Elo). Il coinvolgimento in questo nuovo ambiente online guidato dalla diversità, che è sia il risultato che la conseguenza di queste eterogeneità e policentricità, richiede spesso un orientamento verso forme di normatività più sfumate e mescolate rispetto a quelle precedenti, poiché le azioni online sono influenzate da una vasta gamma di orientamenti. Per poter comunicare e per lasciarsi coinvolgere in modo costruttivo in azioni (sub)culturali, potrebbe essere necessario osservare diversi strati di normatività attraverso cui la superdiversità (online) è controllata e strutturata da forze multi-scala.

Tizzy T, un altro esempio di rapper cinese di successo, qui in un frame del videoclip di Millie, 2018.

Prestare attenzione alle dinamiche tra libertà, creatività e normatività è cruciale al fine di ottenere una comprensione dettagliata e sottile della superdiversità su Internet; tuttavia, va messo in discussione più approfonditamente il funzionamento di questa dinamica e, in maniera ben più fondamentale, quali siano le forme di normatività in gioco e fino a che punto queste organizzino le pratiche online. L’attenzione al lavoro di ordine, coercizione e potere nel cyberspazio è necessaria per affrontare l’attuale programma di arricchita teorizzazione di concetti quali “superdiversità” e “globalizzazione” delle scienze sociali (si vedano Blommaert & Rampton; Arnaut, questo volume; Blommaert 2010; Blommaert & Varis 2011; Varis di seguito).

Questo capitolo è incentrato sulle sfide appena delineate, e a breve illustreremo l’utilizzo della normatività e della creatività su Internet esaminando un caso cinese22Il caso qui discusso è basato sul lavoro effettuato sul campo (online) da Xuan Wang per la sua ricerca di dottorato, tra l’autunno del 2010 e la primavera del 2011. Il lavoro ha incluso un periodo iniziale di quattro mesi di osservazione online delle attività connesse all’hip hop che circondavano MC Liangliang e la sua crew (performance musicali, blog, discussioni online con fan e “nemici”). Dopo qualche interazione online e alcune interviste con MC Liangliang fatte dalla ricercatrice senza recarsi in Cina, nel 2011, a Pechino, si è svolta una seconda intervista con il rapper. A quest’ultima sono seguiti ulteriori contatti e osservazioni via Internet.
– un rapper di Pechino e il suo coinvolgimento online nelle correnti globali delle culture hip hop. Vi sono ragioni convincenti dietro alla scelta di questo focus, tra cui la più elementare è il ricco esempio di semiotizzazione (cioè la creazione di significato attraverso varie risorse semiotiche) offerto dalla comunicazione online e dalla creazione di identità nel contesto della globalizzazione. L’uso di risorse multimodali (testi, immagini e suoni) e multilingue (cinese, inglese e coreano) e la narrazione metapragmatica delle pratiche culturali (come fare hip hop online), come vedremo a breve, sono ambiti di produzione di creatività e normatività. In secondo luogo, trattandosi di “Internet hip hop” – creato e pubblicato online –, raccoglie insieme due forme tipiche della superdiversità nel contesto della globalizzazione culturale. L’hip hop è “il più profondo e più sconcertante movimento culturale, musicale e linguistico del tardo XX/primo XXI secolo” (Alim 2009:3), costituito da un linguaggio incredibilmente eteroglosso e innovativo e da altre pratiche culturali (si vedano Pennycook 2003, 2007a, 2007b; Alim et al. 2009; Westinen 2014), e il suo sviluppo online come sottocultura di Internet espande enormemente il suo potenziale nella superdiversità, nonostante appaia comunque influenzato da forze normative.

Come emergerà più avanti, il coinvolgimento dei due veicoli di superdiversità, nel nostro caso, non porta necessariamente a uno sdoppiamento della libertà e della creatività nei comportamenti discorsivi. Piuttosto, ogni opportunità creativa va di pari passo con la normatività che è stratificata e opera su scale/livelli diversi. Il nostro caso studio adotta un approccio empirico ed etnografico “dal basso verso l’alto” (si vedano Hymes 1996; Blommaert 2005; Rampton 2007; Cora Garcia et al. 2009; Juffermans 2010). Ciò ci consente di sviluppare una comprensione più dettagliata e sofisticata di questo nuovo ambiente comunicativo e del modo in cui opera attraverso la granularità fine dell’uso che gli utenti di Internet fanno del linguaggio. Infine, creeremo un confronto critico con la Cina che, pur essendo spesso considerata un territorio periferico rispetto ai centri della globalizzazione, come per esempio gli Stati-nazione dell’Europa occidentale, fornisce un interessante caso di incontro tra superdiversità e normatività all’interno dello spazio virtuale. Lo sviluppo di Internet in Cina è impressionante, ma è anche noto per i suoi controlli stringenti e la censura, un chiaro esempio di “controllo del linguaggio” (Blommaert et al. 2009) a livello statale. Tuttavia, come suggerisce il nostro caso, vi è molto più di questo: la normatività può essere imposta anche dal basso – da se stessi o dai propri pari –, e questo introduce sistemi di normatività più profondi, intricati, locali e translocali – le micropolitiche del linguaggio e/o il controllo culturale che possiamo riscontrare in tutte le interazioni nei diversi spazi e contesti sociali.

Internet in Cina gioca un ruolo più prominente che mai nella trasformazione della sfera pubblica e della società civile.

In ciò che segue, per prima cosa collocheremo il nostro caso attraverso una discussione sulle superdiversità emergenti su Internet in Cina, nonché sull’hip hop in Cina. Procederemo poi con la presentazione del nostro caso cinese, al fine di illustrare come ciò che potrebbe essere definito un super-vernacolare globale (vale a dire la cultura hip hop globale; si veda Blommaert 2011) venga utilizzato online, in modo creativo, da un rapper cinese, e come questo super-vernacolare sia parlato con un “accento locale cinese” originale – il tutto restando fedeli a un preciso complesso di norme. Il complesso della creatività e delle norme ci condurrà infine al concetto di autenticità, che essenzialmente ha a che fare con la tendenza a un orientamento discorsivo verso una certa configurazione di norme che permette quindi di “passare per” qualcuno o qualcosa (si veda Blommaert & Varis 2011). Anziché la località o la localizzazione, è l’autenticità a costituire la forza propulsiva del tentativo “superdiverso” qui esaminato.

 

Culture di Internet in Cina

Due decenni fa la Cina ha iniziato a partecipare attivamente al processo di globalizzazione, venendo presto considerata come un membro dell’emergente network society globale (Castells 1996/2000, 2004) attraverso una rapida adozione su larga scala di tecnologie come Internet, che hanno facilitato e portato avanti la sua modernizzazione economica. La Cina è oggi la nazione con il più alto numero di utenti Internet al mondo, con più di 600 milioni di fruitori alla fine del 2013, e il suo tasso di penetrazione su Internet ha superato il 45 per cento. Tutti questi sviluppi hanno avuto luogo nel brevissimo arco temporale di poco più di un decennio. La velocità, il volume e l’intensità di tali sviluppi sono stupefacenti, anche se piuttosto disomogenei in termini di distribuzione e accessibilità geografica e sociale (per una sintesi dello sviluppo di Internet in Cina si veda Lu et al. 2002).

Tuttavia, l’impatto dello “spirito dell’informazionalismo cinese” (Qiu 2004:99) non è esclusivamente economico. Come in altre parti del mondo, Internet in Cina gioca un ruolo più prominente che mai nella trasformazione della sfera pubblica e della società civile, nutrendo la formazione dell’emergente network society e di comunità virtuali, offrendo nuovi spazi e risorse per scambi transnazionali e translocali, e promuovendo l’emergere di una sempre più sviluppata mobilità sociale e di varie manovre e contestazioni per l’emancipazione politica, culturale e personale (si vedano per esempio Yang 2003a, 2003b, 2003c; Lo 2009; Leibold 2010; Li 2010). Il raggio di opportunità, creatività e libertà introdotto e sostenuto da Internet è straordinario, nonostante la Cina implementi anche regolamentazioni esplicite sull’uso di Internet attraverso una severa censura (Qiu 1999/2000; MacKinnon 2008). Le nuove opportunità sono forse ancora più notevoli se messe in relazione ai movimenti politici che affrontano questioni come la libertà di parola, l’attivismo del cittadino e la democrazia nella società cinese (si vedano Qiu 2004; McKinnon 2009; Yang 2009), per non parlare della rapida espansione dei business online e del conseguente boom economico e sociale delle infrastrutture fondate sulle telecomunicazioni (Liang 2010). Lo sviluppo delle sottoculture su Internet è un altro aspetto interessante della transnazionalizzazione della diversità nella società cinese, soprattutto se pensiamo a Internet come mediatore dei flussi globali di differenti forme di cultura popolare, come i film, la moda e la musica.

Il rapper di Chengdu Shady, in un frame del videoclip Rap God Remix, 2016.

L’hip hop è un fenomeno linguisticamente e culturalmente “superdiverso” oggi emblematico, con interpretazioni locali della sua prosperità globale, anche – e forse in modo particolare – su Internet. L’“hip hop di Internet” costituisce inoltre l’ottimo esempio di una sottocultura di Internet – o, utilizzando una terminologia diversa, un “supergruppo”, per dirla con le parole di Arnaut (si vedano Blommaert e Rampton) – che raccoglie insieme un gran numero di individui i quali, attraverso Internet, interagiscono con, fanno circolare, si appropriano e modificano i flussi dell’hip hop globale che, diversamente, sarebbero per loro meno visibili e accessibili. Ciò è piuttosto evidente e rilevante in Cina, dove l’“hip hop di Internet”, noto come wangluo xiha, occupa buona parte della scena hip hop. Mentre continua la propria negoziazione per entrare a far parte di un mainstream culturale e sociale normativo, il format di hip hop disponibile a livello globale nella Cina popolare si sta diffondendo velocemente e, soprattutto, attraverso Internet. Sebbene la visibilità delle pratiche translocali dell’hip hop sia fondamentalmente ristretta allo spazio online, il grado di diversificazione del loro utilizzo in Cina è straordinario. Sono infatti sviluppati complessi network transnazionali e translocali, ed emergono su Internet un gran numero di versioni dell’hip hop che sono appropriazioni locali, con una grande varietà di linguaggi, collaborazioni, stili culturali e ragioni politiche. MC Liangliang (il focus di questo studio), il cui impegno online nell’hip hop gli ha fatto ottenere notevole credibilità all’interno delle comunità giovani e dell’hip hop in Cina, connettend