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Specific Objects 1/2
Digital Library, December 2016
Tempo di lettura: 16 min
Donald Judd

Specific Objects 1/2

Donald Judd e gli "specific objects": il compimento del modello formalista e il superamento delle basi illusionistiche, iconografiche e antropomorfe della scultura contemporanea.

Mark di Suvero, scultura presso Crissy Field this Summer. «Le nuove opere assomigliano ovviamente più a sculture che a dipinti, ma sono in realtà più vicine alla pittura. […] La cosa più innovativa è la loro grandezza. I materiali che le compongono sono in qualche modo più enfatizzati di quanto non accadesse in passato. […] La scultura di Higgins è un esempio e, in modo diverso, quella di Di Suvero […] che utilizza le travi come se fossero pennellate, imitando il movimento, come faceva Kline. Il materiale non ha mai un suo proprio movimento. Una trave spinge, un pezzo di ferro imita un gesto: insieme formano un’immagine antropomorfa e naturalistica. Lo spazio, a sua volta, si comporta allo stesso modo» (Specific Objects, Donald Judd).

Che cosa sono gli Specific Objects?
prima parte

Tra il 1961 e il 1962 comincia a configurasi quella che verrà definita qualche anno dopo da Richard Wollheim la Minimal Art, sebbene questa giunga all’attenzione del pubblico solo nel 1966 grazie alla mostra Primary Structures. Younger American and British Sculptors presso The Jewish Museum di New York.
Un anno prima, Donald Judd pubblicava – nell’ottavo numero di ArtsYearBook – Specific Objects, un saggio fondamentale mai tradotto per intero in italiano e che ha rappresentato per una generazione intera di artisti una vera e propria fonte di strategie di lavoro. Come chiaramente scrive Judd, l’arrivo di queste nuove opere, di questo nuovo linguaggio e approccio all’opera d’arte, non costituisce la nascita di un nuovo movimento artistico o di un determinato stile. Gli specific objects sono tra loro così differenti che risulta pertanto difficile identificarli attraverso un unico denominatore comune.

Specific Objects è un testo assertivo, somiglia a un testo scritto per iniziati, alterna a parti chiare ed esplicative dei momenti criptici e incomprensibili; ma è anche un testo plastico, che ricalca in modo mimetico gli specific objects, e un testo ermetico. Infatti i livelli tra ciò che è semplicemente espresso e ciò che effettivamente si comprende si confondono, e lo sguardo del lettore scivola non trovando alcun appiglio a cui aggrapparsi. Com’è noto, Donald Judd non fu solo un artista, ma un intellettuale a tutto tondo, e lavorò per diversi anni come critico d’arte. Le riflessioni avanzate in Specific Objects hanno orientato lo stile della sua stessa produzione artistica, tant’è che le sue opere hanno caratteristiche analoghe a quelle degli oggetti descritti nel saggio.

È difficile trovare definizioni puntuali che aiutino a comprendere che cosa siano questi oggetti tridimensionali. Judd sostiene che essi non possano essere considerati né pittura né scultura, sebbene sia possibile rintracciarne elementi comuni: «Le nuove opere assomigliano ovviamente più a sculture che a dipinti, ma sono in realtà più vicine alla pittura. La maggior parte delle nuove sculture è paragonabile alla pittura prima di Pollock, Rothko, Still e Newman».11D. Judd, Specific Objects, KABUL magazine Digital Library, p. 1.
Questi oggetti appaiono dunque come ibridi paradossali. Frank Stella, invece, con la sua celebre frase («What you see is what you see», ossia «ciò che vedi è ciò che vedi»22B. Glaser, Question to Stella and Judd, Art News, Sept. 1966.
), sembra consegnare la comprensione di questi oggetti allo scioglimento di un gioco linguistico, che fa degli specific objects oggetti tautologici.

Nel 1992, Georges Didi-Huberman pubblica un testo lucido ed evocativo in merito all’estetica minimalista, utilizzando il saggio Judd per avanzare alcune tesi su queste ‘nuove opere’:
«Un’aridità senza appello, senza contenuto. Volumi – per esempio parallelepipedi – e nient’altro. Volumi che non indicano decisamente nient’altro che se stessi. Rinunciando decisamente a qualsiasi finzione di un tempo che li modifichi, che li apra o li riempia, o qualsiasi altro. Volumi senza sintomi e senza latenze, dunque: oggetti tautologici. […] Si trattava in primo luogo di eliminare qualsiasi illusione per imporre degli oggetti cosiddetti specifici, degli oggetti che non chiedono altro che di essere visti per quello che sono. Il proposito, semplice in linea di principio, si rivelerà eccessivamente delicato nella realtà della sua messa in pratica. Perc