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Sociologia mobile 2/2
Magazine, MOBILITY - Part II - Novembre 2016
Tempo di lettura: 21 min
John Urry

Sociologia mobile 2/2

Il sociologo inglese John Urry analizza la mobilità come categoria utile alla ridefinizione degli oggetti di studio della sociologia, alla luce dei recenti cambiamenti globali: dalla globalizzazione del capitalismo alle mobilità complesse.

Cécile B Evans – Hyperlinks or it didn’t happen – 2014.

 

Tra le ricerche dei sociologi contemporanei che hanno tentato di descrivere la società mobile e globale della contemporaneità con termini quali mobilità, flusso, network e fluidità, merita attenzione quella dell’inglese John Urry (1946-2016). Fautore di un ‘new mobilities padarigm’, che propone una ridefinizione degli oggetti di studio della sociologia attraverso una prospettiva transdisciplinare che includa geografia, sociologia del turismo e antropologia, Urry ha definito la mobilità come «l’esperienza paradigmatica della modernità» (Lash – Urry: 1994, p. 253).

Nella seconda metà del suo saggio, proseguendo il discorso sulle reti globali, sulla cui base si organizzano le multinazionali, Urry distingue tra passaggi, reti che riconfigurano le dimensioni di tempo e spazio, e flussi (economici, scientifici, di informazione, ecc.). Discutendo poi di sistemi complessi e teoria della complessità, il sociologo affronta la riflessione sulla «globalizzazione del capitalismo», presentandone gli intrinsechi aspetti contradditori. In ultimo, si passa all’analisi delle «mobilità complesse», giungendo infine a individuare la sociologia come la disciplina più adatta all’analisi, avulsa da ogni forma di normalizzazione discorsiva, di queste ultime.

 

Per recuperare la prima parte del saggio, vai su Sociologia mobile 2/2

Introduzione di Dario Giovanni Alì


Ci sono due ulteriori aspetti delle reti da distinguere, qui, ossia passaggi e flussi.
I passaggi sono reti di macchine, tecnologie, organizzazioni, testi e attori che costituiscono i vari nodi interconnessi attraverso i quali i flussi possono essere condotti. Questi passaggi riconfigurano le dimensioni di tempo e spazio. Una volta stabiliti specifici passaggi, individui e soprattutto corporazioni all’interno di ciascuna società tenteranno normalmente di connettersi a questi, diventando nodi all’interno delle loro reti. Cercheranno di sviluppare il loro aeroporto di scambio o almeno di avere voli regolari verso tali aeroporti; vorranno che le loro scuole locali siano collegate a internet; tenteranno di attirare trasmissioni satellitari; potrebbero anche cercare di processare scarti nucleari, e così via. Tra certi nodi lungo alcuni passaggi possono esserci flussi d’informazione di straordinaria portata, dati finanziari, economici e scientifici, notizie e immagini, nei quali alcuni gruppi saranno profondamente immersi e altri praticamente esclusi. Quello che diventa significativo è quello che Brunn e Leinbach chiamano posizione ‘relativa’, invece di ‘assoluta’ (1991: xvii).

Questo crea nuove diseguaglianze di flusso, invece di diseguaglianze di stasi. Graham e Marvin sostengono che quanto avviene qui è una ristrutturazione di tempo e spazio perpetrata da strutture avanzate di telecomunicazione e trasporto, con i passaggi che saltano certe aree e ne connettono altre lungo ‘gallerie’ ricche di informazione e trasporti (1996: 60). Le distanze sociali e spaziali non sono più omologhe (Beck 1999: 104).

Per adesso ho parlato in modo piuttosto generale di reti globali che attraversano i confini regionali della società, manifestando così alcuni aspetti della contemporanea «de-territorializzazione» (Lefebvre 1991: 346-8). Questi concetti saranno ora resi più precisi distinguendo tra due diversi tipi di questa rete, le reti globali e quelli che chiamerò fluidi globali.

Numerose aziende ‘globali’, come American Express, McDonalds, Coca Cola, Disney, Sony, BA e così via, sono organizzate sulla base di una rete globale (v. Ritzer 1991; 1995; 1997). Una tale rete di tecnologie, competenze, testi e marchi assicura che sostanzialmente lo stesso prodotto possa essere servito più o meno allo stesso modo in ogni paese in cui l’azienda opera. Questi prodotti sono prodotti in ambienti prevedibili, calcolabili, ripetibili e standardizzati. Queste firme hanno prodotto reti enormemente efficaci basate su mobili immutabili con poche ‘mancanze’. Tali reti dipendono dall’allocare una proporzione molto grande di risorse al marchio, alla pubblicità, al controllo qualità, la formazione del personale e l’internalizzazione dell’immagine aziendale, tutte cose che superano i confini sociali in configurazioni standardizzate in modo da rimanere costanti. La distanza è misurata in termini di tempo necessario a raggiungere il successivo McDonalds, il prossimo parco Disney, il prossimo aeroporto BA e così via, ossia, a passare da un nodo in questa rete globale al successivo. Reti globali possono essere trovate anche in organizzazioni oppositive come Greenpeace. Come altre forze globali, dedica molta attenzione allo sviluppare e sostenere la sua identità in tutto il mondo. L’identità di Greenpeace ha «uno status così ico