Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
Archive: Filter by: All
Close
All
Digital Library
Editions
Magazine
Projects
alterità
attivismo
biopolitica
critica d'arte
critica ecologica
filosofia politica
intersezionalità
massmedia
neuroscienze
nuove utopie
postcolonialismo
postumanesimo
queer
sottoculture
studi culturali
studi di genere
studi sociali
studi vocali
tecnologie
Cybernetic Culture Research Unit

Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

K-studies

Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

Avery Dame-Griff, Barbara Mazzolai, Elias Capello, Emanuela Del Dottore, Hilary Malatino, Kerstin Denecke, Mark Jarzombek, Oliver L. Haimson, Shlomo Cohen, Zahari Richter
Nuove utopieTecnologie

Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

Capitalismo gore e Necro-economia
Magazine, MORIRE – Part II - Marzo 2018
Tempo di lettura: 6 min
Giulia Colletti

Capitalismo gore e Necro-economia

Forza-lavoro femminile in Messico: da Canned Laughter di Yoshua Okón alla ricerca di Rita Laura Segato.

Yoshua Okón, Canned Laughter, 2009, dettaglio dell’installazione, Viafarini, Milano.

 

Premessa

Prendendo le mosse dal fittizio stabilimento Bergson dell’artista Yoshua Okón, questo saggio riflette sulla relazione tra Capitalismo Gore e i femminicidi di Città Juárez, come teorizzato dalla “filosofa di frontiera” e performer Sayak Valencia. L’imperante necropolitica che tutt’oggi attanaglia i confini nord del Messico è alimentata da un machismo che passa dalla spettacolarizzazione mediatica della mutilazione e dall’ipersessualizzazione del corpo femminile. Questa violazione, più espressiva che carnalmente strumentale, materializza a parere dell’antropologa Rita Laura Segato la definizione schmittiana di ‘sovranità’, non solo sul territorio ma anche sui corpi a esso annessi.

 

Maquiladora

Negli anni ’50 l’ingegnere Charles Rolland Douglass brevetta e capitalizza la laugh track. Registrando dal vivo le risate di un pubblico generico e lavorando in post-produzione sul suono, Douglass standardizza la risata dell’americano medio, creando un vero codice comunicativo. Partendo da questo aneddoto, Yoshua Okón simula un surreale processo di fittizio inscatolamento in Canned Laughter (2009), installazione video-scultorea realizzata in risposta alla sua esperienza di ricerca a Città Juárez, Messico. L’artista traspone il processo di Douglass da registrazione live a produzione in serie, strizzando l’occhio agli studi di Henri Bergson – da cui l’immaginario stabilimento trae il nome – sulla risata e sull’energia spirituale.11Cf. H. L. Bergson, Laughter: An Essay on the Meaning of the Comic (new ed.), Whitefish, Kessinger Publishing, Montana 2011.
Ma la fabbrica nella quale Okón immagina tale processo di produzione non è uno stabilimento qualunque, bensì una delle più distopiche realtà promosse dall’Accordo Nordamericano per il Libero Scambio (NAFTA) nel 1994: la maquiladora. Gestita da corporazioni transnazionali e localizzata per lo più al confine tra Stati Uniti e Messico, la maquiladora si configura come un’impresa di trasformazione e/o assemblaggio ad alta concentrazione di lavoro femminile. Essa importa materia prima estera ed esporta il prodotto finale in regime di sgravio fiscale, duty free e in ottemperanza dei basilari diritti del lavoratore. Come affermato da Helena Chávez Mac Gregor, «[le maquiladoras] hanno giocato un ruolo centrale nella decomposizione delle regioni in cui si sono infiltrate. Senza la maquiladora non saremmo in grado di contestualizzare il regime di dilagante violenza che ci perseguita».22J. C. Welchman, Yoshua Okón: Colateral, Mexico City: MUAC, Museo Universitario Arte Contemporáneo, UNAM : Editorial RM; Puebla, Pue. Mexico: Museo Amparo; Barcelona: RM Verlag, 2017, p.167.
In tale struttura – chiave di volta della forza-lavoro globalizzata – Okón macabramente prefigura la produzione di lattine contenenti risate, da rivendere all’industria hollywoodiana di sitcom e soap-opera. La risata varia in base a esigenze e richieste; a un tempo isterica, sensuale, demoniaca e mascolina. Sebbene si tratti di mero inscenamento, Okón stabilisce una forte corrispondenza tra de-regolarizzazione della produzione e automatismo. Canned Laughter mette in scena l’assurda e pretenziosa eventualità di produrre, e soprattutto ri-produrre, emozioni sconnesse da un qualsiasi stimolo naturale, ormai così codificate da soddisfare semplicemente gli standard della globalizzata cultura della prestazione. In questa ilare schizofrenia, la voce diviene strumento di comunicazione seriale, sineddoche della predatoria e usurpante strumentalizzazione fisica del Capitale.