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Intersezionalità e alterizzazione negli studi genere della comunità rom: intervista a Laura Corradi
Magazine, OTHERING – Part I - Settembre 2019
Tempo di lettura: 10 min
Lisa Andreani, Simona Squadrito

Intersezionalità e alterizzazione negli studi genere della comunità rom: intervista a Laura Corradi

Contro l’invisibilizzazione dei rom nella società e nel mondo accademico italiani.

Henri Rousseau, La zingara addormentata, 1897.

 

«Sono una traveller, attivista e studiosa, impegnata nei movimenti femministi, queer e deep ecology, contro la guerra e il razzismo, per la salute e i diritti sociali. Con un passato come operaia in fabbrica, ho studiato da autodidatta conseguendo il diploma di maturità all’età di 22 anni. Laureata a Padova in Scienze Politiche, ho svolto ricerca-azione sulla salute delle lavoratrici, sulla prevenzione di patologie cancerose, respiratorie, legate al degrado ambientale, nelle comunità etniche a basso reddito, tra rifugiati/e e in contesti indigeni. Ho preso un dottorato in sociologia alla University of California di Santa Cruz, e insegnato Feminist Theory e Sociology of Sexualities. Qui ho imparato l’attraversamento cross cultural e delle barriere disciplinari, la pedagogia non autoritaria e l’importanza di intersecare variabili di classe, genere, razza/etnia/cultura, età, orientamenti sessuali, religione, status e diverse abilità, nella ricerca sociale».11Dal sito Bodypolitics. Politiche del corpo.

Queste sono le parole che Laura Corradi, docente presso Dipartimento di Sociologia dell’Università della Calabria, dove insegna Studi di genere e metodo intersezionale, utilizza per presentarsi.

Nel 2018, Corradi pubblica per Mimesis la traduzione italiana di Il femminismo delle zingare. Intersezionalità, alleanze, attivismo di genere e queer. Si tratta di un volume fondamentale che nasce, come lei stessa dichiara nella prefazione italiana, «dall’urgenza di richiamare l’attenzione sui nuovi fenomeni sociali, poco conosciuti in Europa e quasi inesistenti in Italia: l’attivismo di genere e le lotte femministe nelle comunità zingare».22L. Corradi, Il femminismo delle zingare. Intersezionalità, alleanze, attivismo di genere e queer, Mimesis, Milano-Udine, 2018, p. 11.

Il volume si inserisce nella letteratura di riferimento relativa alle ricerche intersezionali e di genere, con implicazioni nei settori disciplinari più strettamente collegati agli studi LGBTQIA+, ma è anche uno strumento politico per un attivismo militante. Il lavoro di ricerca di Corradi testimonia e analizza l’emergere di un femminismo intersezionale all’interno della comunità rom, la stessa alla quale appartiene, attraverso lo sviluppo di una riflessione critica e intersezionale su razza, potere e privilegio. Il tentativo di Corradi è pertanto quello di generare nuove posizioni teoriche legate al pensiero femminista antirazzista e che siano in grado di sfidare le pratiche di esclusione.

Laura Corradi.

«Mi sono chiesta: perché non prendere in esame la possibilità di costruire percorsi conoscitivi e competenze critiche a partire dal margine della Calabria e delle comunità rom che vivono nella regione? La magia ha funzionato e abbiamo discusso di storia e lingua romanes, affrontato i temi della comunicazione e della leadership di comunità, imparato a decostruire gli stereotipi, l’anti-zingarismo e l’hate speech – guardando anche alle forme interiorizzate di auto-odio e ai processi di resilienza in corso. Un piccolo esperimento negli interstizi dell’istituzione – imperversano discorsi criminalizzanti e rom-fobici nel governo e nei media. Una goccia nel mare, ma è la nostra goccia – segno della possibilità di un cambiamento positivo».33Corradi, cit., p. 15.

Laura Corradi si confronta con la storia e con la retorica razzista, zingarofobica o anti-zingara, attraverso la narrazione di tutti quegli stereotipi di cui è vittima la comunità rom, oppressa di molteplici forme di discriminazione che pervadono ogni livello della società.


Lisa Andreani, Simona Squadrito: Nella letteratura le comunità rom sono state spesso considerate come etnie ed entità fisse. Ad aver contribuito a questa inferiorizzazione rispetto alla controparte europea bianca sono stati in particolar modo gli studi Gipsy, come sostiene Margareta Matache nel suo testo World, Image and Thought. Creating the Romani Other. Fortunatamente non si è trattato dell’unica linea interpretativa, poiché l’idea di purezza originale e di “nazionalità” rom è stata contrastata da formule di metissage che evidenziano l’ibridazione tra popoli e culture differenti. Per esempio, l’approccio di Judith Okely in The Traveller-Gypsies è totalmente post-coloniale e non dicotomico, poiché interpreta la comunità rom come un prodotto dell’evoluzione della storia europea. L’alterità radicale delle comunità rom è leggibile anche come possibilità non capitalista per il minor attaccamento ai beni materiali e per la rilevanza del legame collettivo. Crediamo sia interessante evidenziare un momento storico come il processo proto-industriale in cui è possibile che alcuni gruppi gagè, opponendosi alla disciplina di fabbrica, si siano uniti alle comunità rom migranti. Ci racconteresti qualcosa di più specifico?

Laura Corradi: Sì, questa è l’ipotesi che faccio per superare le interpretazioni dicotomiche tra chi pensa che le persone rom siano discendenti di un gruppo originario partito dall’India e chi ritiene che “rom” sia una costruzione sociale europea – in un certo modo le autrici citate rappresentano questi diversi punti di vista. Personalmente credo che entrambi i processi siano avvenuti, quello migratorio quanto l’ibridazione, anche se è difficile “provarlo” in maniera inoppugnabile. Il riferimento che faccio alla proto-industria riguarda le leggi contro il vagabondaggio: chiunque tentava di sfuggire all’obbligo del lavoro poteva essere ridotto in schiavitù, e immagino ci siano state diverse occasioni di incontro e meticciato tra comunità nomadi e transfughi della disciplina di fabbrica. La questione oggi non è ricostruire con esattezza se e in che misura ciò sia avvenuto nei secoli scorsi – questo è sicuramente un tema appassionante per chi fa storia – ma oggi il problema concreto è la tentazione a etnicizzare l’appartenenza rom: lo fanno i razzisti, quando dicono che i rom rubano, etnicizzando un comportamento legato alla povertà, ma con segno diverso e intenzioni opposte lo fa anche chi lotta contro il razzismo e per l’“etnia rom”. Un percorso forse discutibile, quello di imbracciare l’appartenenza “etnica” non solo perché taglia fuori chi non è zingaro “di razza” (gitani, traveller, camminanti, gents du voyage), ma perché rivendica una purezza di sangue e culturale che sta alla base dell’idea di un nazionalismo rom. Etnicizzare la questione rom è problematico, persino quando è stato fatto da qualche istituzione europea, effettuando una separazione tra rom dell’est, come gruppo etnico da proteggere da una parte, e traveller inglesi e gitani/e di Spagna dall’altra: dividi zingari “etnici” da zingari “non etnici” et impera

Lisa Andreani, Simona Squadrito: Nella “kinopolitica” di Thomas Nail, il movimento viene interpretato come categoria fisica e filosofica in grado di porsi come chiave di lettura per la nostra contemporaneità. Per Nail abbiamo bisogno di formulare un pensiero sull’“etica del flusso” da contrapporre al mito della staticità. Il potere, come tu stessa ricordi nel saggio Il femminismo delle zingare, in una nota dedicata al Capitale di Marx, ha agito per disciplinare e contrastare la mobilità e la libertà dei corpi. Nella kinopolitica il migrante invece rappresenterebbe la figura politica del XXI secolo in grado di scardinare la gerarchica nozione dell’inferiorità sociale del movimento, come per altro lo studioso statunitense ha ribadito recentemente all’interno di VISITORS. Che cosa pensi a riguardo?

Leonardo Da Vinci, Profilo a destra di zingaro che guarda verso l’alto, 1503-1504, Christ Church College, Oxford.

Laura Corradi: Purtroppo le persone stanziali hanno paura delle persone nomadi. In particolare, una studentessa rom, dopo una lunga discussione con le altre del suo gruppo, ha detto “ci invidiano per la nostra libertà”, e mi sento di darle ragione: come studiosa traveller sento spesso l’ostilità di chi fa ricerca stando aggrappato a una scrivania… Non c’è riconoscimento per i saperi in movimento, per le culture in movimento – ne parlo nel capitolo sull’invisibilità accademica e l’epistemologia zingara. Ma oggi le cose stanno cambiando nel senso dello sradicamento di un’intera generazione costretta al precariato e allo spostamento transfrontaliero globale: da questo flusso che si interseca con altre migrazioni e ibridazioni può nascere qualcosa di nuovo, sicuramente in grado di sorprenderci anche sul piano politico.

Lisa Andreani, Simona Squadrito: Come affermi nel capitolo dedicato alle tradizioni patriarcali e alla ricerca intersezionale femminista, le leggi europee restano vaghe sul contrasto della discriminazione multipla, sia in termini di sanzioni penali che in termini di prevenzione. Pertanto spesso i tentativi finiscono per essere malaccorti e l’inclusione delle comunità rom ricade in quel che il termine discutibile di “integrazione” significa: la connotazione rimane etnocentrica e la forma di “apertura” e accoglienza resta circoscritta alla non messa in discussione dell’integrità. La diffusione di stereotipi e il rafforzamento dei pregiudizi, inoltre, sono associati a figure quali educatori/trici, assistenti sociali, amministrazioni e medici. Come ti approcci all’insegnamento considerando il corso che tieni all’Università della Calabria chiamato “Studi di Genere e Metodologia Intersezionale”, che – crediamo inoltre – rappresenta un unicum in Italia?

Laura Corradi: Credo che questo corso sia ancora il solo – mentre teoria e metodo intersezionali si sono abbastanza diffusi anche qui, seppur con grave ritardo. Quello che facciamo è proprio mettere in discussione privilegi e stereotipi di genere, classe, razza/etnia/cultura, età, religione, appartenenza geopolitica, abilità, sessualità. In un certo senso non mi aspetto che le istituzioni abbiano successo nel contrasto alle discriminazioni – ma penso che occorra lavorarci, sia dentro che fuori, e istituire nuove forme – penso per esempio alla Gypsy Summer School “Culture, attivismo e leadership romanì” arrivata alla sua seconda edizione presso l’Università della Calabria, con un budget superminimo, tante competenze di docenti e studenti, e la voglia di far cambiare le cose. Sono da poco rientrata da Londra dove ho partecipato al Pride Lgbt Queer delle persone Traveller – la questione degli orientamenti sessuali si è finalmente aperta anche nelle comunità zingare – al Pride c’erano un milione e mezzo di persone – ed è stato importante che tra i mille striscioni ci fosse anche quello di Rom, Gypsy e Travellers che aderiscono al movimento Lgbt Queer.

Otto Mueller, Zigeunermadonna, 1926.

Lisa Andreani, Simona Squadrito: In Il femminismo delle zingare, ci ha colpito incontrare più volte la macro-definizione “ricerca-azione” per tutta quella serie di approcci partecipativi, intersezionali e non eurocentrici. Potresti darci una spiegazione più ampia di questo termine? È inclusa in questo approccio combinato la volontà di rendere nota l’ampia letteratura su questi argomenti molto spesso non così valorizzata? Esistono spazi minori in Italia, oltre alla Fondazione Brodolini a Roma, che si impegnano in progetti di empowerment?

Laura Corradi: Fondazione Brodolini ha realizzato un progetto Empow-air con il Segretariato Gitano contribuendo notevolmente a decolonizzare l’approccio alla prevenzione della violenza di genere – che se affrontata in maniera irriflessa da femministe bianche può dare risultati controproducenti. Penso sia importante avere approcci di ricerca-azione partecipata e di liberation research che superino l’etnocentrismo diffuso – ma ancor più è importante l’azione delle organizzazioni di donne come la Rete Romnya di Saska Jovanovic, che ha fatto un ottimo lavoro per la prevenzione dei matrimoni precoci, oppure la rete Kethane – Rom e Sinti in Italia che conta al suo interno studentesse attiviste – e credo che questi gruppi possano originare ricerche dall’interno, produzioni artistiche e alleanze a partire dai propri bisogni e aspirazioni. Niente deve più essere fatto su di loro senza di loro. E le istituzioni dovrebbero almeno mettersi al corrente sulla letteratura prodotta da studiose Rom, Gitane e Traveller.

Immagine tratta da Big Fat Gypsy Weddings.

Lisa Andreani, Simona Squadrito: All’interno del tuo libro vengono menzionati diversi studi statistici, analisi di dati e relazioni istituzionali per le quali si consiglia un approccio multidimensionale e intersezionale. Negando la gerarchia delle classi sociali, tale metodo viene considerato nella pratica un importante attrezzo teorico per la costruzione di una nuova politica rom e per enfatizzare le possibilità dell’agency femminista rom. Ma come introdurre maggiormente queste pratiche di analisi nelle strategie politiche e nelle istituzioni nazionali o europee?

Esmeralda, eroina del classico Disney “Il gobbo di Notre Dame”, 1996.

Laura Corradi: Dalle istituzioni europee e nazionali, come ho detto, non mi aspetto molto: menzionano sempre più spesso l’approccio intersezionale – che guarda simultaneamente ai vari assi di disuguaglianza e oppressione – ma non lo utilizzano pienamente nelle loro ricerche. L’agency femminista delle donne zingare può svilupparsi anche senza di loro – quello che impedisce nel nostro paese un pieno dispiegamento dell’attivismo sulle questioni di genere riguarda le “condizioni di impossibilità” sul piano socio-economico, ovvero la povertà estrema – e l’alto livello di anti-zingarismo contro le persone Rom, Zingare e Traveller. Se almeno le istituzioni si impegnassero seriamente su queste due grosse problematiche, avrebbero dato un contributo significativo.

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Autori
  • Lisa Andreani
    Curatrice e critica d’arte. Vive e lavora a Roma. Dal 2020 è coordinatore curatoriale ed editoriale all'interno del MACRO - Museo per l’Immaginazione Preventiva, sotto la direzione artistica di Luca Lo Pinto. Lavora come archivista per l'Archivio Salvo ed è parte del Comitato Scientifico. Nel 2019 ha preso parte al programma di ricerca Global Modernism Studies all'interno della Bauhaus Dessau Foundation. Nello stesso anno ha cofondato, insieme a Simona Squadrito, REPLICA, progetto di ricerca dedicato ai libri d'artista.
  • Simona Squadrito
    Simona Squadrito è curatrice e critica d'arte, vive e lavora a Milano. Dopo il conseguimento della laurea magistrale in Filosofia e Storia delle Idee all'Università degli Studi di Torino ha intrapreso un percorso lavorativo e formativo nelle arti visive, conseguendo nel 2020 il master di secondo livello in Museologia Museografia e Management dei Beni Culturali. Presidente dell'Associazione culturale Casagialla, è stata dal 2015 al 2020 direttore di Villa Vertua Masolo. È cofondatrice di "REPLICA. L'archivio italiano del libro d'artista" e cofondatrice e autrice dell'associazione culturale KABUL magazine. Dal 2014 scrive e collabora per diverse testate e piattaforme digitali.