Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Cybernetic Culture Research Unit

Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

K-studies

Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

Avery Dame-Griff, Barbara Mazzolai, Elias Capello, Emanuela Del Dottore, Hilary Malatino, Kerstin Denecke, Mark Jarzombek, Oliver L. Haimson, Shlomo Cohen, Zahari Richter
Nuove utopieTecnologie

Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

Love the Way You Lie: antidoto alla ‘tinderizzazione’ dei sentimenti 
Magazine, POST - Part I - Gennaio 2017
Tempo di lettura: 15 min
Carolina Gestri

Love the Way You Lie: antidoto alla ‘tinderizzazione’ dei sentimenti 

Come superare la tinderizzazione della critica d’arte attraverso metodi ricorrenti di rappresentazione della soggettività: dal teatro della Post-avanguardia a Omer Fast, dalla Disney Pixar a Ed Atkins e Xavier Dolan.

Da “Come attivare ed utilizzare Siri in iOS 6” http://www.iphoneitalia.com «Siri non sarà sempre in ascolto, infatti dovrete fare attenzione che l’icona del microfono sia correttamente illuminata, in tal caso l’assistente sta “ascoltando”».

 

Tinder come template applicato alla produzione di testi critici

«Tinder è più di un’applicazione d’incontri – è una metafora della velocizzazione e dell’automatizzazione dei processi decisionali e ci trasforma in creature binarie che possono ignorare domande ed emozioni fondamentali preferendo lasciarsi trasportare da qualunque cosa renda felici sul momento. I suoi meccanismi rendono perfette le opzioni già messe a disposizione da altri social network: sì/no, mi piace/ignora, retweet/passa. Dicotomie che non lasciano spazio al ‘forse’. Con Tinder, ci classifichiamo l’un l’altro come uni e zeri, appiattendo qualunque complessità umana per diventare robot efficienti. Il sistema binario di Tinder può essere il template di un vero e proprio stile di vita, in cui tutto è un’opzione e l’automatismo sovrasta le scelte».11A. Eler, E. Peyser, Tinderization of Feelings, «The New Inquiry», 14 gennaio, 2016 (trad. it. della sottoscritta della versione originale in inglese).

fonte: Museum of Internet (Facebook fan page). Images that make the internet awesome.

L’articolo pubblicato nel 2016 su «The New Inquiry» illustra come la società possa facilmente entrare in crisi quando si possiede un numero quasi infinito di opzioni. La decisione banale su quale film vedere la sera in streaming ci porta a un’accurata ricerca, a un inutile dispendio di energie, per poi optare per la serie che già stavamo seguendo. Sia che la ricerca ci porti alla scoperta di un nuovo film da vedere, sia che si riveli una completa perdita di tempo, la colpa è data da un’eccessiva iperconnessione. La velocizzazione e semplificazione delle pratiche quotidiane hanno il fine di darci quell’apparente sensazione di appagamento per aver raggiunto un’efficienza e un controllo quasi robotico. Si crea così quello che nell’articolo viene definito come il «template della tinderizzazione» che, così come viene applicato nella vita di tutti i giorni, può essere applicato anche a tutto ciò che produciamo e viene prodotto, compresi i testi critici. «Flattening away any human complexity» è infatti sicuramente uno dei problemi maggiori degli scritti di tipo ‘esplicativo’ che vengono divulgati. In How To Write about Contemporary Art, volume edito da Thames & Hudson e considerato ‘illuminante’ da personalità riconosciute come Hans Ulrich Obrist, l’autrice Gilda Williams ricorda che in scrittura pretendere di nascondere le proprie inclinazioni, il proprio reale giudizio, equivale a fingere «Tradizionalmente, i testi ‘espositivi’ non venivano firmati. Questa anonimia senza voce è una finzione; c’è sempre una persona (o una commissione) in carne e ossa con gusti e preferenze che ne compromettono l’’oggettività’. […] I testi espositivi hanno lo scopo di assistere chiunque si approcci a un lavoro, sia che si tratti della prima volta che della centesima. […] I testi espositivi solitamente si considerano riusciti quando i fatti e le idee vengono comunicati chiaramente, e quando specialisti e non specialisti possono trovarli informativi – anziché incomprensibili o scritti con sufficienza».22G. Williams, How To Write about Contemporary Art, Thames & Hudson, 2014, p.21 (trad. it. della sottoscritta della versione originale in inglese).

Al contrario di quanto viene spiegato lucidamente da Williams, chi si dedica a testi di approfondimento, al posto d