Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
Archive: Filter by: All
Close
All
Digital Library
Editions
Magazine
Projects
alterità
attivismo
biopolitica
critica d'arte
critica ecologica
filosofia politica
intersezionalità
massmedia
neuroscienze
nuove utopie
postcolonialismo
postumanesimo
queer
sottoculture
studi culturali
studi di genere
studi sociali
studi vocali
tecnologie
Cybernetic Culture Research Unit

Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

K-studies

Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

Avery Dame-Griff, Barbara Mazzolai, Elias Capello, Emanuela Del Dottore, Hilary Malatino, Kerstin Denecke, Mark Jarzombek, Oliver L. Haimson, Shlomo Cohen, Zahari Richter
Nuove utopieTecnologie

Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

Tagliare cervelli, reimpostare cervelli
Magazine, CAOS – Part I - Maggio 2022
Tempo di lettura: 35 min
Jessica Murano

Tagliare cervelli, reimpostare cervelli

Il pensiero dicotomico psichiatrico e l’utopia della “normalità”.

La cura dell’anormalità 

Nel testo Il punto di svolta il fisico Fritjof Capra si cimenta nella descrizione del paradigma biomedico, descrivendo l’influenza del pensiero cartesiano sullo sviluppo dei modelli delle scienze biologiche e delle scienze mediche dall’età moderna in poi. La netta distinzione tra corpo e anima teorizzata dal filosofo francese e la conseguente visione del corpo umano come una macchina perfetta, in cui la corretta organizzazione degli elementi corrisponde a uno stato di salute, condiziona e articola l’epistemologia della medicina. Descrivendo i rapidi progressi nel campo della fisiologia e della biologia, Capra mostra come la medicina, fedele a un approccio riduzionista, sviluppi gradualmente l’idea per la quale una malattia sia causata da un singolo fattore, in perfetto accordo con la teorizzazione cartesiana degli organismi viventi intesi come macchine, i cui guasti possono essere ricondotti al cattivo funzionamento di un singolo meccanismo. Applicando questa concezione alla scienza psichiatrica, gli psichiatri hanno concentrato il loro sforzo sul ritrovamento di cause organiche per i disturbi psichici. Tale approccio parziale per la cura delle malattie mentali, che elude l’influenza di fattori ambientali ed esperienziali nella costituzione del disagio psichico, fu messo in discussione già alla fine dell’Ottocento, in particolare con il celebre contributo di Freud che sviluppò un approccio dinamico per intendere la psiche, che avrebbe poi portato allo teorizzazione della psicoanalisi. 

L’apparizione dei farmaci psicoattivi all’inizio degli anni Cinquanta del Novecento ha portato allo sviluppo di un’ampia gamma di psicofarmaci, in particolare tranquillanti e antidepressivi. L’utilizzo dei farmaci in luogo delle tecniche coercitive utilizzate negli ospedali neuropsichiatrici rese possibile il trattamento di molte persone come pazienti ambulatoriali. Come fa notare giustamente il fisico: 

«L’entusiasmo per questi successi iniziali oscurò per qualche tempo il fatto che gli psicofarmaci, oltre ad avere una vasta gamma di effetti collaterali pericolosi, controllano i sintomi ma non hanno alcun effetto sui disturbi che li provocano».11Capra, F., Il punto di svolta. Scienza, società e cultura emergente, Feltrinelli, Milano, 2020, p. 111.
 

I disturbi della mente, ridotti a fenomeni molecolari, sono trattati con l’obiettivo di eliminare il sintomo o ridurre il meccanismo che causa il disagio. Riducendo le funzioni biologiche ai meccanismi molecolari, i fenomeni sono analizzati in modo parziale, eludendo gli aspetti che esulano da una concezione meramente meccanicistica, quantitativa e misurabile. In tal senso si opera individuando un disturbo e sviluppando un rimedio corrispondente, che agisce sul sintomo individuato senza tuttavia risolvere o porsi l’obiettivo di risolvere le cause che generano il problema. 

Lo scopo della psichiatria è il raggiungimento e il mantenimento della salute mentale da parte del paziente. In tal senso, la disciplina opera per curare e riabilitare le persone affette da malattie e/o disturbi relativi al funzionamento del cervello e, quindi, della mente. Sorge immediatamente un problema di definizione: che cos’è la malattia mentale? La nozione di malattia o patologia mentale porta con sé numerose problematiche politiche, sociali, etiche, e numerosi sono stati gli intellettuali – da Canguilhem a Foucault in filosofia, da Basaglia a Szasz in psichiatria – che hanno tentato di mettere in evidenza le aberrazioni prodotte dall’intricato rapporto tra medicina e potere. In questo frangente si colloca il presente scritto, ed esamina nello specifico le tecniche di cura sperimentate dalla psichiatria tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta del Novecento. In particolare, si sofferma sullo sviluppo di due pratiche: la lobotomia e la terapia psichedelica. Entrambe sistematizzate tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta, registrarono un fugace momento di gloria per poi estinguersi in meno di vent’anni, efficacemente sostituite dalla terapia farmacologica. 

L’analisi delle due storie, quella della lobotomia e della terapia psichedelica, mostra diverse sfaccettature del rapporto tra medicina e potere.