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Le specie compagne nelle installazioni immersive di Thijs Biersteker
Magazine, LINGUAGGI - Part I - Settembre 2021
Tempo di lettura: 10 min
Angela La Rosa

Le specie compagne nelle installazioni immersive di Thijs Biersteker

Come superare la nozione di confine interspecie.

Visione generale dell’opera di Thijs Biersteker in collaborazione con Stefano Mancuso, Econtinuum (2020). Courtesy Thijs Biersteker website.

 

«La netta separazione tra l’uomo e le altre specie rappresenta il presupposto fondativo della nostra percezione identitaria, un confine avvertito come pericoloso, ambiguo, derivale e tuttavia carico di significati e fonte di problematicità».
(Roberto Marchesini)

Nel corso della loro storia, le società umane, nel catalogare la realtà, hanno strutturato una classificazione teorica che permettesse nomenclature e suddivisioni gerarchiche tra regno animale, vegetale e minerale. La tripartizione di questi regni – progettata dal medico e botanico Carl Nilsson Linnaeus –, sebbene utile da un punto di vista teorico, può risultare limitante e, per certi versi, arbitraria. Si basa infatti sulla concezione di differenze strutturali e di confini ben definiti tra gli esseri viventi. La nozione stessa di confine – sia esso fisico, sociale o culturale – è stata finora utilizzata non soltanto per obiettivi categoriali ma anche per identificare le entità, quasi definendo queste ultime per differenza e contrasto con l’esterno. La via dell’identificazione si avvale di delimitazioni e nomenclature che, promuovendo la rivendicazione del sé, fissano continuamente demarcazioni con l’altro. In quest’ottica tassonomica, le sopracitate parole dell’etologo e filosofo Roberto Marchesini sintetizzano le problematiche intrinseche di una visione del mondo fatta di limiti netti: a distanza di più di trecento anni dalle intuizioni classificatorie di Linneo, questa gerarchizzazione artificiosa della vita sembra mostrare le sue debolezze. Al contrario, la presa di coscienza delle conseguenze dell’epoca dell’Antropocene richiede di ripensare la nostra modalità di stare al mondo e, in particolare, il modo per identificare ciò che è diverso da noi: riflettere sui concetti di “ecosistema”, “comunità” e “convivenza” diventa un’urgenza improrogabile a favore di un profondo cambio di tendenza che non collochi più l’essere umano al centro. Approcciarsi a queste tematiche significa rifiutare la legge del più forte – erroneamente attribuita alle teorie di Darwin – come principio fondamentale per la sopravvivenza, modalità che ha trovato piena espressione nel modello economico-sociale capitalista. A questo proposito Timothy Morton sostiene che:11Timothy Morton, Come un’ombra dal futuro. Per un nuovo pensiero ecologico, Aboca, Sansepolcro, 2019, p. 168.

«La crisi ecologica odierna è il sintomo che il capitalismo globale non può gestire, l’unica soluzione è la cooperazione consapevole. Il pensiero ecologico riguarda il considerare gli altri, nei loro interessi, nel come dovremmo agire nei loro confronti e nel loro stesso essere. Ciò che ci salverà sarà la compassione, la curiosità, l’umiltà e la tenerezza. L’evoluzione ci aiuta a vedere correttamente la portata etica, filosofica e politica dei diritti animali che possono trasformarsi in una cooperazione inter e intraspecie».

Secondo Morton a guidare la realtà non è l’egoismo, bensì l’altruismo; bisognerebbe pertanto privilegiare la collaborazione e riconoscere che viviamo in quella che definisce come “la maglia”, ovvero la consapevolezza che tutti gli esseri siano interconnessi e che ogni cosa esista in coodipendenza: «Il pensiero ecologico si rende conto che i confini tra gli esseri – e le loro identità – sono condizionati da tale interconnessione».22Ivi, p. 154.
Ci troviamo in un sistema di relazioni interdipendenti in cui non è più possibile identificare un centro e un margine, un sopra e un sotto, più semplicemente qualsiasi gerarchizzazione e verticalità risulta fittizia.

a guidare la realtà non è l’egoismo, bensì l’altruismo

Al contrario, nelle società vegetali assistiamo a visioni più orizzontali e decentralizzate, osservabili nel modo di relazionarsi con l’ecosistema. La pratica dell’eco-artista e interactive designer olandese Thijs Biersteker parte proprio dallo studio di queste modalità. Fondendo il linguaggio artistico con quello scientifico, le sue installazioni immersive e interattive mescolano elementi viventi con visualizzazioni di big data. Opere come Symbiosia (2019) ed Econtinuum (2020), realizzate in collaborazione con il biologo e pioniere della neurobiologia vegetale Stefano Mancuso, sono in grado di superare la distinzione tra cultura e natura, così come di informarci e sensibilizzarci sulle questioni ambientali.

Visione generale dell’opera di Thijs Biersteker in collaborazione con Stefano Mancuso, Symbiosia (2019). Courtesy Thijs Biersteker website.

 

Symbiosia: biomimesi

Nell’ambito della mostra Trees organizzata da Fondation Cartier pour l’art contemporain (12 luglio 2019 – 5 gennaio 2020), ha luogo la prima collaborazione tra Biersteker e Mancuso, con l’opera Symbiosia. Posta nell’iconico giardino della Fondazione creato dall’artista Lothar Baumgarten, il lavoro esplora la nozione di intelligenza vegetale e mette in mostra non solo le abilità comunicative degli alberi ma anche le loro capacità sensoriali e di memoria. Ricerca scientifica e arte concorrono a informarci rispetto alla condizione di questi grandi protagonisti del mondo vivente minacciati dal cambiamento climatico e dalle deforestazioni su vasta scala.

Particolari dei sensori dell’opera di Thijs Biersteker in collaborazione con Stefano Mancuso, Symbiosia (2019). Courtesy Thijs Biersteker website.

L’opera si avvale di 12 sensori collegati a 2 alberi – un ippocastano e una quercia turca – che reagiscono all’inquinamento acustico e dell’aria, e rivelano la continua trasmissione che avviene tra radici e rami. I dati raccolti dai sensori vengono visualizzati su due grandi schermi, posti su candide strutture tubolari a ridosso degli alberi. L’installazione stima in tempo reale l’impatto del riscaldamento globale sull’ambiente di Parigi, e lo rende visibile attraverso il rimaneggiamento della dendrocronologia, ovvero il sistema di datazione degli alberi basato sul conteggio degli anelli di accrescimento annuale presenti all’interno della corteccia. Lo spessore e le variazioni di forma di queste circonferenze rivelano le malattie, la siccità e i livelli di inquinamento registrati durante l’intera vita degli alberi. Eppure sui monitor, istante dopo istante, compare un nuovo anello di accrescimento virtuale, e un anno diventa così un secondo: se la memoria secolare della natura che decifra le mutazioni nel lungo termine risulta spesso incomprensibile, la forza di Symbiosia risiede nella capacità di offrire una visione che consente di comprendere le variazioni ambientali nel breve termine. Circonferenze bianche su sfondo nero, queste forme digitali rendono visibile ogni mutamento dettato dalla variazione delle informazioni raccolte dai sensori e in costante aggiornamento. I dati leggibili sui due schermi monitorano il livello di umidità, delle radiazioni solari, della temperatura del terreno, della pressione e di CO₂: per esempio, l’inquinamento delle ore di punta, che fa aumentare i livelli di CO₂, ha un effetto immediato sulla rappresentazione degli anelli di Symbiosia.

Metafora della frenesia dei cambiamenti climatici e dell’inarrestabile discesa verso il momento di non ritorno per acquisire una coscienza ecologica, l’opera invita a sviluppare un legame forte e intimo con gli alberi, ma soprattutto a percepire il mondo attraverso la loro sensibilità e a ribaltare il punto di vista antropocentrico. Nell’ottica della biomimesi – ovvero quella disciplina che studia e imita le caratteristiche degli esseri viventi come modello a cui fare riferimento per il miglioramento delle attività e delle tecnologie umane – ispirarsi al comportamento delle piante può delinearsi come un cambiamento di paradigma. La sostanziale differenza tra animali e piante risiede nell’impossibilità di queste ultime di spostarsi concretamente e, quindi, di avere la possibilità di migrare per cercare condizioni di vita migliori: radicate al suolo, sono entità sedentarie, legate per tutta la loro esistenza al luogo della propria nascita. Tuttavia, questa “radicanza”33Sul concetto di “radicanza” riflette Emanuele Coccia in La vita delle piante. Metafisica della mescolanza, Il Mulino, Bologna, 2018.
ha determinato processi adattivi che, per noi umani, possono mostrare un’altra possibile via da percorrere, che preveda cura e percezione del proprio ecosistema.

Thijs Biersteker e Stefano Mancuso. Courtesy Thijs Biersteker website.

 

Econtinuum: interdipendenza

In una sala interamente buia del Nxt Museum di Amsterdam – primo museo in Olanda dedicato alla New Media Art – si stagliano due gigantesche radici trasparenti in plastica riciclata, create attraverso la stampa 3D e immerse in un paesaggio sonoro naturalistico. Si tratta di Econtinuum, realizzata per la mostra inaugurativa del museo Shifting Proximities. Frutto della seconda collaborazione tra Biersteker e Mancuso, l’opera è in grado di rendere visibile la complessità di un mondo che ci è precluso, quello del sottosuolo.

Particolare delle radici dell’opera di Thijs Biersteker in collaborazione con Stefano Mancuso, Econtinuum (2020). Courtesy Thijs Biersteker website.

All’interno di queste radici sintetiche, denominate A e B, un’eco-intelligenza artificiale utilizza diversi sensori posti nella stanza per imitare il chiacchiericcio elettrico e chimico degli alberi, che riescono a misurare e scambiarsi informazioni sulla qualità dell’aria, sull’umidità, sui livelli di CO₂, sulla temperatura e sui composti organici presenti. La trasmissione si realizza grazie a una serie di input luminosi intermittenti – unica fonte di luce all’interno dello spazio –, rappresentazioni fisiche delle informazioni che attraversano in maniera paritaria le radici A e B, rendendo impossibile distinguerle come singole entità. Ricreando la relazione simbiotica intelligente che guida il comportamento delle radici sottoterra, Biersteker e Mancuso rendono visibili le dinamiche che intercorrono tra i due “alberi”, che si aggiornano continuamente sui cambiamenti biometrici che avvengono nella stanza, si avvertono dei pericoli e condividono i nutrienti per mantenersi in equilibrio. In sintesi, entrano in simbiosi pur rimanendo radicati al suolo, o in questo caso essendo “radicati nella sospensione”. Econtinuum imita la comunicazione tra due radici, ma è al contempo emblema di un linguaggio interspecifico. Tra le peculiarità del lavoro vi è infatti quella di essere estremamente sensibile all’ambiente e ai visitatori, di rispondere alla presenza umana coinvolgendola in una conversazione biochimica, e invitandola a sentirsi realmente parte dello stesso ecosistema. Nella sua continua evoluzione, che risponde e reagisce a ogni variazione percepita, l’installazione è guidata dall’imprevedibilità, manifestazione tangibile dell’assoluta dipendenza dagli eventi contingenti.

 

La via della convivenza

Le riflessioni sulle relazioni simbiotiche, l’interconnessione e l’intelligenza empatica caratterizzano l’intera produzione di Biersteker – e in particolare i due lavori presi in analisi. Eppure, nonostante gli evidenti richiami tra Symbiosia ed Econtinuum, esistono alcune differenze sostanziali nell’essenza delle due opere: una è radicata, mentre l’altra è radicante.

Particolari dei sensori dell’opera di Thijs Biersteker in collaborazione con Stefano Mancuso, Symbiosia (2019). Courtesy Thijs Biersteker web site

Symbiosia si relaziona infatti agli alberi nel loro habitat naturale allo scopo di tradurne i meccanismi relazionali e di apprendimento, sottolineando la loro capacità di percepire e archiviare in tempo reale ogni mutazione interna e dell’ambiente circostante. D’altra parte, Econtinuum ricrea l’attività del sottosuolo all’interno di uno spazio estraneo, ed è proprio nella scelta di non rapportarsi direttamente agli elementi naturali ma ai dati raccolti dalle piante che avviene il vero e proprio cambio di rotta. La relazione con la specie umana si trasforma sostanzialmente, e lo scambio unidirezionale di Symbiosia diventa una pratica dell’incontro dove la pura e semplice presenza umana si intreccia con il linguaggio delle piante e ne diventa parte integrante.

Questa prospettiva richiama fortemente il concetto antispecista di “companion species”,44Concetto approfondito da Haraway a partire dall’analisi delle nostre profonde connessioni con i cani e le altre “creature” non umane: cf. Donna Haraway, The Companion Species Manifesto, Prickly Paradigm Press, Chicago, 2003.
che Donna Haraway elabora per indicare le alleanze e le parentele (kin) che si formano tra le specie, relazioni di cura e premura (making kind) nate allo scopo di co-abitare la Terra in modo responsabile.

«Nessuna specie agisce da sola, e diventare parenti è una promessa molto più grande [dell’amicizia], contiene la reciprocità e il tempo dentro di sé, implica la promessa di prendersi cura delle generazioni che verranno, non solo dell’adesso. […] Generare parentele significa assumersi la responsabilità di tutto quello che la complessità del vivere e morire condiviso comporta».55Federica Timeto, Bestiario Haraway. Per un femminismo multispecie, Mimesis, Milano, 2020.

Vista delle informazioni raccolte dai sensori dell’opera (non visibili all’interno dell’installazione ma consultabili sul sito web dell’opera). Thijs Biersteker in collaborazione con Stefano Mancuso, Econtinuum (2020). Courtesy Thijs Biersteker website.

 L’arte della consapevolezza promossa da Biersteker è in grado di mescolare in maniera fluida arte, scienza, neurobiologia delle piante, antropologia, sociologia e tecnologia“…mescolare in maniera fluida arte, scienza, neurobiologia delle piante, antropologia, sociologia e tecnologia”, portando alla massima espressione le possibilità della produzione artistica. Così, nel suo essere “vaga” e “ambigua”, come direbbe Morton, l’arte ci permette di intravedere esseri che sono al di là – e tra gli interstizi – delle nostre consuete categorie. Eppure, alla luce dell’interconnessione, sarebbe utile superare ogni distinzione tra dentro e fuori, tra qui e là: la consapevolezza di questa prospettiva olistica presuppone una “responso-abilità”66Il concetto di “responso-abilità” viene proposto da Haraway in Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto, Nero, Roma, 2016.
 etica del pensare, che intende ricalibrare il senso di diritto, identità e altruismo comuni. Le opere di Biersteker suggeriscono pertanto visioni di nuove relazioni e mondi possibili che, strutturati sulla base dei sistemi orizzontali di comunicazione citati, tracciano la traiettoria di una via della convivenza in grado di superare la nozione di confine interspecie.

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di Angela La Rosa
  • Angela La Rosa (1996) studia e lavora tra Milano e Palermo e frequenta il biennio di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali all'Accademia di Belle Arti di Brera. Co-founder dell’Associazione Culturale no profit Genealogie del Futuro, è contributor per Forme Uniche e ArtsLife. Vincitrice dell'open call per curatori under 30 promossa da The Others nel 2021, con il progetto "Against Domesticity: Making Room for the Inappropriate/d Other" co-curato con Deborah Maggiolo e in collaborazione con la Candy Snake Gallery di Milano. La sua ricerca critica indaga la responsabilità sociale e biopolitica nel campo artistico contemporaneo ed è volta alla composizione di un'etica curatoriale attivista e intersezionale.
Bibliography

Karen Barad, Performatività della natura. Quanto e queer, ETS, Pisa, 2017.

Emanuele Coccia, La vita delle piante. Metafisica della mescolanza, Il Mulino, Bologna, 2018.

Donna J. Haraway, Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto, Nero, Roma, 2016.

Donna J. Haraway, The Companion Species Manifesto, Prickly Paradigm Press, Chicago, 2003.

Stefano Mancuso, La nazione delle piante, Laterza, Bari, 2019.

Roberto Marchesini, La soglia tra umano e non-umano, «D’ART magazine of contemporary art and culture», 197, marzo 2009.

Timothy Morton, Come un’ombra dal futuro. Per un nuovo pensiero ecologico, Aboca, Sansepolcro, 2019.

Federica Timeto, Bestiario Haraway. Per un femminismo multispecie, Mimesis, Milano, 2020.

 

SITOGRAFIA:

Sito web dell’artista Thijs Biersteker: https://thijsbiersteker.com.

Pagina del sito web di Thijs Biersteker dedicata all’opera Symbiosia: https://thijsbiersteker.com/symbiosia.

Pagina del sito web di Fondation Cartier pour l’art contemporain dedicata all’opera Symbiosia, presente all’interno della mostra Trees: https://www.fondationcartier.com/en/exhibitions/nous-les-arbres.

Pagina del sito web di Thijs Biersteker dedicata all’opera Econtinuum: https://thijsbiersteker.com/econtinuum.

Pagina del sito web di Nxt Museum di Amsterdam dedicata all’opera Econtinuum di Thijs Biersteker, presente all’interno della mostra Shifting Proximities: https://nxtmuseum.com/artist/econtinuum-thijs-biersteker/.

 

VIDEO DI RIFERIMENTO:

Incontro con Stefano Mancuso introdotto da Giuseppe Laterza, XV edizione del Festival Economia Trento, 25 Settembre 2020: Festival Economia Trento.