Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Cybernetic Culture Research Unit

Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

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Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

Avery Dame-Griff, Barbara Mazzolai, Elias Capello, Emanuela Del Dottore, Hilary Malatino, Kerstin Denecke, Mark Jarzombek, Oliver L. Haimson, Shlomo Cohen, Zahari Richter
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Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

Perché la popular music non è studiata nelle università italiane?
Magazine, MITO – Part II - Giugno 2019
Tempo di lettura: 12 min
Fiamma Mozzetta

Perché la popular music non è studiata nelle università italiane?

Dall’opera alla musica popolare: l’assenza dei Popular Music Studies in Italia come più generale mancanza di una vera tradizione di cultural studies.

Citazione di Stuart Hall riportata sulle pareti della Goldsmiths.

 

Il complicato e confusissimo scheletro politico, linguistico e musicale che nel 1861 caratterizzava l’Italia, finalmente unita, è rimasto intatto nel tempo. Ieri come oggi, ogni regione ha la propria cultura e la propria tradizione musicale, che fanno parte della storia locale specifica: ciascuna regione è caratterizzata da elementi profondamente diversi per quanto riguarda festività, usanze, pratiche performative, tecniche e repertori; e ogni regione ha oltretutto i propri dialetti, che suonano spesso come lingue straniere. Qui, l’aspetto linguistico si dimostra particolarmente importante dato che, nonostante la realizzazione dell’unità politica, la netta distinzione tra dialetto e italiano è rimasta tale sino agli anni ’60-’70 del Ventesimo secolo, quando l’italiano raggiunse veramente lo status di lingua ufficiale della quotidianità, grazie a radio e televisione. Ed è a questa distinzione linguistica che deve essere ricondotta la dicotomia tra musica popolare (intesa nella sua accezione etnomusicologica) e musica colta (l’opera). Da una parte vi è il contadino analfabeta, che si esprime in dialetto e canta le canzoni popolari tramandate oralmente dalla tradizione della sua regione; dall’altra vi è l’esponente della classe media scolarizzata, che parla un elegante italiano e ascolta l’opera – probabilmente anche seguendo la partitura – nel tranquillo soggiorno di casa. Poiché spesso le tradizioni locali erano, e sono, difficilmente compatibili tra loro – aspetto che contribuisce a confinarle nelle loro aree di provenienza – mentre l’opera poteva essere invece apprezzata in ogni angolo del Paese e oltre, quest’ultima ha finito per diventare un elemento cruciale per quelle rivendicazioni volte a definire non solo l’identità musicale italiana, ma anche quella nazionale.11Sorce Keller, 2013.

Suonatore di ciaramella.

Questa frammentarietà storica, che caratterizza il patrimonio culturale italiano, unita alla difficoltà di conservarlo in maniera coerente e sistematica, ha portato con sé, sul piano della quotidianità, un rafforzamento di certi pregiudizi e stereotipi. La musica pop, e più in generale la cultura pop, sono ancora oggi vittime di un contesto profondamente influenzato da un’idea di “serietà” – spesso neanche troppo velata – da formalismi portati all’estremo, quando non da vere e proprie forme di snobismo. Non è un caso quindi che, proprio grazie alla sua uniformità linguistica e sonora (quantomeno formale), la musica classica sia stata ritenuta a pieno titolo un oggetto di studio e di ricerca; dopotutto è la forma espressiva e culturale che definisce l’italianità all’interno dei confini della penisola e al di fuori. Lo stesso vale oggi per la musica popolare, che ha ormai acquisito lo status di musica “seria”, essendo stata progressivamente assorbita nei contesti accademici attraverso l’etnomusicologia e gli studi di folklore. Al contrario, la popular music era e rimane un medium frivolo, commerciale, di poco conto. Non solo la musica ma anche il termine stesso, suonano ancora un po’ troppo americaneggianti alle raffinate e spesso autocompiaciute orecchie abituate all’opera lirica.

Cantometrics, sistema di classificazione degli stili del canto popolare creato da Alan Lomax.

 

Contro l’isolamento accademico