Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

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Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

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Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

Quando il corpo si rovescia: intervista a Cally Spooner
Magazine, PEOPLE – Part II - Gennaio 2019
Tempo di lettura: 16 min
Caterina Molteni

Quando il corpo si rovescia: intervista a Cally Spooner

Sul valore del fallimento e dell’assurdo nei nostri tempi turbolenti.

On False Tears and Outsourcing – Dancers Responsible For Delivering Self-Organized Efforts To Resolve Difficult And Time Consuming Issues ‘Go The Distance’Across Multiple Overlapping Phases Using Appropriated Competitive Strategies And Appropriated Intimate Gestures, 2016 dancers, wall of acoustic panels, daylight work lamps and fixtures, live radio, invisible in-ceiling speakers, museum glass. Exhibition view, “Cally Spooner On False Tears and Outsourcing”, New Museum, NY, USA, 2016 Photo: Jeremiah Wilson
Courtesy of New Museum, New York.

 

Artista e scrittrice, Cally Spooner (Ascot, Regno Unito, 1983) vive tra Londra e Atene. A breve coinvolta in Interactions, programma di performance dell’Art Institute of Chicago con il nuovo lavoro DEAD TIME (a crime novel), l’artista ha recentemente esposto presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea come vincitrice dell’illy prize 2017, il premio che annualmente, durante la fiera di Artissima, individua l’artista più promettente della sezione Present Future.

Spooner è un’attenta osservatrice dell’aria che ogni giorno respiriamo, o usando un termine che troviamo più volte in questa intervista, dell’“info-sfera” che, risultato dell’evoluzione dei canali di informazione e della loro trasformazione in una sempre più strutturata economia dei dati, in modo invisibile avvolge il nostro corpo, entra nei nostri organi e ne stressa silenziosamente il funzionamento. L’info-sfera è solo una delle immagini utilizzate dall’artista per parlare dell’oppressione che nasce da un’intensificazione delle prestazioni nel tempo. Mentre il problema del rendimento e dell’efficienza rappresentava prima una richiesta connessa alle ore del lavoro salariale, oggi si estende a ogni momento della giornata grazie a una tecnologia che riesce in modo consenziente da parte dell’essere umano a monitorare ogni suo passo e ogni minuto del suo sonno.

Se in alcuni lavori, come Soundtrack for a Troubled Time (2017), appare più evidente l’analisi teorica delle cause che portano allo sviluppo di particolari patologie fisiche, in altri l’attenzione dello spettatore viene catturata dai tentativi escogitati dall’artista per rovesciare una certa “crononormatività” e le ripercussioni nella società nel momento in cui questa viene assunta come strumento per lo sviluppo di un preciso modello economico e politico, quello del neoliberismo capitalista.

Grazie a un’attenta ricerca sullo spazio e sul tempo della performance, Spooner cerca di fare esperienza e di mettere in atto temporalità nascoste in cui il corpo è invitato a vivere ritmi e durate differenti da quelle praticate nel quotidiano. Leggendo l’intervista, per l’artista sembra centrale ritornare a pensare al soggetto da una prospettiva neostoica in cui la cura del sé diviene pratica fondamentale per riappropriarsi di tempi della mente come l’attenzione, o movimenti del corpo come micro resistenze e azioni ripetute.

Laddove la cura del sé diventa strumento per uno specifico accompagnamento algoritmico alla vita, diviene tuttavia fondamentale riflettere sull’azione attorno a cui ruota uno dei più recenti lavori di Spooner, cioè il rovesciare e lo strabordare. Nel progetto espositivo Everything Might Spill sia l’elemento scritto, Diagram of Power (2018), che l’installazione, Murderous Public Drinking Fountain (2018), subiscono un arresto del loro consueto funzionamento. Il linguaggio scientifico di esplicazione del corpo viene cancellato, modificato e rivisto a mano; una fontanella distante dallo spazio pubblico a cui sarebbe destinata versa acqua divenuta velenosa a causa dell’eccessivo cloro. Il piano dell’assurdo, più volte indagato e ricostruito dall’artista, apre a momenti di “fuoriuscita” in cui sembra possibile ritrovare un corpo, un ultimo testimone.


Caterina Molteni: Nel dibattito contemporaneo degli ultimi dieci anni, l’avvento di Internet e lo sviluppo dell’economia digitale sono stati oggetto di riletture. Da strumento di libertà e auto-organizzazione della conoscenza, Internet è stato reinterpretato come spazio di controllo e come ultima conquista del capitalismo neoliberale. L’invisibilità apparente del network è stata messa in causa da un nuovo pensiero relativo al corpo. Soundtrack for a Troubled Time (2017, Premio illy) è composto da un dialogo scritto, che hai avuto con la psicoanalista Isabel Valli, in cui viene trattato il tema dell’isteria e della sua comunicazione preverbale, della sua manifestazione visibile. Pensi che il corpo, a causa della sua incapacità di fingere nel profondo, possa costituire l’ultimo baluardo contro la complessità dei rapporti economici, politici e sociali? Nel corpo, ultimo testimone, si rivelerebbe quindi la vertigine della soggettivit&ag