Georgina Starr, Quarantaine, 2020.
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Cybernetic Culture Research Unit

Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

K-studies

Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

Avery Dame-Griff, Barbara Mazzolai, Elias Capello, Emanuela Del Dottore, Hilary Malatino, Kerstin Denecke, Mark Jarzombek, Oliver L. Haimson, Shlomo Cohen, Zahari Richter
Nuove utopieTecnologie

Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

Magazine , CAOS – Part I - July 2022
Christian Nirvana Damato

OnlyFans come nuova lotta di classe

Capitale sessuale digitale, pornologia visuale e amatoriale intersoggettivo.
AttivismoStudi di genereTecnologie

Una delle immagini postate nel 2021 da “Vienna Strips” su OnlyFans, account creato da l’Ente del turismo viennese che, dopo aver subito ripetutamente la censura dei nudi delle opere pubblicare sui loro social media, ha deciso di trasferire tutto sul sito a pagamento.

La sessualità espressa nello spazio normativo delle piattaforme digitali è un meccanismo che incide sul concetto di lavoro e sulla costruzione delle identità sociali e politiche delle nuove generazioni. Le piattaforme digitali, al di là degli aspetti positivi, sono costruite attraverso una struttura architettonica che non solo riproduce il pensiero dicotomico delle politiche egemoniche, ma lo amplifica attraverso distorsioni percettive che acuiscono ideologie di differenziazione sessuale, di genere e di classe. Partiamo dalla sintesi introduttiva di un concetto fondamentale di cui tener conto quando parliamo di piattaforme social di utilizzo pubblico, come Facebook, Instagram o Twitter: tutte le immagini sono in fondo strutturalmente pubblicitarie. Ogni interfaccia social è una vetrina attrattiva, in cui ogni elemento catturato viene investito strutturalmente da un valore di esposizione, prima ancora che quell’elemento rivesta i propri significanti e significati. La rappresentazione verbo-visiva della mia identità si staglia nel mio profilo personale come un’architettura aperta al pubblico; e non è solo il confine tra pubblico e privato che viene abbattuto nello spazio dei social, ma anche il confine tra intimo e pubblicitario. Non solo tutte le immagini social sono strutturalmente pubblicitarie, ma sono anche pornografiche“…Non solo tutte le immagini social sono strutturalmente pubblicitarie, ma sono anche pornografiche”, nella misura in cui il funzionamento di tali contenuti è regolato da una forma di interpellazione, un tipo di comunicazione prevalente nella pornografia industriale odierna. 

 

Rapporti di forza e differenze: il capitale sessuale digitale

Il significato di capitale, esteso al corpo sociale in quanto mezzo di produzione di ricchezza, costituisce la possibilità dell’esistenza di un capitale sessuale/erotico, ben riassunto in una prospettiva storica nel piccolo libro Il capitale sessuale di Eva Illouz e Dana Kaplan. Ripercorrendone i passi, per definire il capitale sessuale scrivono:

«Distinguiamo in prima battuta due tipi di capitale sessuale: il primo appartiene alla sfera economica e viene analizzato nell’ambito dei rapporti di lavoro, l’altro fa parte della sfera della riproduzione, della vita domestica e delle relazioni intime. […] Il sesso e la sessualità producono valore capitalistico non solo mediante l’occupazione e il lavoro stipendiato […] ma anche attraverso la sfera privata. […] Secondo questa linea di ragionamento, la regolamentazione della sessualità nei limiti di un’eterosessualità a sfondo procreativo, e poi sentimentale o relazionale, rappresenta la chiave dei meccanismi capitalistici di produzione e accumulazione del capitale. In effetti, Gramsci, e Freud prima di lui, credeva che per lavorare virtuosamente gli uomini dovessero avere una vita sessuale soddisfacente».11Eva Illouz, Dana Kaplan, Il capitale sessuale, Castelvecchi, Roma, 2020, pp. 16-18; cf. Silvia Federici, Calibano e la strega, Mimesis, Sesto San Giovanni, 2015.

Se il capitale sessuale moderno e postmoderno era quello della riproduzione e della sfera domestica,22«Lo chiamano amore. Noi lo chiamiamo lavoro non pagato. La chiamano frigidità. Noi la chiamiamo assenteismo. Ogni volta che restiamo incinte contro la nostra volontà è un incidente sul lavoro. Omosessualità ed eterosessualità sono entrambe condizioni di lavoro… ma l’omosessualità è il controllo degli operai sulla produzione, non la fine del lavoro. Più sorrisi? Più denaro. Niente sarà più efficace per distruggere le virtù di un sorriso. Nevrosi, suicidi, desessualizzazione: malattie professionali della casalinga»; Silvia Federici, Salario contro il lavoro domestico, 1976, collettivo femminista napoletano per il salario al lavoro domestico.
quello contemporaneo entra nelle strutture capitalistiche postfordiste e poi in quelle neoliberiste. Autonomia, autostima, empowerment, autodeterminazione, libera espressione del sé, individualismo, autoimprenditorialità, creatività: il capitale sessuale contemporaneo definito dalle autrici integra tutti questi aspetti come parti di una soggettività che sfrutta il proprio capitale sessuale. Dall’altra parte abbiamo l’ingiunzione a godere, il culto capitalista – valido per tutte le soggettività – per il quale abbiamo il diritto a essere sessualmente soddisfatti. Questo duplice meccanismo crea una differenziazione sessuale e di genere attraverso il meccanismo di domanda/offerta sul mercato, che influenza l’andamento ideologico ed economico capitalistico, e a sua volta è influenzato dall’apparato di quest’ultimo che agisce proponendo immaginari estetici, socio-simbolici e ideoimagologici. Tuttavia, il capitale sessuale contemporaneo – nella stessa analisi di Illouz e Kaplan – si ferma sul piano fisico. Possiamo partire da questa interruzione per identificare una forma aggiornata di capitale sessuale in funzione del digitale, e in particolar modo relativo alla relazione tra sessualità e social network. Racchiudiamo tutto questo nel capitale sessuale digitale, che potremmo distinguere in due categorie. La prima è quella del capitale sessuale digitale attivo, ovvero quello in cui il soggetto detiene l’agency sul proprio corpo e decide di utilizzarlo attraverso piattaforme come OnlyFans, Patreon, Snapchat e altre. In questo caso è il soggetto a sfruttare il proprio capitale sessuale attraverso le piattaforme, usandole come strumento di mediazione diretta tra produttore e consumatore. La seconda categoria è quella del capitale sessuale digitale passivo, che pertiene alle piattaforme di incontro come Tinder, Grindr e simili, dove ognuno mette in campo il proprio capitale sessuale in quanto consumatore. La differenza sta nell’agency e nella possibilità di trarne guadagno, nella reciprocità e nel rapporto di scambio: possiamo definire il primo scambio corpo per denaro (nessun contatto fisico), e il secondo corpo per corpo (mero scambio comunicativo con un potenziale contatto fisico). L’organizzazione social del desiderio sessuale si snoda su queste piattaforme, spostando il rapporto diretto con lo sfruttamento capitalistico in una forma di capitale della libertà, basato sullo sfruttamento autonomo e soggettivo del proprio capitale sessuale attraverso l’utilizzo di piattaforme e applicazioni per il web. Se con la pornografia industriale il soggetto recitante può essere oggettificato e le sue immagini mitizzate, in questo spazio di libertà amatoriale il soggetto è umanizzato e le immagini desoggettivate.

Manifestazione del collettivo per il salario al lavoro domestico, Napoli, foto di Anna Heiz, Archivio delle donne di Napoli: http://donnedinapoli.coopdedalus.org/557/collettivo-per-il-salario-al-lavoro-domestico/

 

Amatoriale intersoggettivo

Nell’industria pornografica contemporanea possiamo definire principalmente due categorie di pornografia più diffuse tra quelle utilizzate dalle grandi case di produzione: il feature e il gonzo. Il feature è composto da una struttura narrativa, una vera e propria sceneggiatura entro cui si sviluppa l’escalation per l’atto sessuale, che si consuma nei tempi prescritti di una “scopata” standard, definita – per esempio – dalla sequenza baci/preliminari (rapporti orali) / penetrazione / orgasmi. Nel gonzo, invece, assistiamo a una struttura meno narrativa e più sessuale, violenta, non lineare e iper-performante, riassumibile nella sequenza baci / rapporti orali / penetrazione / rapporti orali / penetrazione / orgasmi. Il gonzo, oggi, è il genere dominante a livello di grandi produzioni, perché si adatta alla domanda sul mercato ma soprattutto alle dinamiche intrinseche al funzionamento dello schermo e del web:

«Il feature permette allo spettatore di nascondersi “dietro” la quarta dimensione, e di osservare voyeuristicamente lo svolgimento dell’azione sessuale. La pornografia gonzo pone in esso invece una comunicazione identificativa […]. Il gonzo spinge infatti lo spettatore a instaurare una fantasmatica relazione “interattiva” con i performer».44Stephen Maddison, Federico Zecca, Gli estremi dell’hard. Due saggi sul porno contemporaneo, Mimesis, Sesto San Giovanni, 2013, p. 35. Si veda anche: Zabet Patterson, Going On-Line: Consuming Pornography in the Digital Era, in Linda Williams (a cura di), Porn Studies, Duke University Press, Durham-Londra, 2004, pp. 116-119.

Il gonzo utilizza l’interpellazione dello spettatore per creare un legame diretto e forme di identificazione, rendendo gli attori a noi più vicini. L’esempio perfetto del gonzo è il video che riproduce un rapporto eterosessuale in cui la donna effettua una fellatio, incorniciata nel primo piano che racchiude il pene e il volto della donna con gli occhi fissi in camera. L’eye-contact della modella interpella lo spettatore con lo sguardo, mentre il primo piano dell’uomo – con il pene come unico organo visibile – crea un effetto di fpv (first person view) simulando l’effetto identificativo (per l’uomo). Lo stile gonzo si apre a una forma di avvicinamento verso lo spettatore, ma anche a una visione apparentemente “più reale”, data dai pochi tagli cinematografici presenti in questo stile. Se il feature adotta un montaggio più cinematografico e percettivamente più costruito e finzionale, il gonzo cerca invece di registrare un evento in chiave documentaristica: sta accadendo qui e ora, sta succedendo davvero, questi attori stanno davvero godendo (!). La diffusione dello stile gonzo rivela dunque la predisposizione degli utenti online (in questo caso più uomini in relazione al rapporto domanda/offerta) nel preferire contenuti percettivamente più reali, vicini e interpellanti possibili (questa preferenza non è ideologica, bensì legata al funzionamento del nostro cervello: più l’immagine è realistica, più ci sentiamo coinvolti e riusciamo a immedesimarci). La conferma di tutto ciò possiamo trovarla nella svolta amatoriale, un genere ormai dilagante nelle piattaforme pornografiche sul web. Il porno amatoriale si afferma come una potenziale forma di guadagno e di autonomia dallo sfruttamento delle grandi case di produzione. In più, si tratta di una soluzione a basso costo grazie all’economia delle attrezzature: videocamere o semplici Smartphone. Secondo Gail Saltz, professoressa di psichiatria presso il New York Presbyterian Hospital, «un film pornografico girato in studio viene fornito con una sceneggiatura e attori assunti, ma il porno amatoriale dà un maggiore senso di eccitazione per via della sua realtà».5