Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Dalla biopolitica alla tanatopolitica: verso un cambiamento di paradigma delle migrazioni e delle frontiere
Magazine, HYPER – Part I - Marzo 2020
Tempo di lettura: 12 min
Salvatore Palidda

Dalla biopolitica alla tanatopolitica: verso un cambiamento di paradigma delle migrazioni e delle frontiere

Lo sviluppo del liberismo globalizzato nel mercato del lavoro, tra rivoluzione tecnologica, caporalato transnazionale e supersfruttamento di immigrati e autoctoni.

Esempio di piattaforma petrolifera in Norvegia.

 

La letteratura sulle migrazioni e le frontiere ha avuto un enorme sviluppo, in particolare negli ultimi vent’anni. Essa, tuttavia, appare spesso ripetere vari aspetti ed è sovente subalterna o condizionata dal discorso dominante, mentre sembra invece mancare la lettura d’insieme dei principali cambiamenti e della loro portata e significato.11La letteratura sulle migrazioni è quasi sterminata, come pure le ricerche e gli studi per diversi committenti pubblici e privati. Di fatto, anche per questo le migrazioni sono sfruttate da tante organizzazioni, istituzioni e singoli “esperti”, raramente dalla parte dei migranti, ma quasi sempre per il committente o per se stessi (è anche il caso di coloro che usano le interviste/testimonianze dei migranti per loro elucubrazioni e autogratificazione). La decostruzione della “scienza delle migrazioni”, come suggerisce Sayad (in La doppia assenza, 2002) è quella del “pensiero di Stato”, come lo chiama Bourdieu, cioè il lavoro che è al cuore di tutta l’opera di Foucault a cui faccio riferimento per quanto riguarda il concetto di discorso dominante costruito dalle scienze umane, politiche e sociali.
Ciò mi pare dovuto alla mancanza di decostruzione del discorso dominante, e quindi alla scarsa o inesistente comprensione delle conseguenze della “rivoluzione” neoliberista che inizia negli anni ’70, nonché alla conseguente transizione dalla biopolitica delle migrazioni alla tanatopolitica (riferimento a Foucault, cf. infra).

Per capire cosa sia cambiato nelle migrazioni e nelle frontiere è infatti essenziale comprendere come alcuni aspetti del contesto attuale si siano gravemente esacerbati dopo decenni di sviluppo del liberismo globalizzato. Le migrazioni, come le frontiere, sono un fatto politico totale (concetto che reinterpreta Maus).22Il celebre antropologo Marcel Mauss rivede il concetto di “fatto sociale” dello zio Durkheim proponendo quello di “fatto sociale totale”, che include tutti gli aspetti del fenomeno. Penso che oggi sia necessario considerare il “fatto” come “fatto politico totale” poiché tutti gli aspetti coinvolti presentano una portata e un significato politico assai rilevante.
Durante i circa due secoli di sviluppo della società industriale, tale fatto è stato governato secondo il paradigma della biopolitica che, a parte i momenti di rigetto e razzializzazione, tendeva a integrare e persino assimilare gli immigrati per farne docile manodopera, bravi cittadini che pagano le tasse, riproducono nuova manodopera e sono pronti a morire per il paese di nuova residenza divenuto loro nuova patria (i casi degli Stati Uniti e della Francia sono esemplari: grazie alla continua immigrazione, questi due paesi sono diventati enormi potenze economiche, militari e politiche). Tuttavia, questo paradigma era funzionale allo sviluppo della società industriale governata dallo Stato nazionale.

Dagli anni ’70 la rivoluzione liberista globalizzata comincia a smantellare quasi tutto l’apparato industriale nei paesi più sviluppati, che pertanto necessitano sempre meno di lavoratori stabili da integrare/assimilare e sempre più di una certa quantità di lavoro precario o al nero per il semi-sommerso e il sommerso, o nel subappalto di ogni sorta di attività (incluse le grandi imprese e il terziario). Tale sviluppo diviene enorme in tutti i cosiddetti paesi “terzi”, ma anche in quelli dominanti.

Quest’ultima grande trasformazione è possibile grazie ai seguenti fatti: 1) la rivoluzione tecnologica che permette anche 2) la rivoluzione finanziaria, che impoverisce ancora di più i paesi meno sviluppati; 3) la RMA (Revolution in Military Affairs, che è anche neg