Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
Archive: Filter by: All
Close
All
Digital Library
Editions
Magazine
Projects
alterità
attivismo
biopolitica
critica d'arte
critica ecologica
filosofia politica
intersezionalità
massmedia
neuroscienze
nuove utopie
postcolonialismo
postumanesimo
queer
sottoculture
studi culturali
studi di genere
studi sociali
studi vocali
tecnologie
Cybernetic Culture Research Unit

Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

K-studies

Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

Avery Dame-Griff, Barbara Mazzolai, Elias Capello, Emanuela Del Dottore, Hilary Malatino, Kerstin Denecke, Mark Jarzombek, Oliver L. Haimson, Shlomo Cohen, Zahari Richter
Nuove utopieTecnologie

Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

L’Alterità nella costruzione dell’identità europea: intervista a Boris Groys
Magazine, OTHERING – Part I - Settembre 2019
Tempo di lettura: 9 min
Simona Squadrito

L’Alterità nella costruzione dell’identità europea: intervista a Boris Groys

L’arte tra mercificazione e propaganda politica, per un ripensamento del rapporto tra soggetti (io-l’Altro).

Frame dalla serie televisiva statunitenze di fantascienza “Visitors” andata in onda negli Stati Uniti dal 1984 al 1985.

 

Nell’attuale scenario geopolitico globale, il progressivo aumento di azioni volte a contrastare e inibire i fenomeni migratori, in un’epoca in cui oggi più che mai la mobilità rappresenta invece un modo di stare al mondo, si inserisce all’interno di una più ampia cornice di diritti regolarmente violati e negati a quella parte di popolazione che la cultura e la società dominante identificano oppositivamente come “altra” e minoritaria rispetto a sé, che si tratti sia di processi di identizzazione fondati sul colore della pelle o il credo religioso, che di processi basati invece su categorie come il genere e l’orientamento sessuale. Nell’antica società del patriarca bianco eterosessuale, la reciproca dipendenza dei due concetti di “identità” e “alterità” si esprime attraverso la definizione del termine oppositivo (l’altro, il loro) come pericolo e minaccia per la sicurezza della comunità a cui l’io (il noi) sente di appartenere. L’altro, in questa visione, rappresenta pertanto l’estraneo su cui il gruppo dominante può esercitare forme di dominio e pratiche di esclusione, il corpo “alieno” da espellere e negare.

Prendendo le mosse da tali considerazioni, Visitors, terzo volume della collana K-pocket guide, edito da KABUL magazine e stampato nel mese di ottobre 2019, intende analizzare il fenomeno dei flussi migratori e delle attuali catastrofi umanitarie riconducendoli all’interno di una riflessione più ampia che indaghi i rapporti tra soggetti e il processo di alterizzazione che ne può conseguire.

In questa prospettiva, per contrastare la logica duale del binarismo oppositivo, da cui discendono tutte le forme di discriminazione ed esclusione sociale, cultura e arte sono oggi chiamate in campo per denunciare le radici storiche alla base di tali processi e produrre immaginari alternativi a quelli precostituiti e stereotipati del modello culturale vigente. Nello specifico dell’intervista a Boris Groys, di cui qui si riproduce un estratto, la ricerca di tale immaginario alternativo si traduce pertanto nell’aspirazione a una comunità partecipata di soggettività non fuse tra loro e interagenti: se la definizione e il riconoscimento dell’altro è infatti inevitabile, l’arte, in quando generatrice di eventi che possono essere collettivi, può ergersi come momento dalla valenza unificante nonostante la sua intrinseca transitorietà. In questo modo, con il suo linguaggio, può diventare fonte di ispirazione per ripensare e contrapporsi alle politiche contemporanee europee che tendono alla xenofobia e per suggerire la formazione di comunità eterogenee, non più caratterizzate solamente dalla condivisione di aspetti identitari ma dal riconoscimento dell’altro senza una conseguente repulsione di esso.

Boris Groys è critico d’arte, teorico dei media e filosofo. È professore di Slavistica e di Russistica alla New York University ed è ricercatore all’Università di Arti e Design di Karlsruhe, in Germania, dove è stato professore di Estetica, Storia dell’arte e Teoria dei media. È stato inoltre professore insigne in diverse università negli Stati Uniti e in Europa, compresa l’Università della Pennsylvania, l’Università del Sud California e il Courtauld Institute of Art di Londra. Tra i maggiori studiosi di teoria dei media, tra le altre cose, di Art power (Postmedia Books, 2012), Going Public (Postmedia Books, 2013) e In the Flow. L’arte nell’epoca della riproducibilità digitale (Postmedia Books, 2018).

Visitors è un volume che riporta le voci, oltre quella di Boris Groys, di Gaia Giuliani, Thomas Nail, Oleksiy Radynski, Saskia Sassen e Daniel Trilling. Contro società come quella fondata sul patriarcato bianco eterosessuale che identificano l’altro come minaccia per la stabilità