Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Il Numogramma Decimale

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La rivolta nell'epoca tecnopatriarcale
Digital Library, May 2019
Tempo di lettura: 18 min
Paul B. Preciado

La rivolta nell'epoca tecnopatriarcale

In occasione dell’evento “PERFORMING PAC deGENERE” a cura del Comitato Scientifico del PAC e organizzato presso il PAC di Milano (1-3 marzo 2019), pubblichiamo un estratto della traduzione dell’incontro di apertura al programma con uno dei più importanti pensatori contemporanei sulle politiche sessuali.

Sophia, umanoide.

 

Paul B. Preciado parla di pratiche di rivolta in epoca tecnopatriarcale a partire da sé, da una auto-teoria sempre posizionata all’interno di una rete di strutture più ampie che ci plasmano. Esplora i rapporti di forza materiali e le retoriche che costruiscono e ingabbiano le soggettività, dall’economia alla tecnologia, incluse “la trasformazione biochimica della sensibilità e la produzione e distribuzione di immagini pornografiche” (2008). Traccia un percorso che mostra la continua trasformazione del potere che disciplina i nostri corpi, in risposta alla produzione post-industriale di soggettività. Un potere che non arriva più dall’esterno, ma che è interiorizzato in una sua versione ridotta. Come in Testo Tossico, la metafora usata per raccontare il processo di incorporazione del disciplinamento è quella della pillola contraccettiva, farmaco simbolo della miniaturizzazione e dell’ingestione di un potere che opera oggi all’interno della sfera privata domestica. Il ridimensionamento in termini spaziali dell’apparato disciplinare si osserva anche in tutti gli altri ambiti dello sviluppo tecnologico biocapitalista: gli strumenti di sicurezza, l’estensione di Internet, i sistemi di riconoscimento, le tecniche di procreazione assistita, l’intelligenza artificiale.

Filosofo della disidentificazione, Preciado ci stimola a esaminarci, a svelare le tecnologie che costruiscono i nostri corpi, ad “aprile la pillola” come gesto politico necessario per riconoscerci oltre le finzioni di cui siamo plasmat*. La rivolta in epoca tecnopatriarcale non può che nascere da un processo di disidentificazione collettiva, a partire proprio da quei corpi nati o che si identificano in quanto maschi (bianchi): corpi che da sempre hanno accesso ai linguaggi e alle tecnologie di potere. Se è vero che oggi viviamo una violenta controrivoluzione data da politiche identitarie etero-nazionaliste, è anche vero – suggerisce Preciado – che non dobbiamo mai perdere di vista come questa reazione sia dovuta all’ampiezza del movimento anti-patriarcale.

In un recente articolo, Preciado scrive che «la scrittura è il processo di edizione che permette al testo di diventare un’unità in una lingua travestita» (2019). In questo senso, il processo di traduzione di questo talk si trova a unire diverse lingue – la parola spagnola, la gestualità del corpo di chi parla, le emozioni del corpo collettivo che ascolta – perché Preciado cerca continuamente parole per dire ciò che sentiamo, tradurre le nostre esperienze, spesso incastrate in linguaggi troppo stretti. La sua è una produzione di pensiero che nasce da – e restituisce a – quel “lumpen somato-politico” da lui stesso indicato come unico spazio possibile di produzione di linguaggi resistenti alla normalizzazione: partire dalle parole che ci definiscono come abiett* per creare parole “non autorizzate”. Partire sempre dalla possibilità di un noi. Un “noi” che ho voluto mantenere nella traduzione scritta di parole vive, anche a scapito della forma, per dare voce a questa “assemblea costituente di una rivoluzione in marcia”.

 

Introduzione e traduzione di Maddalena Fragnito


Buonasera, prima di tutto vorrei ringraziare tutte le persone che hanno reso possibile la mia venuta qui al PAC, in particolare Diego Sileo che tempo fa mi mandò un invito così entusiasta a cui risultava impossibile non rispondere, l’Istituto Cervantes che ha contribuito economicamente alla mia venuta e chi ha il difficile compito di tradurmi oggi. Abbiamo discusso su quale lingua adottare durante questa conferenza e abbiamo deciso che poteva essere il castigliano, anzitutto perché è la mia lingua madre, poi perché magari è una lingua che in fondo capite abbastanza anche voi. Abbiamo quindi optato per la possibilità che io parlassi in castigliano e voi in italiano, e che potessimo capirci.

Sono veramente emozionato dalla quantità di gente che è venuta a questo incontro.
Sono anni che parlo e sogno di rivoluzione e, nonostante questi siano tempi controrivoluzionari, sono ancora più emozionato nel vedere tutt* voi qui oggi: l’importante non è che io sia qui ma che voi siate qui come in un’assemblea costituente di una rivoluzione in marcia. Non pensavo che l’avrei mai detto ma, guardandovi, mi rendo conto che vi amo profondamente perché stiamo vivendo insieme situazioni pesanti e complesse in ogni parte del mondo. Penso che oggi sia più necessario del solito stare vicin* e stabilire nuove alleanze.