Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

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Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

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Infodemia e libertà di manifestazione del pensiero
Magazine, HYPER – Part I - Marzo 2020
Tempo di lettura: 16 min
Veronica Sicari

Infodemia e libertà di manifestazione del pensiero

L’informazione ai tempi del virus: regolamentazione e censura tra aspetti giuridici e soluzioni prospettabili.

Un’immagine della fantomatica donazione di papa Silvestro I all’imperatore Costantino, una delle più celebri fake news dell’antichità. Affresco nell’oratorio di San Silvestro a Roma.

 

Negli ultimi anni l’espressione fake news è entrata nel linguaggio comune, divenendo oggetto di dibattiti a più livelli. In generale, con tale espressione ci si riferisce alla circolazione di notizie dal contenuto ingannevole e non veritiero. Tuttavia, non si tratta di un trend inedito. La divulgazione di notizie false è sempre esistita quale forma di comunicazione tesa a orientare l’opinione pubblica verso determinati obiettivi, in tutte le epoche. Tra le fake news più celebri dell’antichità merita menzione la cosiddetta Donazione di Costantino.

Durante il Medioevo, al fine di giustificare le mire papali sul potere temporale, iniziò a circolare la voce, poi rivelatasi non vera, secondo cui l’imperatore Costantino, in segno di gratitudine verso papa Silvestro, che lo avrebbe guarito dalla lebbra, non soltanto si fosse convertito al Cristianesimo, ma avrebbe addirittura donato un terzo dell’Impero Romano alla Chiesa di Roma. Una vera e propria bufala talmente diffusa da essere persino citata da Dante nel XIX canto dell’Inferno: «Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, / non la tua conversion, ma quella dote / che da te prese il primo ricco».

In tempi più recenti rispetto alla fantomatica donazione di Costantino, quale esempio di manipolazione dell’opinione pubblica, ricordiamo l’enorme e imponente macchina propagandistica messa a punto dal Terzo Reich, in particolare da Joseph Goebbels, durante il nazifascismo, che si reggeva sulla diffusione di notizie e aneddoti totalmente infondati e tesi a giustificare le teorie razziste e antisemite del regime. Esempio emblematico è la serie di notizie sulle abitudini abiette attribuite agli ebrei, allo scopo di favorirne l’isolamento sociale.

La stessa invasione militare della Polonia era stata preceduta da una feroce campagna pubblicitaria di continue informazioni, trasmesse via radio e giornali, su atrocità commesse dalla popolazione polacca: ciò allo scopo, da un lato, di giustificare l’aggressione militare nei confronti della Polonia, dall’altro di conquistare il consenso popolare di una siffatta operazione da parte degli stessi cittadini tedeschi. Attraverso questa pressante campagna di informazioni, la vile aggressione al popolo polacco fu, infatti, sostenuta dalla popolazione.

Risulta pertanto evidente come la diffusione di informazioni non vere o inesatte sia in grado di influenzare il dibattito pubblico, sino ad arrivare a conseguenze rilevanti per la stessa salute di uno Stato democratico.

Oggi, con la diffusione capillare dei nuovi massmedia, tra cui i social network, la diffusione delle fake news ha assunto contorni ben più vasti. È innegabile che l’accesso libero – o quasi – alla rete abbia portato con sé diversi vantaggi nella vita quotidiana di ciascun individuo. Attraverso Internet e le piattaforme social è infatti possibile attingere a un’enorme quantità di sapere, informazioni e dati, dando a chiunque la possibilità di informarsi, ma altresì di informare.

Tuttavia, se da una parte questa libertà appare come massima realizzazione del diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero, che trova il suo referente costituzionale all’art. 21 Cost.,11L’art. 21 Cost., che al primo comma sancisce in maniera lapidaria: «Tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».
il contraltare è costituito dalla sempre più frequente scarsa abilità, per il singolo utente, di effettuare una cernita tra le informazioni ricevute, spesso verosimili, sebbene false o non verificabili. Si pone, dunque, il problema della coesistenza tra l’inalienabile diritto a informare ed essere informati e il suo travalicamento, ossia l’abuso che può g