Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

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Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

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Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

Eterotopie cyberspaziali
Magazine, LOCUS - Part II - Maggio 2021
Tempo di lettura: 18 min
Silvia Cegalin

Eterotopie cyberspaziali

Per una nuova semantica degli spazi tra Facebook e digital cities.

Miao Xiaochun – The Last Judgement in Cyberspace – The Below View, 2006 C-Print 289 x 360 cm.

 

Eterotopie ed eterocronie

«Non abbiamo bisogno di altri mondi, abbiamo bisogno di specchi».

(Stanisław Lem, Solaris)

Se l’autore di Solaris si riferiva all’urgenza di forgiare un mondo riflesso che si sostanziava attraverso la metafora degli specchi, oggi questa propulsione non sembra essere svanita, e l’individuo giace in dimensioni rispecchianti che sfocano la forma del tempo e delle cose, rendendo talvolta vano qualsiasi sforzo di identificazione tra ciò che effettivamente esiste e ciò che è solo apparente.

Gli spazi eterotopici si formano in un’emersione che sconfina dalla quotidianità, in paesaggi in cui i principi di continuità e di normalità si distorcono, creando incrinature fuorvianti che permettono ai luoghi di far emergere la loro alterità. Plasmate sul concetto di utopia, le eterotopie cercano di costruire modelli alternativi, necessari per l’essere umano al fine di valicare la ripetitività dell’ordinario.

Le eterotopie si esprimono perciò in altre possibilità di esistenza, senza tuttavia perdere mai il contatto con il reale, poiché si tratta di spazi che pur essendo collocati in una realtà materica tangibile agiscono attraverso il sovvertimento delle logiche temporali e razionali.

Il concetto di eterotopia appare per la prima volta in un breve riferimento contenuto nel saggio Le mots et le choses di Michel Foucault (1966), e sarà ripreso esaustivamente un anno dopo, nel corso di una conferenza tunisina intitolata Des Espace Autres, durante la quale il filosofo si addentra in modo più profondo nella spiegazione di questo termine, distinguendo i luoghi eterotopici dagli altri ambienti mediante le seguenti caratteristiche.

  1. Le eterotopie sono presenti in tutte le società“…Le eterotopie sono presenti in tutte le società”, siano esse passate, presenti o future.
  2. Variano e si adeguano al tessuto storico e geografico in cui sono inserite, hanno quindi la capacità di modellarsi in base al contesto che in quel momento abitano.
  3. Presentano la possibilità di sovrapporre in un solo spazio diverse localizzazioni di per sé incompatibili e contraddittorie. Intersezione di luoghi antitetici che si verifica per esempio nei teatri, nei cinema, nelle navi da crociera o nei giardini pubblici.
  4. Favoriscono il formarsi di eterocronie, ossia la sovrapposizione di tempi e spazi diversi. È il caso dei musei e delle biblioteche che, attraverso la sospensione del tempo, fanno emergere resti del passato all’interno di una cornice presente. Di conseguenza, gli spazi eterocronici esistono sia nel tempo effettivo, nel qui e ora, sia al di fuori di esso, in quel loro passato che è stato ricostruito e preservato per essere fisicamente insensibile alle devastazioni del tempo.

Oltre a queste peculiarità, in cui Foucault risalta la tendenza eterotopica a coniugare sincronicamente tempi differenti, come una macchina del tempo che non percorre una sola via, negli altri due principi restanti il filosofo si concentra nel far affiorare la natura significante di tali luoghi, segnando lo stretto legame che in essi intercorre tra realtà e fantasia.

  1. La quinta caratteristica è improntata a esaminare la dinamica inclusiva degli spazi eterotopici che, giocandosi sul binomio apertura/chiusura, si presentano isolati e inaccessibili a chiunque; perché l’ingresso nell’eterotopia può essere reso obbligatorio, tramite un atto coercitivo come la reclusione in una clinica psichiatrica o in una prigione, oppure previsto solo dopo la pratica di particolari riti, come nel caso dei luoghi di culto.
  2. Il sesto e ultimo principio si interroga sull’ambivalenza che contraddistingue l’eterotopia, assumendo contemporaneamente sia il ruolo di creatore di spazi illusori distaccati temporaneamente dalla realtà, sia la funzione di formare luoghi destinati all’alterità, tuttavia visibili nel loro grado fattuale.

Questi aspetti possono agire sia separati che in simultaneità; al contempo, però, appare anche evidente quanto le varie tipologie di eterotopia si evolvano e mutino in base alle epoche storiche in cui esse sono inserite. Ed è qui che torna in campo la metafora dello specchio poiché, parafrasando Foucault, l’esperienza fatta allo specchio rafforza l’impressione di esistenza del luogo che in quel momento si occupa fisicamente; tuttavia, questo senso di realtà si definisce proprio grazie allo spazio riflesso situato al di là dello specchio e che viene concepito come virtuale.