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Contro-narrare la città eterna
Magazine, LINGUAGGI - Part II - Gennaio 2022
Tempo di lettura: 5 min
Marta Federici, Sara Alberani, Valerio Del Baglivo

Contro-narrare la città eterna

“HIDDEN HISTORIES”: un progetto di esplorazione, in chiave decoloniale, degli spazi urbani e del patrimonio storico-artistico della città di Roma.

Leone Contini, Ricollezioni, 2019.

La seguente bibliografia riunisce insieme alcuni dei testi che hanno ispirato il passato anno di ricerca e produzione artistica del progetto HIDDEN HISTORIES, giunto alla sua terza edizione. HH è un programma pubblico site-specific di performance, laboratori, talk ed esplorazioni urbane per riflettere in chiave decoloniale sul patrimonio storico-artistico della città di Roma.

All’edizione 2021 hanno preso parte Josèfa Ntjam, Leone Contini, Daniela Ortiz, Adila Bennedjaï-Zou.

Adila Bennedjaï-Zou, courtesy l’artista.

Allǝ artistǝ sono state commissionate nuove opere in dialogo con luoghi legati alla vita sociale, politica e comunitaria della città di Roma, che contribuiscono a diffondere contro-narrazioni e propongono immaginari alternativi all’ordine patriarcale e coloniale che condiziona il nostro passato e presente. La questione del linguaggio è stata posta fin da subito come uno degli strumenti attraverso cui scardinare le narrazioni egemoniche, e allo stesso tempo comunicare in maniera chiara i contenuti dei progetti artistici proposti.

Marta Federici si è aggiunta al team nel 2021 nel ruolo di “curatrice delle narrazioni”, per provare a gestire la difficile macchina del rapporto tra linguaggio artistico simbolico, il dischiudersi di tematiche complesse, la presenza di un passato ingombrante, con la velocità di mezzi di comunicazione che permettono pochi approfondimenti. HH ha prodotto dei momenti di approfondimento in forma di newsletter, ha invitato lǝ artistǝ a rilasciare delle interviste che potessero sciogliere i nodi più complessi delle loro ricerche, ha tenuto le fila del linguaggio utilizzato nelle rassegne stampa per mantenere spessore e opacità.

HH è un programma curatoriale concepito da LOCALES – Sara Alberani e Valerio Del Baglivo, con la partecipazione dal 2021 di Marta Federici.

Daniela Ortiz, I figli non sono della Lupa. Foto di Margherita Panizon, “Hidden Histories”, 2021.

La bibliografia è frutto delle nostre letture recenti ed è certamente incompleta per affrontare tutti i temi snocciolati dallǝ artistǝ invitatǝ. L’abbiamo concepita in modo da unire saggistica, narrativa e poesia perché non crediamo ci sia una distinzione netta tra questi generi nel costruire un immaginario decoloniale. E anzi, in fondo tuttǝ questǝ autorǝ utilizzano fatti, immagini ed emozioni in maniera legittima per chiarire e dispiegare i loro argomenti. Abbiamo cercato di inserire testi in italiano, perché il nostro territorio di azione è Roma, ma ci sono troppe lacune per affrontare un compito del genere senza includere la letteratura straniera.

Grazie al lavoro prezioso di Igiaba Scego abbiamo la fortuna di avere un compendio dei luoghi romani nei quali la storia del colonialismo italiano assume forme di visibilità pubblica, attraverso targhe, monumenti e toponomastica che esaltano il progetto imperialista prima, e fascista-coloniale poi.

Impossibile non includere due poetesse – e non solo – come Etel Adnan e Audre Lorde, perché il linguaggio non lineare della poesia ha la forza di destabilizzare il pensiero logico e il sapere scientifico che ordinano il mondo sul binomio verità/subalternità: qui abbiamo indicato due saggi che parlano di linguaggio.

Rachele Borghi è tra le poche autrici bianche italiane a confrontarsi con questo tema, e per chi si avvicina a queste tematiche per la prima volta, il suo libro costituisce un compendio interessante di pratiche, oltre a marcare un interessante distinzione tra il concetto di decoloniale e decolonialità.

Josèfa Ntjam, Mélas de Saturne, film co-prodotto con Sean Hart, 11’ 32min, 2020.

I libri di Octavia E. Butler si leggono tutti d’un fiato, e la recente traduzione di Legami di Sangue è un avvincente romanzo di science fiction in cui i protagonisti superano i confini tra passato e presente, per spiegarci i terribili meccanismi di controllo su cui si basavano lo stato d’eccezione della piantagione schiavista e il suo linguaggio.

La sociologa e attivista Avery F. Gordon è riuscita a spiegare con il termine “haunting” come i sistemi di oppressione e violenza statali tornino a manifestarsi, soprattutto se, come le dittature, vengono negati, o se, come lo schiavismo transatlantico, vengono considerati a torto processi conclusi: i fantasmi non sono perciò lo sconosciuto, l’imponderabile, bensì qualcosa che riemerge e richiede la nostra attenzione“…i fantasmi non sono perciò lo sconosciuto, l’imponderabile, bensì qualcosa che riemerge e richiede la nostra attenzione” mettendo in crisi forme di oppressione, contenimento e violenza.

Probabilmente tra le più acute intellettuali contemporanee, Saidiya Hartman ci spiega nel suo testo come lavorare per dare un nome a una donna schiava assassinata, soprannominata “Venus” negli atti processuali, come comportarci con le lacune degli archivi storici e la loro pretesa di obiettività e come lavorare con la finzione della Storia per pretendere una contro-narrativa, una contro-trama e una diversa fine.

Sulle stesse tracce, In the Wake di Christina Sharp parte da quattro parole (“the wake”, “the ship”, “the hold”, e “the weather”) per ricordare come lo spettro “dell’esperienza della stiva” produca ancora oggi effetti normativi sulla vita degli afroamericani, ma indichi anche traiettorie di possibilità per sconfiggere la supremazia bianca e vivere oggi nella condizione di diaspora.

Il testo di Spivak è un classico quando parliamo di colonialismo, e di come sia costruito il binomio asimmetrico “noi-voi” su cui l’impianto coloniale europeo e occidentale continua a reggersi ancora oggi.

Françoise Vergès ci ricorda da anni come il problema dello schiavismo non possa essere relegato alla sola tratta atlantica, ma riguardi anche la storia delle tratte nel Mediterraneo: e in questo libro ci rammenta come le città europee – Parigi, così come Roma, spesso indicate come città dell’amore, del romanticismo – siano in realtà organizzate urbanisticamente per «mettere in scena lo spirito di conquista, il patriarcato, l’oppressione e l’espansione».

Leone Contini, The scattered colonial body, frame da video, 2017.

Aa. Vv., Le città ingovernabili, «Jacobin Italia», 12, Roma, 2021.

Aa. Vv., «The Against Nature Journal», Issue 2, Winter 2021, published by Council, Paris, 2021.

Etel Adnan, To Write in a Foreign Language, «Electronic Poetry Review», 1, 1996.

Chimamanda Ngozi Adichie, Il pericolo di un’unica storia, Einaudi, Torino, 2020.

Rino Bianchi, Igiaba Scego, Roma negata. Percorsi postcoloniali nella città, Ediesse, Roma, 2014.

Rachele Borghi, Decolonialità e privilegio: Pratiche femministe e critica al sistema-mondo, Meltemi, Sesto San Giovanni, 2020.

Octavia E. Butler, Legami di sangue, SUR, Roma, 2020.

Avery F. Gordon, Ghostly Matters, Haunting and the Sociological Imagination, University of Minnesota Press, 2008.

Saidiya Hartman, Venus in two Acts, «Small Axe», 26, vol. 12, n. 2, Indiana University Press, June 2008.

Audre Lorde, ZAMI. Così riscrivo il mio nome, ETS, Pisa, 2014 [1982].

Djamila Ribeiro, Il luogo della parola, Capovolte, Alessandria, 2020 [2017].

Christina Sharp, In the Wake: on blackness and being, Duke University Press, 2016.

Rebecca Solnit, Chiamare le cose con il loro nome. Bugie, verità e speranze nell’era di Trump e del cambiamento climatico, Ponte alle Grazie, Firenze, 2019 [2018].

Gayatri Chakravorty Spivak, Can the Subaltern Speak?, in Cary Nelson and Lawrence Grossberg (eds.), Marxism and the Interpretation of Culture, Macmillan, Basingstoke, 1988, pp. 271-313.

Françoise Vergès, De la violence coloniale dans l’espace publique, Shed Publishing, 2021.

Monique Wittig, Sande Zeig, Appunti per un dizionario delle amanti, Meltemi, Sesto San Giovanni, 2020 [1976].

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Autori
  • Marta Federici
    Marta Federici è curatrice e storica dell’arte. Come parte del collettivo LOCALES collabora con Sara Alberani e Valerio Del Baglivo al progetto “Hidden Histories”. Dal 2021 lavora nel dipartimento curatoriale del MACTE – Museo di Arte Contemporanea di Termoli e co–cura la programmazione dello spazio d’arte indipendente Lateral Roma (Roma). La sua ricerca indaga il rapporto che intercorre tra teoria e pratica nella produzione di conoscenza ed esplora le modalità con cui l’arte si relaziona alla realtà e al tempo presente, attivando trasformazioni degli immaginari. Scrive occasionalmente per riviste d’arte contemporanea e vive a Roma est.
  • Sara Alberani
    Sara Alberani è storica dell’arte e curatrice indipendente di base a Roma. La sua attività è centrata sulle pratiche artistiche impegnate socialmente, in particolare è coinvolta in progetti artistici di medio-lungo corso e community-based, che si sviluppano intorno alle tematiche migratorie e alle pratiche di decolonizzazione. Attualmente è curatrice e ricercatrice per il programma pubblico di Trampoline House (Copenaghen), progetto di comunità partecipante alla prossima documenta15, Kassel 2022. Insieme a Valerio Del Baglivo, nel 2020 ha fondato a Roma la piattaforma curatoriale LOCALES, che produce interventi artistici site-specific nello spazio pubblico a partire dalla storia politica e sociale di luoghi simbolici della città e delle comunità che li abitano. È parte del team curatoriale di “Le Orchestre della trasformazione”, progetto che unisce l’immaginazione artistica contemporanea a nuove strategie di azione per il raggiungimento degli obiettivi SDG dell’Agenda 2030, Palazzo delle Esposizioni, Roma. Nel 2019-’20 è stata fellow presso CuratorLab, Konstfack University (Stoccolma), ed è co-editrice della prossima pubblicazione Propositions on Translocal Solidarity, edita da Archive Books.
  • Valerio Del Baglivo
    Valerio Del Baglivo è un curatore indipendente che vive Stoccolma. La sua ricerca si focalizza su pratiche artistiche di ricerca che analizzano il rapporto tra produzione di conoscenza, infrastrutture istituzionali e audience-engagement, per discutere il ruolo sociale e politico dell’arte. Nel 2017 ha fondato “The Institute of Things to Come”, un programma artistico itinerante volto a studiare forme di speculazione immaginativa come strategie e metodologie artistiche. Insieme a Sara Alberani, nel 2020 ha fondato LOCALES, piattaforma curatoriale che commissiona lavori performativi nello spazio pubblico per riflettere in chiave decoloniale sul patrimonio artistico/culturale della città di Roma. Recentemente è stato 2019 Associate Curator al MAXXI – Museo del XXI Secolo per le Arti (Roma); e 2018-’19 Visiting Curator di UNIDEE – Università delle Idee presso la Fondazione Pistoletto (Biella). Attualmente è 2021-’22 Visiting Curator presso lo IASPIS di Stoccolma.