Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Il Numogramma Decimale

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Mask mask mask
Magazine, HYPER – Part II - Maggio 2020
Tempo di lettura: 10 min
Alessia Delli Rocioli

Mask mask mask

Quando non era ancora uno strumento quotidiano di assistenza sanitaria: la forma della maschera nell’immaginario contemporaneo, nell’arte, nella musica e nella moda.

Fig. 1 – Soldati al fronte, prima guerra mondiale.

 

Immaginazione al potere/Il potere dell’immaginario?

I motti sessantottini auspicavano, seguendo la lezione di Marcuse, l’estetizzazione della società,11Cf. H. Marcuse, L’uomo a una dimensione: l’ideologia della società industriale avanzata, Einaudi, Torino, 1968.
un’azione che avrebbe portato al cambiamento della coscienza generale e quindi alla “lotta di classe”. Oggi abbiamo i mezzi per farlo e l’abbiamo fatto. Viviamo nell’epoca del capitalismo estetico.22Cf. G. Lipovetsky, J. Serroy, L’estetizzazione del mondo, Sellerio, Palermo, 2017.
I media ci permettono di creare un gusto contemporaneo, un’attitudine particolare permea tutti gli strati della società e ci guida inevitabilmente nelle azioni che compiamo (un visual artist diventa il nuovo social media manager dell’azienda di scatolette di tonno).

Nell’estetica contemporanea una forma viene riproposta ciclicamente all’interno dell’immaginario collettivo, quella della “maschera”.33Nello specifico tratto di quelle maschere intrinsecamente negative, come la maschera antigas o il passamontagna.
Questo oggetto, intrinsecamente negativo, può essere interpretato come il segno di un rinnovato sentimento di guerriglia urbana, un elemento provocatorio, o è l’indice di una situazione di disagio e staticità, quella di chi vive in un’epoca postuma?44Cf. M. Garcés, il nuovo illuminismo radicale, Nutrimenti, Roma, 2019. Per la filosofa barceloneta c’è bisogno di un atteggiamento radicale per sovvertire quella che da società postmoderna è passata a essere una società postuma, perdendo quella fiducia nel futuro che spinge il mondo a migliorarsi (non risparmia le critiche anche alla società postmoderna).

Fig. 2 – Frame del film punk Jubilee, Derek Jarman, 1978.

Negli anni Settanta la maschera antigas entra a far parte dell’immaginario comune, utilizzata dagli artisti in un’ottica sempre antagonistica a quelle realtà di cui la maschera era parte integrante, e la vediamo protagonista di più copertine dei giornali di cronaca. La guerra chimica in Vietnam è un evento sconvolgente che porta la nuova società di massa ad accogliere nell’immaginario consumistico forme appartenenti all’immaginario delle guerre mondiali primonovecentesche [fig. 1]. Si inizia a diffondere un’atmosfera necrofila post boom economico, che verrà risolta negli anni Ottanta, l’idea è quella di una società che sta andando verso il collasso generale.55Cf. M. Belpoliti, S. Chiodi, G. Canova (a cura di), Anni Settanta. Il decennio lungo del secolo breve, catalogo della mostra, (La Triennale di Milano, 27 ottobre 2007 – 30 marzo 2008), Skira, Milano, 2007.

Intellettuali, visionari e artisti avviano un’aperta critica alla società schizofrenica che si divide tra terrorismo/Stato, democrazia/dittatura, masse/élite; così, in Dillinger è morto, film cult del 1969, la maschera fa irrealisticamente da sfondo alla vita giornaliera del protagonista. La scena iniziale del film si apre con un discorso esplicito in cui il regista, attraverso le parole di un personaggio secondario, evidenzia quelle che sono le critiche centrali all’uomo contemporaneo: «Per esempio, il fatto di sapere di dover po