Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Cybernetic Culture Research Unit

Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

K-studies

Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

Avery Dame-Griff, Barbara Mazzolai, Elias Capello, Emanuela Del Dottore, Hilary Malatino, Kerstin Denecke, Mark Jarzombek, Oliver L. Haimson, Shlomo Cohen, Zahari Richter
Nuove utopieTecnologie

Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

Hardcore e soft power: l’età dell’odio
Magazine, PEOPLE – Part II - Gennaio 2019
Tempo di lettura: 14 min
Valerio Veneruso

Hardcore e soft power: l’età dell’odio

Pepe the frog, Tik Tok e musica trap: quando la diffusione di un sentimento sancisce la nascita di una nuova epoca.

Metamorfosi ultranazionalista di Pepe the frog diffusa su 8chan.

 

«Tutto ciò che cammina su due gambe è nemico. Tutto ciò che cammina su quattro gambe o ha le ali è amico. E ricordate pure che nel combattere l’uomo non dobbiamo venire ad assomigliare. Anche quando l’avrete distrutto, non adottate i suoi vizi. Nessun animale vada mai a vivere in una casa, o dormire in un letto, o vesta panni, o beva alcolici, o fumi tabacco, o maneggi denaro, o faccia commercio. Tutte le abitudini dell’uomo sono malvagie. E, soprattutto, nessun animale divenga tiranno ai suoi simili. Deboli o forti, intelligenti o sciocchi, siamo tutti fratelli. Mai un animale uccida un altro animale. Tutti gli animali sono uguali».
(G. Orwell, La fattoria degli animali, Mondadori, 1945)

Un estratto da Holy Bible di Adam Broomberg & Oliver Chanarin.

Che concetti come il male o la rivalità esercitino incessantemente una forza molto più forte di quanto purtroppo possano averne azioni mosse da fattori quali la compassione o il rispetto verso il prossimo è ormai un dato di fatto che affonda le sue radici nella notte dei tempi.11Come si evince anche dalle parole di Gianni Mercurio nel capitolo Perfezione e perdizione, contenuto all’interno del testo di Demetrio Paparoni, Eretica. Trascendenza e profano nell’arte contemporanea: «Diavolo, Demonio sono vocaboli greci che devono al Cristianesimo il loro nuovo significato ed è seguendo la loro trasformazione nel tempo che si ha chiara l’evoluzione dell’idea del male. Se è nella prima pagina della Bibbia che il Demonio viene citato per la prima volta – il primo capitolo della Genesi narra la tentazione di Eva da parte del Serpente – San Paolo è il primo a mettere in chiaro il rapporto che intercorre fra Dio, Satana e gli uomini: Dio vuole salvare i suoi figli, l’altro si adopera affinché gli uomini cadano nella perdizione, nel periodo del loro breve passaggio sulla terra e per sempre nell’aldilà. Lucifero, capo di questi esseri senza corpo i quali, peccando di orgoglio, hanno abbandonato la casa del Padre prima che il Padre creasse l’uomo, ha mille facce, ognuna diversa, ognuna orribile. E chi assicura di averlo visto dal vero, come Lutero, parla di un essere immondo: la faccia sguaiata del male. Perché il Male ha una faccia e anche un corpo. Storpio, sciancato, laido, Osceno. Questo è il lato morboso. Se il bello attrae, il brutto, il marcio attraggono ancora di più» (D. Paparoni, Eretica. Trascendenza e profano nell’arte contemporanea, Skira, Ginevra-Milano 2007, pp. 59-60).
L’eterno conflitto tra il bene e il male ha infatti da sempre costituito la base per la fondazione non solo di culti religiosi,22Attingendo allo sterminato materiale fotografico custodito dall’Archive of Modern Conflict di Londra, gli artisti Adam Broomberg & Oliver Chanarin hanno pubblicato per la Mack Books, nel 2013, Holy Bible: una reinterpretazione in chiave visiva del Testo Sacro del Cristianesimo. Ogni pagina della Bibbia si alterna infatti tra precise sottolineature, poste sotto parole specifiche, e immagini di un certo impatto visivo che, occultando completamente la parte scritta, fanno riflettere sulla potenza distruttiva sia di Dio che dell’uomo stesso. Come infatti afferma anche il filosofo israeliano Adi Ophir nella postfazione al libro di Broomberg e Chanarin dal titolo Divine violence: «Fin dall’inizio, quasi ogni sua apparizione è stata catastrofica. In origine, colui che ha preparato le fondamenta del paradiso e della Terra, diviso le acque dalla terra, messo le stelle in moto e donato alla natura le sue leggi, è emerso all’interno del mondo da lui creato solamente per provocare il caos, sia autonomamente che tramite i suoi emissari. Ogni evento catastrofico è stato preso come esempio della sua forza, a volte anche come manifestazione di se stesso, provvedendo sempre a fornirgli un ambiente in cui agire. In questo modo è cominciata la genesi» (Adam Broomberg & Oliver ChanarinHoly Bible, Mack Books, 2013, traduzione del sottoscritto).
ma anche e soprattutto di intere società.33«L’avanzamento della civiltà può essere descritto a grandi linee come il passaggio, nel corso degli ultimi 10.000 anni, da un’esistenza integrata e profondamente collegata alla trama della vita a un’esistenza separata che controlla il resto della vita. Prima della civilizzazione, si disponeva di abbondante tempo da dedicare ai propri interessi e piaceri e vi era notevole autonomia e uguaglianza fra i sessi, un atteggiamento non distruttivo nei confronti del mondo naturale, l’assenza di violenza organizzata, nessuna mediazione o istituzione formale, buona salute e robustezza fisica. La civiltà ha inaugurato la guerra, la sottomissione delle donne, la crescita della popolazione, il lavoro di fatica, il concetto di proprietà, le gerarchie costituite e praticamente ogni malattia nota, per nominare solo alcuni dei suoi derivati devastanti. La civilizzazione comincia e non si basa su una rinuncia forzata della libertà istintiva. La civiltà non può essere riformata ed è quindi nostra nemica» (Green Anarchy Collective, Green Anarchy. Introduzione al pensiero e alla pratica anarchica di anticivilizzazione, Nautilus 2004, Torino, pp.11-12).
Tutta la storia dell’uomo è infatti costellata da innumerevoli episodi che, per periodi più o meno lunghi, evidenziano un’imperitura lotta tra questi due elementi.44Un pensatore come Nietzsche tanto si è interrogato sull’essenza, e su tutte le sue numerose sfaccettature, dei valori che compongono la natura umana individuando nella gravità (e di conseguenza nella sua assenza) l’elemento fondamentale insito all’interno sia di un approccio apollineo che di uno dionisiaco alla vita. Se nella figura del profeta persiano Zarathustra il filosofo tedesco individua il portavoce del concetto di volontà di potenza (e dunque di superamento dell’uomo) è nel soggetto del “nano” invece che risiede lo spirito di gravità: quella forza oscura e greve che si oppone al processo di ascesa a cui può aspirare l’uomo e che pretende di poter correttamente insegnare il concetto di bene e di male: «Quasi ancora nella culla ci vengono date queste pesanti parole e valori: “bene” e “male” – così si chiama la dote che ci è assegnata. Grazie a essa ci vien perdonato di vivere. E si lasciano i bambini venire a sé per vietar loro in tempo di amare se stessi: questo è opera dello spirito di gravità. E noi – noi ci trasciniamo dietro, obbedienti, sulle spalle incallite e su per le montagne impervie, ciò che ci è stato assegnato! E, se ci inzuppiamo di sudore, allora ci dicono: “Eh già, la vita è un grande fardello!”. Invece è l’uomo che è per se stesso un grave fardello!» (F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, Adelphi, Milano, 2014, pp. 227-228).
Ma cosa succede quando un’intera epoca storica viene completamente pervasa da un costante e diffuso spirito di ostilità nei confronti dell’altro?55Consigliato è, a tal proposito, l’articolo del teologo Vito Mancuso, L’odio, una stupida patologia, pubblicato su «Il Foglio» il 20 gennaio 2019.
Ciò che ne consegue, spesso come risultato di specifiche tendenze socio-politiche,66Basti pensare per esempio alla scellerata pratica di innalzamento di barriere fisiche che unisce sia un continente come l’America che uno come l’Europa.
è uno stravolgimento totale della scala dei valori per il quale fenomeni come la discriminazione o il disprezzo diventano addirittura dei princìpi così solidi da rappresentare vere e proprie risorse. Esperienze come quelle dei totalitarismi europei del Novecento hanno lasciato impronte profonde nella nostra memoria, ma forse non abbastanza da impedire la reiterazione degli stessi errori.77«“Guarda questa porta carraia! Nano! continuai: essa ha due volti. Due sentieri convengono qui: nessuno li ha mai percorsi fino alla fine. Questa lunga via fino alla porta e all’indietro: dura un’eternità. E quella lunga via fuori dalla porta e in avanti è un’altra eternità. Si contraddicono a vicenda, questi sentieri; sbattono la testa l’un contro l’altro: e qui, a questa porta carraia, essi convengono. In alto sta scritto il nome della porta: ‘attimo’. Ma, chi percorresse uno dei due – sempre più avanti e sempre più lontano: credi tu, nano, che questi sentieri si contraddicano in eterno?” “Tutte le cose diritte mentono, borbottò sprezzante il nano. Ogni verità ricurva, il tempo stesso è un circolo”. “Tu, spirito di gravità!”, dissi io incollerito, “non prendere la cosa troppo alla leggera! O ti lascio accovacciato dove ti trovi, sciancato – e sono io che ti ho portato in alto! Guarda, continuai, questo attimo! Da questa porta carraia che si chiama attimo, comincia all’indietro una via lunga, eterna: dietro di noi è un’eternità. Ognuna delle cose che possono camminare, non dovrà forse avere già percorso una volta questa via? Non dovrà ognuna delle cose che possono accadere, già essere accaduta, fatta, trascorsa una volta? E se tutto è già esistito: che pensi, o nano, di questo attimo? Non deve anche questa porta carraia – esserci già stata? E tutte le cose non sono forse annodate saldamente l’una all’altra, in modo tale che questo attimo trae dietro di sé tutte le cose avvenire? Dunque – anche se stesso?» (Nietzsche, cit., pp. 184-185).
Uno scenario caratterizzato da un’incitazione programmata al risentimento era già stato dipinto da George Orwell in quella pietra miliare della letteratura postmoderna, tanto distopica quanto profetica, che è 1984. Celebri, infatti, sono i due minuti di odio: momenti quotidiani durante i quali ai personaggi del racconto viene mostrato il volto di un presunto traditore/capro espiatorio contro il quale poter selvaggiamente inveire.88«L’Odio era cominciato. Come al solito, la faccia di Emmanuel Goldstein, il Nemico del Popolo, era apparsa sullo schermo. S’udì qualche fischio, qua e là, fra i presenti. La donnetta dai capelli color sabbia diede in una sorta di gemito in cui erano mescolati paura e disgusto. Goldstein era il rinnegato, l’apostata che, una volta, molto tempo prima (quanto tempo prima, nessuno poteva ricordarsi con precisione), era pure stato fra i dirigenti del Partito, importante quasi quanto il Grande Fratello stesso, ma s’era poi dato a organizzare attività controrivoluzionarie, era stato condannato a morte ed era misteriosamente evaso e scomparso. I programmi dei Due Minuti di Odio variavano a seconda dei giorni, ma non ce n’eran nessuno in cui Goldstein non fosse la figura principale. Egli era stato il supremo traditore, il primo che avesse osato profanare la purezza del Partito. Tutti i delitti che erano stati commessi in seguito contro il Partito, tutti i tradimenti, gli atti di sabotaggio, le eresie, le deviazioni ecc. erano sorti direttamente dal suo insegnamento. Era ancora vivo, in qualche parte del mondo, e stava preparando le sue cospirazioni» (G. Orwell, 1984, Mondadori, Milano, 2004, p. 15).

Una simile azione è propedeutica, all’interno della narrazione, per lasciare sottintendere il ruolo centrale che occupa la manipolazione delle menti in un regime dittatoriale. In effetti, però, questo particolare modus operandi non è poi così lontano da quello che viene facilmente esercitato in un contesto come Internet, nonostante non si stia ancora vivendo una dittatura così spudorata ed esplicita come quella raccontata da Orwell. Fenomeni come le fake news e le bufale, o figure come l’influencer99Come viene spiegato da Vito Campanelli nella prefazione di Ossessioni collettive di Geert Lovink: «Nei social network l’utente visita e si iscrive ai gruppi ai quali i propri amici hanno accordato preferenza, naviga i siti preferiti da altri utenti che li hanno aggiunti ai propri shared bookmarks, predilige i video e i brani musicali al top delle categorie most viewed e most ranked, nelle tag clouds clicca sulle parole con un corpo maggiore, entra nelle chat-rooms con più ospiti, nei forum contribuisce ai topics con più elevato numero di post, fruisce continuamente di contenuti related (ovvero proposti automaticamente da un software perché archiviati in database secondo categorie affini a quella del contenuto originariamente consultato dall’utente), preferisce le pagine che figurano tra i primi dieci risultati del motore di ricerca consultato, legge articoli da rassegna stampa che altri hanno assemblato, e così via in una continua routine autoreferente» (Lovink, cit., p. XVIII).
e l’hater detengono appunto un tale potere in grado di determinare, nell’internauta di turno, decisioni, preferenze o comportamenti diversi da quelli che si sarebbero adottati in maniera autonoma.1010Il saggista e politologo statunitense Joseph S. Nye jr nel suo Soft power. Un nuovo futuro per l’America parla così a proposito del potere: «Il dizionario ci dice che il potere è la possibilità concreta di fare qualcosa. In questo senso più generico, il potere indica la capacità di ottenere i risultati desiderati. Il dizionario dice inoltre che il potere implica la facoltà di influenzare il comportamento altrui per fare sì che avvengano determinate cose. Quindi, più nello specifico, il potere è la capacità di influenzare il comportamento altrui al fine di ottenere gli esiti desiderati» (J. S. Nye jr, Soft power. Un nuovo futuro per l’America, Einaudi, Torino, 2005, p. VIII).
Nell’era di Internet queste strategie sono diventate all’ordine del giorno e, grazie soprattutto alla scrittura di algoritmi ben strutturati,1111«Il soft power si basa sulla capacità di plasmare le preferenze altrui» (Nye, cit., p. 8).
la concezione stessa del potere è radicalmente cambiata. La dimensione in cui ci si ritrova oggi non ci consente di comprendere effettivamente se sia ancora il mondo a modificare le sorti di Internet o viceversa.1212Come incipit del suo Ossessioni collettive, il teorico olandese – nonché fondatore dell’Institute of Network Cultures di Amsterdam – Geert Lovink afferma che: «Una volta internet cambiava il mondo, oggi è il mondo a cambiare internet. La sua integrazione nel mainstream è davvero finita, e la saga dell’effimero Web 2.0 è giunta al capolinea» (G. Lovink, Ossessioni collettive. Critica dei social media, Università Bocconi Editore, Milano, 2016, p. 1). La rivelazione offerta da Lovink fa riferimento sia alle differenze essenziali tra la bolla unidirezionale del Web 1.0 e quello che oggi conosciamo come Web 2.0 (ammiccando in qualche modo anche alla sua fase evolutiva del 3.0 che vede Internet come una sorta di immenso database dove algoritmi e intelligenza artificiale sono sempre più presenti), sia al fallimento del principio utopistico proprio di Internet. Nonostante questa schietta affermazione custodisca una sua verità – il testo fu scritto da Lovink nel 2011 – nel frattempo le carte in tavola sono state nuovamente rimescolate ed effettivamente alcuni processi, che verranno ampiamente toccati all’interno dell’articolo, hanno creato veri e propri cortocircuiti all’interno della nostra società.