Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

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Ma gli androidi "pensano" pecore elettriche?
Magazine, MORIRE – Part I - Gennaio 2018
Tempo di lettura: 12 min
Fabio Iapaolo

Ma gli androidi "pensano" pecore elettriche?

Intelligenza Artificiale, Biomorfismo e Automazione Cognitiva.

Sophia, Hanson Robotics Ltd, Hong Kong 2016 ©Wanda Tuerlinckx.

 

«Il gioco [dell’imitazione] può forse essere criticato sulla base del fatto che le possibilità sono troppo nettamente a sfavore della macchina. Se l’uomo dovesse cercare di fingere di essere una macchina, farebbe certamente una pessima figura. Sarebbe tradito immediatamente dalla sua lentezza e imprecisione nell’aritmetica. Non possono forse le macchine comportarsi in qualche maniera che dovrebbe essere descritta come pensiero, ma che è molto differente da quanto fa un uomo?».
(A. M. Turing, 1950)

In Blade Runner Rick Deckard sottopone i suoi interrogati al test di Voight-Kampff, così da poter discriminare tra umani e replicanti: i secondi pressoché identici ai primi e tuttavia incapaci di provare emozioni analoghe a quelle dell’uomo.11Adattamento cinematografico del romanzo Do Androids Dream of Electric Sheep di Philip K. Dick (1968), il cui titolo è stato inizialmente tradotto in italiano come Il Cacciatore di Androidi. In un secondo momento è stata proposta la traduzione Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, da cui l’autore trae ispirazione per il titolo di questo articolo.

Il test di Voight-Kampff, per analogia di scopo,22E cioè discriminare tra intelligenza umana e artificiale.
è simile al test di Turing, introdotto dallo stesso Alan Turing nel suo pioneristico saggio sull’intelligenza macchinica33Preferisco giustappore l’aggettivo ‘macchinico’ anziché ‘artificiale’ al termine ‘intelligenza’ quando si discute del tipo di intelligenza specifica di macchine e dispositivi tecnologici. In un certo senso, l’intelligenza umana non è meno artificiale di quella delle macchine, considerando che essa tende ad aumentare continuamente il proprio spettro cognitivo e sensoriale per mezzo di supporti tecnologici (Cf. Pasquinelli, 2015).
del 1950 che, in maniera provocatoria, si apre con la domanda: le macchine sono in grado di pensare?44Nel testo originale: «Can machine think?» (Turing, 1950, 1).
Turing suggerisce di riformulare questo dilemma sotto forma di un test comportamentale, detto ‘gioco dell’imitazione’, a cui partecipano tre soggetti, due umani e un computer. Il gioco, in breve: un esaminatore umano sottopone una serie di domande scritte a un altro essere umano e a un computer, entrambi separati fisicamente dal primo di modo che questi non possa sapere da chi provengano le risposte. Un computer supera il test di Turing – e gli viene dunque riconosciuta la capacità di simulare un comportamento intelligente – se l’interrogatore si dimostra incapace di stabilire con certezza chi sia di volta in volta a rispondere alle sue domande.

OK-RM, graphics for ‘Fear and Love’, exhibition at Design Museum, London 2016.

Il motif del test, e dunque dell’esaminazione delle Intelligenze Artificiali in funzione della loro capacità di simulare ragionamenti e comportamenti analoghi a quelli dell’uomo, è stato riproposto nel film Ex Machina. In particolare, nel film è valutata la capacità di un robot umanoide di dimostrarsi intelligente (ossia capace di ragionamenti complessi), autocosciente (ossia consapevole della propria natura macchinica e del proprio funzionamento), e in grado di provare e suscitare reazioni empatiche.55Film del 2015 scritto e diretto da Alex Garland.
In Ex Machina si ricorre al test