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Superare il concetto di nazione nel modello del padiglione nazionale (feat. Miart)
Magazine, POST - Part II - Marzo 2017
Tempo di lettura: 2 min

Superare il concetto di nazione nel modello del padiglione nazionale (feat. Miart)

Sebastian Cichocki e Bartolomeo Pietromarchi, moderati da Oliver Basciano, presentano il talk "Superare il concetto di nazione nel modello del padiglione nazionale".

Padiglione Italia ai Giardini, attuale Padiglione Internazionale.

 

La redazione di KABUL magazine, in collaborazione con ATP DIARY, ha deciso di rendere disponibili le registrazioni audio di alcuni dei talk di Miart 2017. Gli ospiti invitati al programma di miartalks 2017 – a cura di Ben Borthwick (direttore artistico, Plymouth Arts Centre, Plymouth), Diana Campbell Betancourt (direttrice artistica, Samdani Art Foundation e capo curatrice, Dhaka Art Summit 2018, Bataan e Dhaka) – affronteranno un tema di grande attualità che coinvolge il sistema artistico su scala globale: «il presente e il futuro delle biennali e le sfide delle grandi mostre periodiche nel mondo». L’archivio digitale di KABUL si arricchirà così di podcast, accompagnati da brevi testi introduttivi, facilmente fruibili dai lettori. La raccolta restituirà una documentazione sull’argomento rappresentativo di quest’anno, considerato dai più come uno dei più ricchi per il mondo dell’arte per la grande quantità di appuntamenti offerti.

Padiglione Italia, sede attuale.

Sabato 1 aprile, presso lo spazio dedicato alla sezione miartalks, si è tenuto l’incontro incentrato sui vantaggi e gli svantaggi dell’attuale modello dei padiglioni nazionali: com’è stato ripensato nel corso degli ultimi anni e con quali modalità potrà essere ripensato in futuro. Protagonisti dell’incontro sono stati Sebastian Cichocki (vice direttore, the Museum of Modern Art, Varsavia) e Bartolomeo Pietromarchi (direttore, MAXXI Arte, MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Roma), moderati da Oliver Basciano (international editor, ArtReview).

Office of Information about the Vietnam War at Tree Levels: The Visual Image, text and audio, Mixed Media, dimensions variable, 1968 (Installation view LXXXIV Biennale di Venezia,1968).

Oliver Basciano introduce brevemente gli ospiti e il tema dell’incontro: quali sono le relazioni che intercorrono tra nazioni e padiglioni? Com’è possibile ‘inserire’ un intero stato dentro questi piccoli edifici?

Bartolomeo Pietromarchi, curatore del padiglione Italia nel 2013, racconta della nascita della Biennale di Venezia su modello dell’Esposizione Universale e della trasformazione dei giardini in uno spazio permanentemente adibito e dedicato alle manifestazioni artistiche. Più nello specifico, fino alla fine degli anni Ottanta il padiglione italiano all’interno dei giardini era dedicato esclusivamente alla produzione artistica italiana seguendo un’ideologia di cultura colonialista. Successivamente quello spazio è entrato a far parte della sezione ‘internazionale’, tanto che la dicitura «ITALIA» venne spostata nel giardino delle Vergini, attuale sede del padiglione italiano.

Sebastian Cichocki racconta la sua esperienza come curatore del padiglione Polonia spiegando le implicazioni e le riflessioni introdotte nel contesto biennale dal progetto And Europe Will Be Stunned dell’artista israeliana Yael Bartana: una trilogia di video sul legame che intercorre tra comunità e nazione. Con And Europe Will Be Stunned si voleva infatti rimettere in discussione l’artificialità di questo paesaggio abitato da padiglioni che simula la reale situazione geopolitica mondiale.

Basciano pone alcune domande a Cichocki e Pietromarchi: qual è l’obiettivo di un padiglione nazionale? Rappresentare forse la produzione artistica di un intero paese? Come il ‘sistema biennale’ incide nelle decisioni del curatore di un padiglione?

Gli ospiti rispondono mostrando al pubblico alcuni casi particolari tra cui: The Ideological Guide di Jonas Staal, il progetto di Santiago Sierra per il padiglione spagnolo, di Hans Haacke per il padiglione tedesco, di David Lamelas per il padiglione finlandese.

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