Mathilde Rosier, Le massacre du printemps, 2019.
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Verso la costruzione di un mondo ecosofico
Magazine, LOCUS - Part I - Marzo 2021
Tempo di lettura: 14 min
Anita Fonsati

Verso la costruzione di un mondo ecosofico

Pratiche di decentramento e riposizionamento attraverso la ricerca di Joan Jonas e nell’attività di TBA21–Academy (Ocean Space).

“All Bleeding Stops Eventually”, Will Benedict, 2019. Still da video, https://vimeo.com/362805721, consultato il 23 giugno 2020.

 

«Le altre specie potrebbero costituire una chiave di ingresso, per gli esseri umani, in una nuova storia universale, necessità che è evidenziata dal pericolo del cambiamento climatico».11Dipesh Chakrabarty, The Climate of History: Four Theses, «Critical Inquiry», 35, 2009, pp. 197-222.

“Leonardo Da Vinci’s Dog”, Sidney Harris, 2006, https://www.cartoonstock.com/cartoonview.asp?catref=shr0407&ANDkeyword=leonardo+da+vinci, consultato il 23 giugno 2020.

Questa frase di Dipesh Chakrabarty, citata nel testo Il Postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte di Rosi Braidotti è il punto iniziale per questa disamina in cui proverò a spiegare e approfondire il concetto di antropomorfismo attraverso il contributo di scienziati, filosofi e pensatori come Braidotti stessa, Félix Guattari e Donna Haraway. Analizzerò la tendenza, diffusa negli esseri umani, ad attribuire aspetto, facoltà e destini dell’anthropos a soggetti animali e vegetali,22http://www.treccani.it/enciclopedia/antropomorfismo/, consultato il 20 giugno 2020.
e l’inclinazione a percepirsi pertanto come presenza esclusiva che sfrutta le risorse offerte dal pianeta, senza prendere in considerazione le conseguenze delle sue azioni sull’altro rispetto a sé, cioè sulle altre specie viventi sulla Terra. Queste sono le premesse che ci permettono di definire la nostra èra geologica Antropocene. Per rivalutare tali premesse in chiave critica intendo proporre nuovi modelli di pensiero e possibili alternative che affondano le radici nell’ambito della cultura e dell’arte contemporanea, possibili veicoli di idee e innovazione del pensiero. Nel testo esporrò le proposte pragmatiche così come sviluppate da istituzioni e produttori culturali quali TBA21–Academy e l’artista pioniera della videoarte e della performance: Joan Jonas.

 

Conferenza “The Current” Cycle II: Chus Martinez, Venezia, 2019. Scattata da Enrico Fiorese. https://www.tba21.org/#item–academy–1819, consultato il 23 giugno 2020.

La pratica del decentramento

Braidotti, nel suo testo del 2014, suggerisce una soluzione per affrontare l’antropocentrismo: vale a dire la defamiliarizzazione, una pratica umana che consiste nell’allontanamento graduale da ciò che è familiare attraverso un disapprendimento di abitudini e prassi di vita consolidate,33Rosi Braidotti, Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte, DeriveApprodi, Roma, 2014, p. 178.
che sono diventate e rischiano ancora di diventare forme di potere quali maschilismo, razzismo, classismo, eurocentrismo ecc.44Gilles Deleuze, Félix Guattari, L’anti-Edipo. Capitalismo e schizofrenia, Einaudi, Torino, 1975.
La defamiliarizzazione «richiede al soggetto una sorta di estraniazione e di riposizionamento radicali».55Braidotti, cit., p. 177.
Si tratta infatti di decostruire, in chiave storico-critica, le proprie abitudini e le logiche di potere che le hanno generate, prendendo coscienza dei privilegi che garantiscono e hanno storicamente garantito all’uomo enorme potere per tutta la durata della sua presenza sulla Terra. In questo senso, la defamiliarizzazione diviene una pratica del pensiero che mira a portare il soggetto a posizionarsi in queste dinamiche di potere e nelle relazioni che intercorrono tra sé e l’altro. Posizionarsi significa notare il privilegio in cui si vive e capire come questo abbia garantito nella storia una voce, che non è invece stata assicurata ad altri soggetti, che per questa ragione consideriamo non narranti. Voce che ha fatto dei soggetti dominanti i costruttori di storie ed epistemologie create con la pretesa che fossero universali.

Esemplificazione grafica del gioco della matassa: “Multispecies Cat’s Cradle”, Nasser Mufti, 2011. Immagini “Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto”, Donna Haraway.

Successivo al posizionamento è il decentramento, ovvero l’allontanamento da queste relazioni gerarchiche che hanno privilegiato l’umano, volto a raggiungere una visione post-antropocentrica. In proposito, Braidotti affronta la questione di come perdere le abitudini familiari del pensiero e della rappresentazione, per riuscire a scorgere nuove vedute e inedite alternative creative, sino ad arrivare a un oltrepassamento dei confini dell’antropocentrismo, e acquisire così uno sguardo planetario.

Per delineare la questione ambientale, diviene allora fondamentale comprendere la soggettività che ogni essere umano ha praticato nel corso della propria esistenza. Guattari propone un ribaltamento di queste vecchie logiche e valori obsoleti, nel tentativo di scongiurare, “con tutti i mezzi possibili”, «la crescita entropica della soggettività dominante»,66Félix Guattari, Le tre ecologie, Sonda, Alessandria, 2019, p. 61.
per poter finalmente immaginare una nuova collettività quale tessuto di relazioni tra tutti i viventi, sino a giungere a un’ecologia che si manifesta come «affermazione di tutte le forme e maniere di esistenza minoritarie».77Ivi, quarta di copertina.

Le relazioni si basano su un’incessante sperimentazione.

Professando la pratica della defamiliarizzazione del pensiero unico, Braidotti prospetta un mondo in cui tutti gli esseri viventi abbiano uguale importanza e, in questo senso, l’emergenza ecologica che stiamo vivendo non verrebbe più vista come un fardello di cui l’essere umano debba occuparsi per trovare una soluzione, ma le urgenze ecologiche sarebbero invece percepite come il prodotto del pensiero antropocentrico, praticato dall’umano, e come il risultato di una fluida evoluzione del rapporto impari, strutturatosi nel corso dei secoli, tra tutti gli esseri viventi e che, ora più che mai, andrebbe analizzato e affrontato in modo da cambiarne le premesse. Braidotti mira a spingere il suo lettore ad acquisire uno sguardo decentrato“…Braidotti mira a spingere il suo lettore ad acquisire uno sguardo decentrato” per rendere pensabile una Terra in quanto spazio in potenza e in divenire nel momento in cui esseri antropomorfi, zoomorfi e fitomorfi convivono in una rete di relazioni. C’è infatti sempre bisogno di una varietà di “giocatori” umani e non umani per dare vita a nuove forme di convivenza tra esseri che possano così affrontare insieme i problemi scaturiti dall’antropocentrismo e arrivare a pensare e creare modelli alternativi all’Antropocene. Queste nuove forme di convivenza si presenterebbero come relazioni fondate sulla coabitazione, il mutuo rispetto e la capacità di apprendere dall’altro. Rapporti fluidi in continuo divenire. In questo senso, Braidotti usa il termine “divenire” per riferirsi a un continuo aggiustamento dei diversi elementi coesistenti che si influenzano e guidano vicendevolmente, trasformandosi insieme in una crescita continua. Divenire inteso dunque come possibilità, potenzialità e infinità di assetti possibili dati dalle relazioni tra le diverse soggettività, le quali si incontrano e creano legami fondati su un carattere non funzionale ed economicamente fruttuoso, ma puramente relazionale. Si tratta, per usare le parole di Haraway, di favorire rapporti molteplici e di creare insieme un processo che sia il «con-divenire l’uno insieme all’altro in una staffetta sorprendente».88Donna Haraway, Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto, NOT, Roma, 2019, p. 18.
Anche Haraway, infatti, riconosce la necessità «radicale di ragionare insieme in modo nuovo, attraverso le differenze di posizionamento storico e con forme diverse di conoscenza ed esperienza».99Ivi, p. 27.

Le relazioni, poste in questo processo in divenire, si basano pertanto su un’incessante sperimentazione. Gli individui di tutte le specie sono così spinti a sperimentare insieme, con resistenza e intensità, vari e nuovi modelli di soggetto e soggettività, tentando di co-costruire schemi inediti in grado di sfuggire all’antropocentrismo e alle leggi del profitto, per arrivare, attraverso uno sguardo totale, a concepire alternative possibili alle premesse che hanno generato l’Antropocene. Il processo così strutturato di defamiliarizzazione delle abitudini e di successivo decentramento prevede una presa di coscienza del singolo individuo attraverso un pensiero che non è discorsivo, bensì pragmatico, che si traduca immediatamente in azione.

Con il suo intervento, Braidotti pone le basi per concepire e, soprattutto, costruire un mondo ecosofico, termine guattariano per indicare l’estensione dell’etica e della politica a tutte le specie viventi,1010Guattari, cit., p. 13.
un pianeta dunque in cui la vita interagisce finalmente con la vita.

Joan Jonas in “Waltz”, 2003, Nuova Scozia. https://www.e-flux.com/announcements/29009/joan-jonas/, consultato il 23 giugno 2020

 

La costruzione di un mondo ecosofico nel lavoro di TBA21–Academy e nella ricerca di Joan Jonas

È proprio sulla scia del decentramento del pensiero unico che si muovono fondazioni come TBA21–Academy e pratiche artistiche come quella di Joan Jonas. TBA21 è un’associazione fondata nel 2002 da Francesca Thyssen-Bornemisza a Vienna. L’associazione si occupa di commissionare progetti artistici multidisciplinari a partire dal presupposto che l’arte abbia la forza intrinseca di influenzare la comunità, e in quanto tale possa essere sfruttata a scopi educativi.

Joan Jonas in “They Come to Us without a Word”, 2015, Venezia. Scattata da Moira Ricci.

A partire perciò da un interesse climatico e ambientale, nel 2011 TBA21 si amplia, dando vita a TBA21-Academy. La nuova estensione della fondazione viennese nasce con l’obiettivo di indagare, attraverso scienza e cultura, gli effetti biologici dell’irruenza umana negli oceani e di alfabetizzare la collettività sulla situazione ecologica dei mari attraverso un’agenda di proposte culturali. Nello specifico, Academy lavora su una piattaforma marittima che ospita artisti, scienziati e pensatori, mettendoli in relazione tra loro e facendoli discutere sulle principali tematiche ecologiche, sociali ed economiche della nostra èra. Tramite queste spedizioni in mare e le collaborazioni che si costituiscono sulla piattaforma oceanica, l’Academy intende creare, attraverso la lente delle arti, modalità di interpretazione delle urgenti questioni climatiche che interessano gli oceani nel XXI secolo, e di proporre questi risultati alla cittadinanza offrendo percorsi didattici e culturali all’interno di istituzioni quali musei e fondazioni. Dal 2019 viene così fondata presso la Chiesa di San Lorenzo l’ambasciata dell’Academy, Ocean Space, a Venezia, città-isola la cui storia è da sempre caratterizzata dal fragile equilibrio tra azione umana e natura. «Lo spazio offre a TBA21-Academy la possibilità di divulgazione e di realizzazione di programmi educativi su misura per la comunità di Venezia, progettati per connettere ulteriormente la città e suoi abitanti con l’oceano».1111Markus Reymann (Germania, 1976), direttore di TBA21–Academy, co-fondatore e direttore di Ocean Space, in Silvia Conta, Ocean Space, Venezia: al via i progetti online di “La Città Riflessa”, «Exibart», 24 aprile 2020.

“All Bleeding Stops Eventually”, Will Benedict, 2019. Still da video. https://vimeo.com/362805721, consultato il 23 giugno 2020

Ocean Space si presenta ufficialmente a Venezia nel marzo 2019, con l’inaugurazione della mostra Moving Off the Land II (24 marzo – 29 settembre 2019), presso la Chiesa di San Lorenzo. Qui viene esposto il frutto di tre anni di ricerche effettuate dall’artista statunitense Joan Jonas in collaborazione con Luma Foundation negli acquari di tutto il mondo e nelle acque al largo della costa giamaicana. Ricerche attuate per mostrare la complessità della biodiversità oceanica e la condizione floristica e faunistica di questi habitat rispetto all’invasione umana che hanno subito. La mostra presenta sculture, disegni, installazioni video, installazioni sonore e l’appuntamento di una performance dell’artista stessa, con l’obiettivo di realizzare, attraverso l’intersezione di vari linguaggi artistici, molteplici livelli che agiscono e interagiscono sino a creare uno spazio e un tempo multipli. Si viene così a creare una fitta trama di intrecci come appunto è quella oceanica, caratterizzata dalla sua biodiversità. Entrare nell’opera di Jonas significa infatti attraversare molteplici percorsi visivi e sonori che l’artista ha collezionato, curato e messo a punto lungo il suo periodo di attività.1212Flavia Culcasi, Joan Jonas. Dalla performance al video e ritorno, «Artribune», 27 luglio 2015.
Percorsi che si intersecano in quella che Haraway definirebbe il gioco della matassa: «Si tratta, per farla breve, di trovare nuovi sentieri per il pensiero. Haraway li chiamerebbe dei “corridoi linguistici” per la sopravvivenza della specie».1313Haraway, cit., p. 8.
Viene così a delinearsi un gioco fatto di trasmissioni e restituzioni di fili e figure che si aggrovigliano dando vita a nuovi modelli1414Ivi, p. 37.
che conducono chi vi gioca a vedere qualcosa di nuovo. In questa pratica, infatti, i fili e i tracciamenti che emergono non creano percorsi definiti su cui immettersi, ma sollecitano ad andare oltre, a completare quell’idea che qui appare solo nel suo divenire.1515Ivi, p. 17.

“All Bleeding Stops Eventually”, Will Benedict, 2019. Still da video. https://vimeo.com/362805721, consultato il 23 giugno 2020.

Seguendo il suo tipico approccio operativo, Jonas intreccia e mescola testi di scrittori che si sono occupati di raccontare il mare, come quelli di Herman Melville, con scritti divulgativi e scientifici, come quelli della biologa Rachel Carson o della naturalista Sy Montgomery, sovrapponendo, nell’esposizione, diversi codici linguistici. Una compenetrazione di linguaggi scientifici, culturali, letterari e artistici che ricorda, almeno nell’approccio, i tentativi di intersezione e sperimentazione proposti da Braidotti.

Da sempre, Jonas si occupa, attraverso la sperimentazione del proprio corpo, di analizzare come lo stesso entri in relazione con l’ambiente circostante; questi studi inizialmente l’hanno impegnata in pratiche teatrali e di danza, conducendola ad attuare operazioni come Beach Piece, la sua prima performance all’aperto organizzata a Long Island nel 1970. In questa occasione alcuni performer uscivano dalle dune sabbiose presenti sulla costa, come fossero presenze, mentre il pubblico era invitato a osservarli da lontano, stando sulla melma.

«L’idea di come la nostra percezione dell’immagine e del movimento è alterata dalla distanza. Alcuni di noi hanno performato una serie di movimenti e segnali coreografati con semplici attrezzi, quali un cerchio di metallo di due metri […]. Il pubblico si trovava a un quarto di miglio di distanza. I performer si trovavano in punti diversi».1616Joan Jonas, in Rebecca Howe Quaytman, Joan Jonas, «Interview», 10 dicembre 2014.

La consuetudine dell’artista di utilizzare il proprio corpo quale strumento per esperire l’ambiente circostante in relazione agli altri esseri viventi presenti ci porta a ricondurre il concetto di “embodiment”,1717Traducibile con “personificazione”, “incarnazione”, “incorporamento”.
introdotto da Braidotti, alla pratica performativa di Jonas. Con tale termine ci riferiamo a come il corpo, attraverso la sua esperienza del mondo e il suo vissuto, apprenda in maniera inconscia dall’ambiente in cui sta e vive. Per questi motivi il corpo e il suo esperire l’esteriorità, le sue percezioni del mondo, sono fondamentali per raggiungere una visione planetaria e decentrata radicata nella prassi del pensiero.

“All Bleeding Stops Eventually”, Will Benedict, 2019. Still da video. https://vimeo.com/362805721, consultato il 23 giugno 2020.

In questa ottica si possono citare anche esempi più recenti delle operazioni di Jonas, come la sua performance1818Waltz, 2003, Nuova Scozia. Video, 7,03 minuti, colori e audio.
tenuta nel 2003 sulle spiagge della Nuova Scozia, in Canada. Qui, insieme al suo cane – da Jonas considerato amico e compagno di avventure1919Come per Donna Haraway, anche per Joan Jonas il cane con il quale convive è davvero un compagno di avventure in quanto essere vivente considerato al pari degli uomini, e non un “composto natural-culturale” (termine in Braidotti, cit., p. 139) sul quale l’essere umano proietta sé stesso o le proprie abitudini, come il concetto stereotipato di fedeltà legato al cane. Tale argomento è affrontato da Haraway nel testo When Species Meet, University of Minnesota Press, 2013.
–, interpreta alcune “ghost stories” della tradizione canadese, costruendo nuove trame e legami tra sé e il contesto. L’artista si muove in un percorso che la vede inizialmente su un prato, poi tra la sabbia e le rocce adiacenti al mare, dove, insieme al suo cane, interagisce con l’ambiente e le sue manifestazioni, quali il rumore e la forza del vento che batte sui suoi vestiti percuotendoli con violenza. Video che rimanda alla sua prima performance del 1968,2020Video 16 mm, 5,37 minuti, bianco e nero, senza audio.
Wind.

“Moving off the Land II”, 2019, Venezia.

Vediamo Jonas infine attiva anche Venezia, in occasione della Biennale del 2015, All the World’s Futures, curata da Okwui Enwezor, per la quale si occupa di allestire il Padiglione degli Stati Uniti con They Come to Us without a Word. Il padiglione, in modo simile a come sarà allestita la mostra del 2019 presso Ocean Space, si occupava di unire diversi linguaggi artistici, tra cui installazioni video, documenti e performance, per creare un quadro complesso e completo di come l’uomo invada gli ambienti naturali e i suoi abitanti, dai pesci alle api, senza pensare ai risvolti delle sue azioni, attuando dunque comportamenti radicati nel paradigma antropocentrico. Il padiglione intendeva quindi presentare ai visitatori uno sguardo sulla condizione ambientale ed ecologica, offrendo l’occasione di contemplare una possibile defamiliarizzazione, dunque un riposizionamento della propria logica di pensiero e un successivo decentramento della stessa, nella prospettiva di poter pensare a un futuro mondo ecosofico.

“Moving off the Land II”, 2019, Venezia.

Negli ultimi anni, TBA21–Academy, a Venezia, ha proseguito le ricerche e gli studi sulla condizione oceanica attuando programmi e spedizioni a bordo della piattaforma marina. La fondazione ha commissionato ricerche scientifiche e artistiche ad autori come Will Benedict e Ingo Niermann. Entrambi hanno così prodotto due video che spiegano, attraverso un uso differente del medium artistico, la situazione emergenziale degli oceani e l’approccio della fondazione alla ricerca.

Nel settembre 2019 Ocean Space ha inoltre presentato il video All Bleeding Stops Eventually di Benedict durante il convegno The Current II: Phenomenal Ocean, ancora presso la Chiesa di San Lorenzo. Il lavoro, diviso in sei parti, mostra le immagini di un sole, una luna e quattro animali che raccontano la propria condizione esistenziale in un mondo antropocentrico, e pronunciano una serie di avvertimenti rivolti all’essere umano, alternati a una musica apocalittica finalizzata a creare, nello spettatore, un intenso impatto emotivo da fine del mondo.

Niermann ha prodotto invece un video, più narrativo rispetto al precedente, che mostra le ricerche in mare condotte durante la spedizione marittima2121Spedizione avvenuta dal 14 al 28 aprile 2019 sulla piattaforma oceanica di TBA21–Academy. Le ricerche sono state guidate da Chus Martinez (Ponteceso, 1978), curatrice d’arte.
The Solomon Exercises. Sea Lover espone la modalità di inchiesta negli oceani attuata dall’Academy2222Il video di Ingo Niermann è stato il primo video a essere caricato sull’archivio online di Ocean Space, Ocean Archive, da allora usato come raccolta dati ufficiale della Fondazione: https://ocean-archive.org/view/730, consultato il 27 giugno 2020.
e come si struttura la collaborazione tra i partecipanti della spedizione, tra cui vi sono stati anche l’artista visuale Ana María Millán, Francesca Thyssen-Bornemisza e Markus Reymann, direttore di TBA21–Academy, co-fondatore e direttore di Ocean Space.

Joan Jonas in “Moving off the Land II”, 7 maggio 2019, Venezia. https://www.ocean-space.org/it/activities/joan-jonas-performance-moving-off-the-land-ii

 

Conclusioni

È attraverso approcci culturali come quello di TBA21–Academy e di Ocean Space, e a pratiche simili a quelle di artisti come Jonas, Benedict e Niermann, che si realizzano in modo pragmatico le proposte delineate nel testo di Braidotti. Ocean Space si fonda infatti sull’intento di trasformare il modo di pensare alle questioni ecologiche, oltrepassando la monodisciplinarietà per far fronte alle questioni più urgenti che riguardano gli oceani.2323Markus Reymann in https://www.ocean-space.org/it/support, consultato il 23 giugno 2020.
Similmente, in una mostra come Moving Off the Land II siamo in grado di riconoscere una nitida esemplificazione del gioco della matassa di harawayana memoria, attraverso l’intreccio di storie, racconti e visioni che propongono, in chiave inedita, nuovi modelli di vita che i soggetti sono invitati ad accogliere, nel contesto di una Terra ferita e vulnerabile,2424Haraway, cit., p. 30.
per far fronte all’emergenza ambientale. Le pratiche di Jonas, Benedict e Niermann propongono infine un racconto dell’Antropocene in cui l’essere umano è chiamato a ripensarsi e a ripensare, oltre che ai propri privilegi, alle concrete modalità di azione per affrontare il problema, attuando così un decentramento dal modo tradizionale di rapportarsi al mondo e all’ambiente, per giungere finalmente a uno sguardo ecocentrico del pianeta in cui viviamo.

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"Information is power. But like all power, there are those who want to keep it for themselves. But sharing isn’t immoral – it’s a moral imperative” (Aaron Swartz)

di Anita Fonsati
  • Nata a Ferrara nel 1997. Laureata in Economia e Gestione dei Beni e delle Attività Culturali presso Università Ca’ Foscari di Venezia. Attualmente iscritta al biennio di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. La sua ricerca curatoriale verte alla ridefinizione del rapporto che intercorre tra l’arte contemporanea e le questioni sociali.
Bibliography

Braidotti Rosi, Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte, DeriveApprodi, Roma, 2014.

Chakrabarty Dipesh, The Climate of History: Four Theses, «Critical Inquiry», 35, 2009, pp. 197-222.

Conta Silvia, Ocean Space, Venezia: al via i progetti online di “La Città Riflessa”, «Exibart», 24 aprile 2020.

Culcasi Flavia, Joan Jonas. Dalla performance al video e ritorno, «Artribune», 27 luglio 2015.

Deleuze Gilles, Guattari Félix, L’anti-Edipo. Capitalismo e schizofrenia, Einaudi, Torino, 1975.

Guattari Félix, La Cecla Franco, Le tre ecologie, Sonda, Alessandria, 2019.

Haraway Donna, Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto, NOT, Roma, 2019.

Haraway Donna, When Species Meet, University of Minnesota Press, 2013.

Howe Quaytman Rebecca, Joan Jonas, «Interview», 10 dicembre 2014.

http://www.treccani.it/enciclopedia/antropomorfismo/, consultato il 20 giugno 2020.

https://www.tba21.org/#item–foundation–1047, consultato il 21 giugno 2020.

https://www.ocean-space.org/it/mostre/joan-jonas-moving-off-land, consultato il 21 giugno 2020.

http://joanjonasvenice2015.com, consultato il 22 giugno 2020.

https://www.ocean-space.org/it/activities/joan-jonas-performance-moving-off-the-land-ii, consultato il 23 giugno 2020.

https://www.ocean-space.org/it/support, consultato il 23 giugno 2020.

https://www.ocean-space.org/it/, consultato il 26 giugno 2020.

https://www.luma-arles.org/en/luma/about/About-Luma.html, consultato il 26 giugno 2020.

https://vimeo.com/362805721, consultato il 26 giugno 2020.

https://ocean-archive.org/view/730, consultato il 27 giugno 2020.

https://ocean-archive.org/collection/30, consultato il 27 giugno 2020.