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Riprogettare il maschio: la sfida ecoqueer al Maschiocene
Project, 14 June 2021
Podcast/talk

Riprogettare il maschio: la sfida ecoqueer al Maschiocene

KABUL presenta una tavola rotonda per indagare i rapporti tra l’attuale crisi ambientale e i sistemi di oppressione dell’Antropocene ed elaborare nuove narrazioni della maschilità.

Lo scorso venerdì 3 giugno, in occasione del Pride Month 2021, abbiamo presentato, in collaborazione con Accademia Unidee e Spazio Hydro, l’evento “Riprogettare il maschio: la sfida ecoqueer al Maschiocene”, un incontro online per indagare i rapporti tra l’attuale crisi ambientale e i sistemi di oppressione dell’Antropocene.

Originariamente confinata all’interno del contesto accademico e scientifico, la discussione sull’Antropocene è oggi estesa non solo ai diversi ambiti di interessi e ricerca extra-accademici, ma persino sui nostri mezzi di comunicazione di massa, spesso trattata su questi ultimi con superficialità o eccessivo sensazionalismo. 

Attraverso questo termine, coniato negli anni ’80 dal biologo Eugene Stoermer e poi diffuso nel 2000 dal nobel per la chimica Paul Crutzen, ci riferiamo convenzionalmente all’inizio di una nuova epoca geologica, successiva all’Olocene, in cui l’ambiente terrestre si trova condizionato su scala locale e globale dagli effetti della cosiddetta “forza antropogenica”, vale a dire dall’insieme di tutte quelle attività umane (come l’agricoltura, l’allevamento, l’industrializzazione e, in generale, tutte le attività estrattive) che hanno trasformato il profilo geologico e climatico del nostro pianeta.

La diffusione capillare di tale termine all’interno degli ambiti eterogenei della sociologia, della filosofia, dell’arte e della cultura ha spinto, soprattutto negli ultimi due decenni, diverse autrici e autori ad attenzionare aspetti della questione antropocenica almeno inizialmente tralasciati e messi da parte nel dibattito internazionale.

Secondo alcuni ricercatori, infatti, il termine suggerirebbe un’interpretazione degli esseri umani come tutti parimenti responsabili e in egual misura delle trasformazioni geologiche e climatiche del nostro pianeta, non tenendo conto in questo modo dell’analisi delle relazioni di potere e dei diversi rapporti di forza esercitati nello scacchiere geopolitico globale.

La postulazione di una colpa universale dell’uomo (in quanto specie) ignorerebbe le ragioni storiche e sociali sottese, incentivando così un processo di deresponsabilizzazione collettiva e ignorando del tutto il discorso sui modelli culturali e sociali tramite cui l’essere umano si è sviluppato durante le diverse epoche.

Questo è ciò che ha notato, per esempio, il sociologo statunitense Jason W. Moore, quando ha introdotto il termine Capitalocene per indicare un’epoca geologica avviata con la nascita del sistema capitalistico, con le sue polarizzazioni tra oppressi e oppressori, colonizzati e colonizzatori, e con tutte le attività estrattive e di sfruttamento intensivo che ci hanno rapidamente condotto alla sesta estinzione di massa.

Si avvicina a questa prospettiva anche Donna Haraway, quando interviene a proposito di Piantagionocene per focalizzare l’attenzione sui danni causati all’ecosistema terrestre dalla diffusione delle piantagioni monocolturali da parte dell’Occidente, o ancora quando a tutte le summenzionate epoche geologiche contrappone la proposta di uno Chthulucene, vale a dire un’epoca in cui le soggettività umane e non umane possano influenzarsi e co-costituirsi a vicenda in meccanismi di intra-azione.

Considerate queste premesse, un ulteriore aspetto correlato alla questione antropocenica e non ancora sufficientemente dibattuto riguarda invece l’intreccio dei rapporti di dominio che si basano su genere, orientamento sessuale, etnia e classe, tutti aspetti che in occasione del nostro incontro sono stati affrontati per delineare la proposta di un nuovo e ulteriore termine geologico da aggiungere a quelli citati, ossia: Maschiocene.

Il termine è traduzione dell’inglese Manthropocene, utilizzato nel 2017 all’interno di un testo di Giovanna Di Chiro – Welcome to the white (M)Anthropocene (presto in stampa in italiano per KABUL Editions) –, e si riferisce all’epoca del soggetto storicamente egemone (appunto il maschio, bianco, cis ed eterosessuale) protagonista, di fatto, del sistema di sfruttamento e distruzione delle risorse incarnato dal capitalismo globale, e quindi imputabile come principale responsabile della crisi ecologica in atto. 

Tuttavia, il concetto di Maschiocene non svela un rifiuto della maschilità in termini di per sé assoluti, ma la messa in crisi e in discussione di uno specifico modello di maschilità. Seguendo questa prospettiva, affermare il Maschiocene non significa pertanto distruggere o rifiutare “il maschio”, ma appunto reinventare e riformare la maschilità tramite la produzione di immaginari alternativi a quelli finora assunti e attraverso contro-narrazioni che siano in grado di scardinare ogni forma di essenzialismo biologico e di polarizzazione dei generi, da cui derivano pregiudizi, stereotipi e discriminazioni sociali.

Grazie all’apporto di studi teorici quali l’ecofemminismo e la queer ecology e attraverso le enormi potenzialità immaginative della science fiction e della sottocultura del gaming, decostruire e riassemblare la maschilità può pertanto rivelarsi un esercizio utile per immaginare mondi nuovi e proporre alternative concrete per una più variegata e inclusiva narrazione dei generi.

Potete recuperare l’audio dell’incontro qui e qui; e qui il video


Hanno partecipato all’evento:

Aurelio Castro è ricercatore post-doc e professore a contratto all’Università di Bologna, dove studia l’orientamento sessuale, le bisessualità, le narrazioni e le maschilità. Tiene dei corsi sulla riduzione di pregiudizi e disuguaglianze, usando anche il gioco di ruolo. Da attivista queer fa divulgazione e formazione sui suoi temi di ricerca presso enti e associazioni.

 

Marta Palvarini è co-fondatrice della casa editrice Asterisco Edizioni, autrice del gioco di ruolo “Dura-Lande” e curatrice dell’antologia critica sui sistemi ludici “Fuori dal Dungeon”. Da attivista transfemminista, si concentra sull’analisi dell’intersezione tra culture digitali, cultura pop e questioni di genere.

 

Veronica Sicari è avvocata presso il Foro di Catania. Ha di recente conseguito il Master in diritto dell’ambiente e gestione del territorio dell’Università degli Studi di Catania. È autrice, tra gli altri, di KABUL magazine. Femminista, interessata alla tutela delle donne e dell’ambiente, collabora con il Centro Antiviolenza di Catania e si occupa prevalentemente di reati endofamiliari, di diritto minorile e degli aspetti civilistici del diritto di famiglia.  

Con la partecipazione degli studenti di Accademia Unidee: Nicholas Ferrara e Annalisa Zegna.

Qui di seguito la “bibliografia” con i testi scelti e selezionati dagli ospiti per approfondire le ricerche e gli argomenti trattati durante il talk.


AA. VV., Earthbound. Superare l’Antropocene, KABUL Editions, seconda edizione, in corso.

AA. VV., Marta Palvarini (a cura di), Fuori dal dungeon. Genere, razza e classe nel gioco di ruolo occidentale, Asterisco Edizioni, Milano, 2020.

Rachele Borghi, Decolonialità e privilegio. Pratiche femministe e critiche al sistema mondo, Meltemi, Sesto S. Giovanni, 2020.

Aurelio Castro, Playing is sharing. La condivisione e il tempo libero nelle reti sociali di gioco, «Archivio antropologico mediterraneo», XXII, 21, 2019.

Aurelio Castro, Dany Carnassale, Loving More Than One Color: Bisexuals of Color in Italy Between Stigma and Resilience, «Journal of Bisexuality», 19:2, 198-228, 2019.

Caroline Criado-Perez, Invisibili. Come il nostro mondo ignora le donne. Dati alla mano, Einaudi, Torino, 2020.

Silvia Federici, Caccia alle streghe, guerra alle donne, Nero, Roma, 2020.

Silvia Federici, Women, Land Struggles, and the Reconstruction of the Commons, «WorkingUSA. The Journal of Labor and Society», 2011.

Cordelia Fine, Testosterone Rex Myths of Sex, Science, and Society, WW Norton & Co, 2018.

Donna Haraway, Staying with the Trouble: Making Kin in the Chululucene, Duke University Press, 2016.

Wangari Maathai, La religione della terra. Amare la natura per salvare noi stessi, Sperling & Kupfer, Milano, 2011.

Caterina Molteni, Contro l’Antropocene: il Capitalocene, «KABUL magazine», 2016.

Marta Palvarini, Critters RPG – An eco-fantasy roleplaying game of kins and troubles, «NOT», 2020.

Marta Palvarini, Il laboratorio dei sogni? È il gioco della matassa, «Leggendaria», 143, Roma, 2020.

Annalisa Prestianni, Il sesso degli scheletri. La manipolazione dei corpi e la colonizzazione dello spazio preistorico, «KABUL magazine», 2021.

Gina Rippon, Gender and Our Brains: How New Neuroscience Explodes the Myths of the Male and Female Minds, Random House, USA, 2019.

Veronica Sicari, Ecofemministe contro il patriarcato, «KABUL magazine», 2020.

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