Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
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Il Numogramma Decimale

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Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

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Rappresentare l’alterità decostruendo l’identità
Magazine, PEOPLE – Part II - Gennaio 2019
Tempo di lettura: 14 min
Ana Laura Espósito

Rappresentare l’alterità decostruendo l’identità

Strategie curatoriali post-identitarie contro la minaccia del patronato ideologico: gli esempi della 10ª Berlin Biennale, di Manifesta 12 e della 57ª Biennale di Venezia.

Berlin Biennale 2018, We don’t need another hero, Grada Kilomba, ILLUSIONS, Vol. II, OEDIPUS, 2018, courtesy Grada Kilomba, photo: Kathleen Kunath. «Von Falkenhausen apprezzava particolarmente questa strategia curatoriale ‘post-identitaria’ segnalando in modo contundente la necessità di riaffermare “il diritto degli artisti di essere liberi di lavorare come meglio credono senza essere inscatolati dai doveri di rappresentare un’identità o una causa”».

 

«Il proprio di una cultura è di non essere identica a se stessa. Non di non avere identità, ma di non potersi identificare, dire “io” o “noi”, di poter prendere la forma del soggetto solo nella non-identità a sé o, se preferite, nella differenza con sé».
(Jacques Derrida, Oggi L’Europa, Garzanti, Milano, 1991)

Verso un’arte post-identitaria?

Nell’articolo pubblicato su «Frieze» e intitolato Are Todays Art Biennials Facing an Impasse?, la critica e storica dell’arte Susanne von Falkenhausen, oltre a prendere posizione su questioni nodali che riguardano il sistema dell’arte – per esempio il ruolo di alcune manifestazioni artistiche che, più che scenari di ricerca, si sono trasformate in strumenti di marketing al servizio delle città –, offre una lettura intelligente delle biennali di Berlino e Manifesta 12, rimettendo al centro la questione dell’identità. Von Falkenhausen rimarca con entusiasmo l’approccio di Gabi Ngcobo, curatrice della 10ª Berlin Biennale We dont need another hero, che con il proposito di «affrontare le incessanti ansie perpetuate da un disprezzo ostinato per le soggettività complesse»,1110th Berlin Biennale for Contemporary Art, “About”, cons. 10/10/2018.
tentava di superare gli stereotipi e le tendenze a esotizzare ciò che appartiene a culture non occidentali. Von Falkenhausen apprezza particolarmente questa strategia curatoriale “post-identitaria” – anche se non del tutto condiscendente (vista soprattutto la complessità dell’argomento) –, pur segnalando in modo contundente la necessità di riaffermare «il diritto degli artisti di essere liberi di lavorare come meglio credono senza essere inscatolati nel dovere di rappresentare un’identità piuttosto che un’altra». La rimessa in campo di questo dibattito ci riporta ancora una volta alla complessa questione dell’«identità culturale». Seppure la critica alla concezione di «identità integrale, originaria e unificata»22S. Hall, Introducción: ¿quién necesita “identidad”?, in S. Hall, P. Du Gay, Cuestiones de identidad cultural, Buenos Aires, Amorrortu, 2003, p. 13.
ormai dovrebbe essere stata superata – alla luce della decostruzione a cui sono stati sottoposti gli essenzialismi –, l’idea di un’identità primordiale e uniforme sussiste ancora oggi nei ragionamenti e nelle argomentazioni che permeano l’opinione pubblica e non solo. Prendendo in esame strategie critiche e curatoriali tuttora molto diffuse, è evidente che gli stereotipi angusti e le concezioni dualistiche siano ancora molto presenti: talora con il pretesto di agevolare informazioni destinate agli opuscoli; a volte, invece, per aggiungere dettagli pittoreschi. Ciò purtroppo comporta sempre, nell’esposizione di idee e fenomeni, un’eccessiva semplificazione del linguaggio e una riduzione a opposizioni dualistiche di questioni in origine ricche di sfaccettature. Se Ngcobo, oltre a realizzare una selezione di artisti e di opere che trascendono le consuete etichette e schematizzazioni, «ha enfatizzato questo approccio post-identitario non fornendo informazioni sul luogo e l’anno di nascita degli artisti o sulla loro formazione»33Cf. Von Falkenhausen, cit.
– evitando così pregiudizi –, non è forse il momento di riconsiderare l’efficacia e la pertinenza di progetti espositivi che si fondano su una nozione di identità unitaria e omogenea? Di un’identi