Pierre Huyghe, Exomind, 2017.
Archive: Filter by: All
Close
All
Digital Library
Editions
Magazine
Projects
alterità
attivismo
biopolitica
critica d'arte
critica ecologica
filosofia politica
intersezionalità
massmedia
neuroscienze
nuove utopie
postcolonialismo
postumanesimo
queer
sottoculture
studi culturali
studi di genere
studi sociali
studi vocali
tecnologie
Cybernetic Culture Research Unit

Il Numogramma Decimale

H.P. Lovercraft, Arthur Conan Doyle, millenarismo cibernetico, accelerazionismo, Deleuze & Guattari, stregoneria e tradizioni occultiste. Come sono riusciti i membri della Cybernetic Culture Research Unit a unire questi elementi nella formulazione di un «Labirinto decimale», simile alla qabbaláh, volto alla decodificazione di eventi del passato e accadimenti culturali che si auto-realizzano grazie a un fenomeno di “intensificazione temporale”?

K-studies

Hypernature. Tecnoetica e tecnoutopie dal presente

Avery Dame-Griff, Barbara Mazzolai, Elias Capello, Emanuela Del Dottore, Hilary Malatino, Kerstin Denecke, Mark Jarzombek, Oliver L. Haimson, Shlomo Cohen, Zahari Richter
Nuove utopieTecnologie

Dinosauri riportati in vita, nanorobot in grado di ripristinare interi ecosistemi, esseri umani geneticamente potenziati. Ma anche intelligenze artificiali ispirate alle piante, sofisticati sistemi di tracciamento dati e tecnologie transessuali. Questi sono solo alcuni dei numerosi esempi dell’inarrestabile avanzata tecnologica che ha trasformato radicalmente le nostre società e il...

Le massacre du printemps
Magazine, LOCUS - Part II - Maggio 2021
Tempo di lettura: 1 min
Mathilde Rosier

Le massacre du printemps

La cover di LOCUS Part II, no. 22 di KABUL magazine.

Mathilde Rosier, Le massacre du printemps, 2019 (still da video).

 

Le massacre du printemps, videoinstallazione dell’artista francese Mathilde Rosier, parte della collezione del Museo Madre, è una reinterpretazione di Le sacre du printemps, balletto con le musiche di Igor Stravinsky, creato da Vaslav Nijinsky per i Balletti Russi nel 1913. L’opera mette in discussione il rapporto tra essere umano e ambiente, collegando l’atto di adorazione della terra a quello del suo successivo sfruttamento. I danzatori disegnano coreografie aeree sullo sfondo di tre diversi luoghi della regione Campania – le serre dell’area vesuviana, il porto della città di Napoli e l’ex sito industriale di Bagnoli – e da contadini si trasformano in spighe, per sottolineare il legame inestricabile tra il destino dell’umanità e quello della natura nel suo insieme.